Edoardo Sylos Labini: “Sono un anarchico del teatro”

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Dopo una lunga tournée e aver toccato numerose piazze d’Italia, fino al 19 novembre approda al Teatro Golden lo spettacolo ideato ed interpretato da Edoardo Sylos Labini, Uno sbagliato, per la prima volta su questo palcoscenico. Per l’occasione, la sala teatrale viene trasformata in un vero e proprio locale, dove il pubblico interagisce con l’attore e può bere dei drink.

Edoardo, parliamo di questo spettacolo. Perché questo titolo, Uno sbagliato?

Uno sbagliato è il sequel di Rum e Vodka, dove raccontavo di un ragazzo 25enne, alcolizzato che si ubriacava passando da un locale all’altro. In Uno sbagliato il protagonista – spiega il popolare attore – è diventato grande, è un 40enne con due figlie, la moglie incinta, ma nonostante tutto, è rimasta la sua ‘immaturità’ anche se ha messo la testa a posto. E’ uno spaccato della nostra società, che fa vedere un certo tipo di 40enne in crisi. Per tre giorni gira per locali e si ubriaca – commenta – ma poi capisce che la famiglia è importante e decide di tornare a casa. E’ uno spettacolo molto divertente, dove si ride, si riflette: con me ci sarà un barista, due cantanti e il Teatro Golden si trasforma in un locale dove il pubblico balla e beve realmente”.

Dal suo precedente spettacolo, Rum e Vodka, come si è evoluto il personaggio da allora?

In realtà non si è evoluto per niente, è rimasto quello che una volta aveva 25 anni e adesso ne ha 40. E’ ironico, un po’ cinico, ma con lo stesso identico problema generazionale: la fuga dalle proprie responsabilità. Si rimorchia anche, nel suo girovagare per tre giorni nei locali, anche una ventenne. Ma poi capisce che soltanto la famiglia sia in grado di dare un senso alla sua vita ed è lì che tornerà”.

Quanto c’è di suo in questo personaggio che interpreta?

Ho interpretato tanti personaggi nella mia carriera, tutti molto forti, duri nel carattere. E c’è sempre qualcosa di autobiografico. Se dovessi avere qualcosa di ogni personaggio sarei un mostro. C’è, comunque, una cosa che mi lega a questo personaggio: l’amore per la famiglia e per i figli, che sono un valore, un punto di riferimento per lui ma anche per me”.

C’è qualcosa di sbagliato, invece, che ha fatto lei come attore?

Ho sempre fatto delle mie scelte coraggiose, percorrendo una strada un po’ difficile. Sono un cavallo sciolto – dice con fierezza – un anarchico del teatro, un attore che non scende a compromessi con nessuno. Ma forse c’è uno sbaglio che ho fatto: quello di aver lasciato, dopo aver iniziato la mia carriera con un maestro, il regista Giuseppe Patroni Griffi. Sono sicuro che con lui avrei avuto vita più facile, ma non mi pento”.

Un pregio e un difetto?

Ho come pregio quello di essere molto generoso, mentre invece ho il difetto di essere istintivo”.

Ha fatto molte fiction di successo. Il suo rapporto con la tv?

In primis sono un teatrante, sono nato come attore di teatro e continuerò a farlo. Ho fatto anche un mio percorso televisivo, non più di tanto. La tv è sempre stata la benzina per alimentare i miei spettacoli. La guardo pochissimo: solo programmi politici e partite di calcio”.

Cosa c’è nel futuro di Edoardo Sylos Labini?

Fino alla fine dell’anno sarò in tournée con questo spettacolo. Dal febbraio 2018 riprenderò un altro mio spettacolo, D’Annunzio segreto, dove interpreto il ruolo del grande Vate, ripercorrendo i suoi ultimi anni al Vittoriale. E l’estate prossima porterò lo spettacolo proprio al Vittoriale. Per la prossima stagione, in qualità di regista, ho in progetto di mettere in scena Il mago di Oz, protagonista Giusy Versace”.

Giancarlo Leone

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