Un continuo ribaltamento fra immaginario e realtà

0

E’ in scena, fino al 22 dicembre, al Teatro Stanze Segrete di Roma, la pièce di Jean Genet, Le serve, che vede protagoniste, guidate dall’ottima regia di Gianni De Feo, le bravissime attrici Alessandra Ferro, Patrizia Bellucci e Irma Ciaramella. La versione scenica è curata da Ennio Coltorti.

Le serve (Les bonnes) è considerato il capolavoro di questo autore, scritto nel 1946. Per elaborare la pièce, Genet si ispirò liberamente ad un fatto di cronaca realmente accaduto nel 1933 in Francia: senza nessuna motivazione, due giovani donne uccisero brutalmente una nobildonna e sua figlia, presso le quali lavoravano come domestiche.

Da questo omicidio, l’opera di Genet ha preso solo lo spunto: si tratta infatti di una tragicommedia, magistralmente interpretata nella riproposizione di Gianni De Feo, da Alessandra Ferro e Patrizia Bellucci, nel ruolo delle “serve” Chiara e Solange e Irma Ciaramella, la “Signora” che entra in scena solo in un secondo tempo.

Un luogo che opprime, reso ancora più tale dall’eccessiva presenza di fiori bianchi e dall’odore piacevole di ciprie e infusi. Una specie di prigione la cui unica via d’uscita sembra essere una porta-finestra a vetri da cui si può appena intravedere la luce esterna. Le due serve, sorelle e complici, forse per colmare un vuoto esistenziale e sfuggire alla noia, allestiscono, in un’atmosfera paranoica, il loro delirante teatrino durante il quale, platealmente goffo, immaginano di compiere azioni estreme. Chiara e Solange, sopraffatte da un desiderio di evasione, indossano i vestiti della “Signora”, assumono movenze caricaturali, oltrepassano il confine che c’è tra finzione e realtà.

La loro contentezza, che durante tutta l’opera si alterna in maniera angosciante con una non tanto latente rabbia e frustrazione, viene smorzata dalla notizia, appresa per telefono, che il “Signore”, l’uomo della “Signora”, è appena uscito di galera, incarcerato a causa di alcune lettere, finte ed anonime, scritte proprio da Chiara per incastrare senza motivo l’uomo. Da quel momento non solo il folle gioco di immedesimazione diventa pericoloso, ma tutto acquista l’apice di un delirante sconvolgimento, un continuo ribaltamento fra immaginario e realtà.

 

Assetate di vita, le due “serve” vogliono possedere la “Signora”, divorarla, fino all’omicidio che vorrebbero porre in essere, mentre preparano l’infuso di tiglio con essenza di veleno pronto per essere servito. Ma il rito non ancora concluso viene interrotto dall’ingresso della “Signora” che fa il suo ingresso in maniera irruente, diffondendo nell’aria la sua esuberante, sexy vitalità. Sicuramente non berrà l’infuso di tiglio con essenza di veleno. Sprezzante dirà alle sue “serve”: “No… Stasera berremo champagne e resteremo fuori tutta la notte” e raggiungerà il suo uomo appena uscito dalla galera.

Ne Le serve, magistralmente interpretato dalle tre attrici, dirette da un altrettanto magistrale Gianni De Feo, ciò che prende più risalto è l’esternazione del proprio io interiore, del proprio essere, che segue la psicologia profonda dei tre personaggi, come il confronto perenne tra amore e odio – quello tra le domestiche e la padrona, che cercano di avvelenare per non essere scoperte, o quello tra le due stesse domestiche – che sembra più un perenne scambio tra venerazione e insoddisfazione repressa. Tutto però, a causa degli accadimenti, acquista sfumature violente, l’illusione si lascia sopraffare dalla pazzia, la realtà diventa menzogna. E lo spettacolo, così come è allestito, e soprattutto grazie anche all’interpretazione delle attrici, riesce a dargli il giusto e pieno risalto. Alessandra Ferro, Patrizia Bellucci e Irma Ciaramella hanno centrato tutti gli elementi della pièce, addentrandosi in quel perverso gioco fatto di momenti alquanto insidiosi, hanno permesso di fare entrare anche gli spettatori in quel gioco.

 

Le serve, uno spettacolo sicuramente da vedere per rendersi conto quanto possa essere perversa e sconfinata la mentalità umana.

Giancarlo Leone

 

Nessun commento