L’arte dei commedianti al Delle Muse

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L’arte dei commedianti al Delle Muse

L’arte dei commedianti al Delle MuseIn questo teatro capitolino, solo per pochi giorni, è andata in scena questa commedia scritta e diretta da Geppi di Stasio che mette in evidenza due tipi di pensiero di far teatro, quello di far divertire, ma anche di emozionare il pubblico.

L’arte dei commedianti al Delle Muse

L’arte dei commedianti al Delle MuseL’arte dei commedianti al Delle Muse. In questo teatro capitolino, solo per pochi giorni, è andata in scena questa commedia scritta e diretta da Geppi di Stasio che mette in evidenza due tipi di pensiero di far teatro, quello di far divertire, ma anche di emozionare il pubblico. Ma così non è.

L’arte dei commedianti – trama

L’arte dei commedianti al Delle MuseLa trama. Lo spettacolo è ambientato nel 1657-58 e racconta di una Compagnia di Comici dell’Arte scampata, ad un’epidemia scoppiata a Napoli, nel 1656 dove morirono 250.000, su una popolazione di 450.000 abitanti. Gli attori, considerati sempre dal pubblico dei “guitti” reduci da varie peregrinazioni in giro per l’Europa decidono finalmente di far ritorno in Italia, a Napoli, una città che trovano cambiata, perché la popolazione, per esorcizzare l’epidemia che mi ha mietuto tante vittime, ha festeggiato il tutto con canti e balli. E forse da questi festeggiamenti, ha avuto inizio la grande musica napoletana.

La Compagnia dalla Commedia dell’Arte passa al teatro erudito

L’arte dei commedianti al Delle MuseLa Compagnia, che fino ad allora era specializzata nella classica “Commedia dell’Arte” ne resta molto entusiasta, e crede che sia arrivato il momento di cambiare le carte in tavola, compiendo un salto di qualità, passando al cosiddetto “teatro erudito”, un genere che deve essere rappresentato con un copione ben prestabilito.

La classica Commedia dell’Arte allora si basava, contrariamente, su un teatro fondato su canovacci improvvisati senza copioni, solo con battute scritte. Ecco così che il capocomico della Compagnia, Zennaro, senza dir niente agli altri attori si accorda con la Cardinalessa – una scelta che sottolinea la promiscuità del contesto – per una recita a Palazzo Reale, dove stazionavano allora i viceré spagnoli. Si sa, i nobili sono leggeri, immaturi, viziati, vogliono solo divertirsi, non avere pensieri, non emozionarsi, mentre Zennaro per l’occasione prepara segretamente un copione drammatico sulle vicissitudini del rivoltoso, capopopolo Masaniello avvenute a Napoli dieci anni prima nel 1647.

La scelta del passaggio al teatro erudito non paga

L’arte dei commedianti al Delle MuseNonostante tutti gli attori della Compagnia, un po’ per paura di passare dei guai visto l’argomento trattato e un po’ per inesperienza, siano contrari a recitare un testo così delicato si presentano a Palazzo Reale anche alla presenza della Cardinalessa. Ma come era prevedibile la commedia delude le aspettative della corte sia per la recitazione del tutto inadeguata e goffa, ma soprattutto perché la corte, abituata a ridere con i “guitti” non si è divertita. E così la stessa corte, condanna i malcapitati ad una identificazione con Masaniello, ponendoli di fronte alla scelta tra la rinuncia al teatro di cultura, storico e il carcere per dieci anni. Zennaro non si vuole arrendere e accetta il carcere, trascinando con sè tutta la sgangherata Compagnia.

Cosa insegna questo spettacolo?

L’arte dei commedianti al Delle MuseCosa insegna questo spettacolo? Che gli artisti debbono esprimersi con un linguaggio a loro più adatto, più appropriato e se vogliono acquisire più conoscenze, e diventare più dotti, debbono procurarsi dispositivi, meccanismi che solo lo studio può fornire. Con L’Arte dei Commedianti abbiamo assistito ad uno spettacolo gradevole, artistico, culturale, fruibile per un pubblico che vuole sì divertirsi, ma anche riflettere ed emozionarsi.

Bravissimi tutti gli attori, anche se non professionisti

L’arte dei commedianti al Delle MuseBravissimi tutti gli attori, anche se non professionisti, soprannominati “Gli allievi di Geppi”, avendo altre esperienze lavorative non teatrali, ben guidati dall’ottima e sapiente regia di Geppi di Stasio. Ecco i loro nomi: Roberta Magnani (Colombina), Alessandra Tondinelli (Zerbina), Nicoletta Bricca (Isabella), Roberta Mascherotti (Zeza), Danilo Di Pinto (Capitano), Leonardo Palamone (Zannino), Enzo Mazzacane (Zennaro), Manuela Atturo (La Cardinalessa).

Giancarlo Leone

 

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