Oblivion Rhapsody al Sala Umberto

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Oblivion Rhapsody al Sala Umberto. In questo teatro capitolino, sono ancora in scena gli Oblivion, un fantasioso gruppo composto da cinque artisti, attori, musicisti, cantanti, i quali, tra l’altro, hanno voluto festeggiare i loro primi dieci anni di tournée, con questo spettacolo, chiamato Oblivion Rhapsody.

Oblivion Rhapsody al Sala Umberto

Oblivion RapasodyOblivion Rhapsody al Sala Umberto. In questo teatro capitolino, sono ancora in scena gli Oblivion, un fantasioso gruppo composto da cinque artisti, attori, musicisti, cantanti, i quali, tra l’altro, hanno voluto festeggiare i loro primi dieci anni di tournée, con questo spettacolo, chiamato Oblivion Rhapsody, uno spettacolo che in qualche modo vuole essere una sintesi della loro creatività, proponendo i pezzi di maggior successo.

 

Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli sono i componenti di questo gruppo ormai da considerare “storico”, anche se relativamente recente nel panorama artistico italiano.

Oblivion Loro stessi si definiscono (paradossalmente!) così: “In piena crisi di mezza età i cinque rigorosi cialtroni sfidano sé stessi con un’inedita e sorprendente versione acustica della loro opera omnia. Uno spettacolo che toglie tutti i paracadute per arrivare all’essenza dell’idiozia: cinque voci, una chitarra, un cazzotto e miliardi di parole, suoni e note scomposti e ricomposti a prendere nuova vita. Per la prima volta saliranno sul palco nudi e crudi per distruggere e reinventare le loro hit, dopo aver sconvolto senza pietà quelle degli altri.”

Oblivion Rapsody – trama

OblivionIn realtà, lo spettacolo è tutt’altro che “essenza dell’idiozia”: è invece una raccolta intelligente ed arguta delle più riuscite e famose parodie dei classici della letteratura, delle canzoni, delle imitazioni di cantanti e di protagonisti della musica, in chiave rigorosamente comica, a volta quasi dissacrante, in cui il nonsense e il paradosso la fanno da padroni.

Si parte da una riuscitissima parodia dei Promessi Sposi manzoniani, passando per Leopardi e citazioni letterarie varie. Si rende “omaggio” al bardo Shakespeare, per passare poi a una “lezione di storia” con un divertente parallelo fra Troja e Waterloo, toccando anche la musica degli Anni ‘40. Assai applaudito anche il pezzo sul Sommo Poeta Dante!

 

Molto gradevole la “scenetta delle vocali”

Oblivion Rapasody

 

Uno dei pezzi migliori, che testimonia a pieno la bravura degli OBLIVION, a nostro avviso è la scenetta “delle vocali”: i 5 protagonisti si presentano con una bombetta in testa su cui spicca un cartello con una vocale: A, E, I, O, U: quasi per una impensabile sfida tra di loro, iniziano a parlarsi usando soltanto parole, contenenti solo ed esclusivamente la vocale indicata sul copricapo di ciascuno: il risultato è esilarante e di grande efficacia.

Infine, una scena dedicata all’Ultima Cena! E un esaltante bis, che racconta a modo loro la storia del Rock!

 

La regia dello spettacolo, firmata da Giorgio Gallione

Oblivion RapasodyLa regia dello spettacolo, firmata da Giorgio Gallione, trova ed esalta il giusto equilibrio tra paradosso, ironia, sorriso, tipici del gruppo, con la loro bravura e la professionalità. Interessanti ed eloquenti le sue parole nelle note di regia: “Tutto è libero e volatile nel loro teatro, ma nulla è affidato al caso…Una costruzione variegata e complessa di parole e musica che gode della gioia della lingua e del pensiero, ma che si trasforma presto in sberleffo liberatorio, sovversione del senso comune, ludica e ragionata aggressione alla noia.”

Oblivion Rapsody è un grande lavoro

Oblivion Rapasody alla Sala UmbertIl risultato di questo grande lavoro si esprime con leggerezza, con ritmi spettacolari e studiati, con schemi già collaudati, che trovano grande apprezzamento da parte del pubblico. Una serata con tanto serio divertimento. Perché senza gioia le parole, e le musiche, hanno i piedi di piombo.”

Piacevoli nella loro semplicità le scene di Lorenza Gioberti e i costumi di Elisabetta Menziani. Le luci sono di Aldo Mantovani. Nel complesso, abbiamo assistito a uno spettacolo gradevolissimo, sicuramente da vedere.

 

Salvatore Scirè

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giornalista e fotografo – commediografo e regista teatraleLaureato in Giurisprudenza, ha studiato lingue straniere e musica. In campo giornalistico si è occupato di vari temi, ma ha sempre prediletto il reportage geografico, formando testi e foto e pubblicando su importanti testate nazionali.E’ autore di tre libri fotografici: Roma nel cuore (Rizzoli Editore l982, prefazione di Carlo Lizzani) Gargano spettacolo della natura (Ed. Magnus 1987, prefazione di Nantas Salvalaggio) Roma colori del tempo (Il Capitello 1989 - II ediz. 2000 - prefazione di Giulio Andreotti). Ha pubblicato il saggio umoristico Donne... maneggiare con cura! (Liux Edizioni 2012)Da 22 anni scrive per il teatro come commediografo; da 16 anni si occupa anche di regia teatrale. Ha scritto una ventina di commedie, tra cui Professione separata! Ciao papà, ti presento mia madre!Cocktail di scambi; C’è un morto giù in cantina!

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