La Certosa di Parma di Mattioli

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Stendhal 1840

In occasione di Parma Capitale della Cultura 2020 a Palazzo Bossi Bocchi c’è la mostra “La Certosa di Parma. La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli”. Le opere esposte realizzate negli anni ‘50 sono dipinti, opere su carta e ceramiche.

Carlo Mattioli
Il Teatro Regio tecnica mista su carta Collezione privata

La mostra che è promossa e voluta dalla Fondazione Cariparma e dalla Fondazione Carlo Mattioli, è incentrata sulla figura del grande scrittore francese Henry Beile, noto come Stendhal che dedicò il suo romanzo più noto proprio alla città di Parma, e sulle opere di carattere stendhaliano realizzate negli anni ’50 da Carlo Mattioli(1911-1994).

 

Carlo Mattioli
Palazzo della Sanseverina tecnica mista su carta Collezione privata

Il romanzo La Certosa di Parma fu realizzato in 53 giorni nel 1838 da Stendhal e subito pubblicato con grandissimo successo. Grazie alla collaborazione del Complesso Monumentale della Pilotta Biblioteca Palatina, in mostra saranno osservate dal visitatore circa una cinquantina di edizioni in italiano e francese del romanzo, partendo dall’aprile 1839 fino alle più recenti, unitamente agli esemplari conservati alla Biblioteca di Busseto della Fondazione Cariparma e nella Biblioteca della Deputazione di Storia Patria. Inoltre prestati dal Musée Stendhal di Grenoble, ci sarà un ritratto dello scrittore e alcuni cimeli. La mostra sarà poi arricchita dalle opere di Carlo Mattioli.

Carlo Mattioli
Fabrizio, tecnica mista su carta Collezione Enrico Fanti

Negli anni ’50 infatti i personaggi del romanzo sono stati interpretati dal Mattioli, grande disegnatore, pittore, e con opere su ceramica che non erano mai state esposte. Nel 1977 sono state pubblicate nel libro d’artista La Certosa di Parma del quale la Fondazione Cariparma possiede un esemplare all’interno della collezione di libri d’Artista donata da Corrado Mingardi. Mattioli ha disegnato una Parma quasi sempre in versione notturna e da un punto di vista leggermente ribassato, affinchè risultasse maestosa. Una città completamente vuota percorsa solo da soldatini che vanno chi sa dove. Una città cupa e ideale, fatta di piazze allargate e deserte, di palazzi con lunghe file di finestre buie e vuote, come se gli abitanti fossero fuggiti inseguiti da un aggressore. Una città senza tempo. E’ compresa anche la Basilica della Stecca nella notte e poi la chiesa del quartiere vista di scorcio in un vuoto astrale.

Carlo Mattioli
La giacca rossa Tempera su carta intelata Collezione privata

Mattioli descrive una Parma tutta scura con lampi di luce blu. Tra i personaggi Mattioli preferisce Fabrizio del Dongo e la sua avventata giovinezza. Visto sempre con la tuba nera, i capelli biondi e il mantello rosso, domina la fantasia del pittore come quella di Stendhal, fino al suo tragico finale. Delle avventure di Fabrizio il pittore non si occupa, molti capitoli vengono ignorati per non fare illustrazioni, solo un accenno quando Il giovane viene arrestato, e quando corre con il mano il pugnale dopo aver ucciso Giletti. Per il resto nulla, solo la grande importanza del romanzo, la cui mostra ha il patrocinio dell’Ambasciata di Francia. 

Carlo Mattioli che ha dipinto le sensazioni di molti romanzi, ha esposto ben sei volte alla Biennale di Venezia partendo dal 1940, è stato tra l’altro Accademico di San Luca, le sue mostre sono state innumerevoli, personali e istituzionali pur evolvendosi, la sua pittura è sempre stata figurativa. E’ considerato uno dei grandi figurativi del ‘900.

Emilia Dodi

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