Giorgio Cutini Canto delle stagioni in mostra a Ancona. Sino al 30 settembre, la Mole Vanvitelliana di Ancona, ospita la mostra Giorgio Cutini. Canto delle Stagioni. E’ una grande antologica dedicata al fotografo perugino, uno dei protagonisti più significativi della ricerca fotografica italiana, che ne ripercorre alcune tappe essenziali. In visione oltre duecento foto fruibili dal pubblico.
Giorgio Cutini Canto delle stagioni in mostra a Ancona. Questa esposizione di natura antologica copre, tutto l’arco dell’opera di questo fotografo, ed è pensata come percorso di introspezione artistica e umana assolutamente personale, ma anche un viaggio universale dello sguardo dell’artista attraverso le età dell’uomo.
Cutini nasce fotografo, precocemente concentrato su una fotografia di ricerca

Cutini nasce fotografo, precocemente concentrato su una fotografia di ricerca, attenta alle potenzialità espressive del mezzo tecnico, e del processo di stampa. Fondamentale per capire il suo percorso artistico comprendere la fase del recupero del cosiddetto fotogramma di scarto.
Cutini nel 1974 si interessa al primo tratto della pellicola fotografica del rullino

Sconvolto dalle “verifiche” di Ugo Mulas, nel 1973-74 Cutini si interessa al primo tratto della pellicola fotografica del rullino, quello che raccoglie gli scatti involontari. Sono questi frammenti, che documentano un evento visuale libero e non governato dagli stereotipi, non condizionato.
Cutini e l’esperienza concettuale

Cutini dall’esperienza concettuale, inizia un processo costruttivo volto a consegnare allo spettatore, nuove possibilità di esperienza, sempre ancorate a una forte istanza narrativa, e mai riducibili alla pura astrazione.
Negli anni ’90 Cutini intende la fotografia come traccia di una relazione con il mondo

Negli anni Novanta, Cutini suscita il forte interesse di Mario Giacomelli ed Enzo Carli con Omaggio ad Alberto Burri (1991). Da questo incontro scaturirà quel confronto serrato, che porterà alla redazione del Manifesto “Passaggio di frontiera” (14 gennaio 1995). Nel segno di questa nuova esperienza le linee di ricerca precedenti, trovano una sintesi nuova che, soprattutto nell’ultimo decennio, porta Cutini sulla soglia di una fotografia intesa come traccia di una relazione con il mondo, non trascrizione di realtà, nè mera espressione di uno stato emotivo.

L’immagine si manifesta come un “non ancora”, un evento sorgivo e fondativo che rende possibile vedere diversamente, vedere qualcosa, che l’artista non ha visto, ma che si manifesta in forza, del dono di esperienza di Cutini.
Il percorso espositivo della mostra si declina seguendo una suddivisione tematica

L’esposizione si snoda nelle sale della Mole Vanvitelliana seguendo una suddivisione tematica, focalizzata sulle serie e su quelle immagini che hanno costruito la cifra stilistica, più caratteristica di Giorgio Cutini, che da sempre evita i luoghi comuni e mette in discussione i presupposti visivi dell’istantaneo contemporaneo. Nella sua profonda e continua fuga dall’ordinario, non ci sono solo ritratti di cose, oggetti o realismi effimeri: le sue fotografie documentano quello che il paesaggio muove nell’animo, in scatti sempre espressivisti e visionari, in cui il suo occhio intellettuale si interessa e si incuriosisce di ciò che lo circonda.
La serie Inquietudine e quella intitolata Silenzio

Tra le serie presenti in mostra c’è Inquietudine, che racconta come l’eccedenza della natura e delle cose soggioghi l’artista e si sottragga costantemente al suo tentativo di controllo. Senza dimenticare la sezione intitolata Silenzio in cui Cutini, tende con sempre maggiore decisione al bianco e al nero assoluti.
La Solitudine è un tema frequente nella poetica di Cutini

La solitudine è un tema frequente nella poetica di Cutini: la si trova quando la maturità esige un momento di sosta, un faccia a faccia diretto, che trova risposte solo nella solitudine, nell’opzione di un rapporto personale e individuale. Un rapporto esemplificato, nella serie Egl’io, dove la natura è protagonista tanto quanto l’artista.
Requie(m) è il lavoro più recente del fotografo

Requie(m) è il lavoro più recente del fotografo, spazio di quiete e di essenziale spiritualità che costruisce un’immagine di una minima riconoscibilità che contiene insieme un concetto di finito e infinito, di armonia dei paesaggi interiori approfonditi da dettagli simbolici e naturalistici.
Il catalogo della mostra

La mostra è accompagnata da un catalogo Editore Ephemeria, con testi di Gabriele Perretta, Gilberto Marconi. Flavia Orsati, Enzo Carli, Giorgio Cutini.
Anna Inversini







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