Uno sguardo dal Ponte al Ghione di Roma

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Differenze etniche, sociali, di abitudini e di atteggiamenti rispetto ai vari aspetti della vita oltre che la gelosia sono gli elementi che caratterizzano il lavoro di Arthur Miller che abilmente Enrico Maria Lamanna ha portato in scena sul palcoscenico del Teatro Ghione dal 19 al 24 novembre.

Un consumato attore di carriera del calibro di Sebastiano Somma è l’interprete del personaggio intorno al quale ruota la complessa vicenda di un emigrante siciliano, una brava persona o, per dirla all’americana, “un brav’uomo”, l’apripista per altri membri della sua famiglia che dalla natia Sicilia si trasferisce in America, tra i quali vi è Caterina, ospitata da lui e da sua moglie nella loro casa, una sua nipote alla quale, avendo studiato con profitto in una scuola di dattilografia, viene offerto un posto di lavoro, che vorrebbe accettare.

Eddie Carbone (Sebastiano Somma) soffre talmente tanto per la decisione della nipote, decisione contraria alle retrograde abitudini ancestrali del loro paese natio, che vorrebbe proteggerla, allontanarla da tante “brutte abitudini”: in lui nasce una forma parossistica di gelosia verso la nipote che potrebbe scambiarsi per una forma di innamoramento, ma che in effetti è soltanto un atteggiamento “protettivo” verso la ragazza che, all’arrivo dall’Italia di due suoi cugini, si innamora di uno di loro ( Rodolfo ).

Scatta nella mente di Eddie una forma di insana follia che lo induce ad assumere atteggiamenti addirittura contrari al suo carattere essenzialmente paternalistico, al punto che decide di denunciare la abusiva presenza in America dei due ragazzi (che peraltro egli stesso ospita) pur di tenere per se la ragazza.

 

Scoppia il dramma: la moglie di Eddie, Beatrice (una molto significativa ed efficace Sara Ricci) tenta di evidenziare alla ragazza che l’atteggiamento del proprio marito verso di lei, è quanto meno “pericoloso” addirittura innaturale ed incoraggia l’amore di Caterina verso Rodolfo.

Al termine di serrati dibattiti, sarà proprio Eddie la vittima sacrificale di questa tragica storia che racchiude in se una forte denuncia a carattere sociale (Miller scrisse il suo lavoro nel 1955), denuncia che sembra voglia in qualche modo evidenziare quanto sta verificandosi ora nel nostro paese ed in Europa che, paradossalmente, si trovano a svolgere ora la funzione di “paesi ospitanti “.

Degli interpreti di questa formidabile pièce non è sufficiente segnalare l’ottima recitazione di Sebastiano Somma, ma va particolarmente evidenziata anche quella, perfetta, di Sara Ricci e di Cecilia Guzzardi, oltre che di tutto il notevole contorno che comprende Gaetano Amato, Vladimir Randazzo, Davide Schiavo, Roberto Negri ed Antonio Tallura che, verosimilmente, portano abilmente in scena personaggi che Arthur Miller, seppe molto ben descrivere in quel suo testo che dette anche origine all’omonimo film di Sidney Lumet del 1962.

Assolutamente perfetta e molto scorrevole, malgrado l’asprezza del testo, la regia di un consumato maestro del calibro di Enrico Maria Lamanna che dirige ormai da anni la trasposizione teatrale del dramma di Miller.

Andrea Gentili

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