Il compleanno alla Sala Umberto

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Il compleanno alla Sala Umberto

Il compleanno alla Sala UmbertoUltimi giorni alla Sala Umberto di Roma, fino al 19 febbraio, per la pièce di Harold Pinter, Il compleanno per la regia di Peter Stein, che vede protagonista Maddalena Crippa. 

Il compleanno alla Sala Umberto

Il compleanno alla Sala UmbertoIl compleanno alla Sala Umberto. Ultimi giorni alla Sala Umberto di Roma, fino al 19 febbraio, per la pièce di Harold Pinter, Il compleanno per la regia di Peter Stein, che vede protagonista Maddalena Crippa con Alessandro Averone, Gianluigi Fogacci, Fernando Maraghini, Alessandro Sanpaoli, Emilia Scatigno.

La scena creata da Ferdinand Woegerbauer mostra un soggiorno casalingo più o meno della metà del 900, con i costumi di Anna Maria Heinreich. Le pareti sono verdi, ma anche con mattoni a vista, un dentro-fuori che incornicia e che è già una rappresentazione mimata dell’attrito costante creato ad hoc da Pinter nella pièce tra ciò che si vive tra quattro mura e l’implosione che s’intravede nei personaggi, schiacciati da un pericolo enigmatico che incombe minaccioso dal di fuori.

Una pièce dell’assurdo, tra esistenzialismo ed alienazione, indefinibile, una scrittura dai contorni sobri, che volutamente non evidenzia un percorso netto.

Il compleanno- trama

Il compleanno alla Sala UmbertoLa trama è semplice. Ci troviamo in un paesino sconosciuto, in una pensione dove alloggia un solo ospite da un anno, certo Stanley, con problemi psichici, un pianista che però non suona più. Titolare della pensione è Meg, una bella signora di mezza età, stanca della monotonia quotidiana, che condivide con uno strano marito, Petey Bowles. Qualsiasi cosa accada lei sarebbe contenta, magari per mettere a frutto qualche trasgressione.

Anche il compleanno di Stanley è una novità, da festeggiare, magari regalando al festeggiato un tamburo, portato in dono da Lulù, un’amica di famiglia. Proprio lo stesso giorno arrivano alla pensione due stravaganti, ambigui individui, Goldberg e MacCann, che potrebbero essere due individui pericolosi, due sicari, tanto che Stanley ha paura di loro e cerca di vederli il meno possibile. Nonostante ciò la festa di compleanno ha inizio, tutti ballano, bevono e trasgrediscono.

 

Il compleanno alla Sala UmbertoLa mattina dopo, tornati quasi tutti alla normalità, i due strani individui vanno via portandosi forzatamente Stanley che notte tempo è peggiorato, tanto da perdere addirittura la parola. Il marito di Meg chiede spiegazioni, ma i due non le danno, vanno via dicendo che ora loro si sarebbero occupati personalmente di Stanley. Così partiti i due “strani” individui, nella pensione ritorna la vita di sempre grigia e monotona, magari in attesa che accada in futuro qualche altra cosa di trasgressivo. Indubbiamente ci troviamo di fronte ad una commedia dell’assurdo, del cosiddetto “nonsense”, una commedia difficilmente da definire, che neanche Pinter spiega.

Magistrali tutti gli attori   

Il compleanno alla Sala UmbertoMagistrali tutti gli attori: a cominciare da Maddalena Crippa, che interpreta Meg; Alessandro Averone è l’enigmatico e complesso Stanley, che fa mistero della sua esistenza; Gianluigi Fogacci e Alessandro Sanpaoli, interpretano rispettivamente i due loschi personaggi di Goldberg e MacCann, che non sapremo mai chi realmente siano. E poi Emilia Scatigno, che dà vita al personaggio di una Lulù, leggera, frivola che si fa anche sedurre durante la festa da un maturo Goldberg.

Magistrali gli attori, ottimamente guidati dalla sapiente regia di Peter Stein, che sa rendere al meglio le atmosfere e le dinamiche psicologiche presenti in tutta la pièce, che permettono di dare anche più spessore ai protagonisti.

Il compleanno una commedia da non perdere

Il compleanno alla Sala UmbertoIl compleanno, una commedia molto impegnativa, complessa nel decifrare al meglio la storia, ma interessante da vedere, magari per capire certi meccanismi dell’esistenzialismo e dell’alienazione di certe vite umane, certi esseri umani. Si percepisce anche la crisi dell’uomo contemporaneo con le inevitabili conseguenze dell’incomunicabilità e della solitudine che prevalgono e sono rese al meglio anche dalla regia di Peter Stein che rende superbamente l’atmosfera e il pathos dell’epoca del dopoguerra.

Giancarlo Leone

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