Quartet al teatro Quirino di Roma

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E’ in scena al Teatro Quirino Vittorio Gassman un’opera minore dello scrittore sudafricano naturalizzato inglese Ronald Harwood che Patrick Rossi Gastaldi dirige in maniera egregia mixando, proprio secondo le intenzioni dell’autore, le caratteristiche dell’ambiente teatrale in genere con la grande umanità dei personaggi che lo compongono.

L’ambiente è quello di una casa di riposo per attori ed i personaggi, molto ben congegnati, sono quattro ex cantanti lirici che trascorrono il loro tempo dissertando sui loro trascorsi, sui loro successi- veri o inventati-e sulle speranze, per la verità assai aleatorie, di trascorrere l’ultima fase della loro vita in maniera serena o almeno conforme alle aspettative che nel corso delle loro carriere si sono proposti; un instabile equilibrio li tiene insieme “sopportandosi”.

Ognuno di loro ha, per età e per carattere, un problema: Rudy, ex tenore-che legge continuamente di Wagner – è in fissa perché a colazione la cameriera non gli serve la cotognata; Cecy-ex mezzosoprano, sbarazzina e stravagante, ex bellissima dai molti amori, dimentica spesso cosa ha fatto e cosa deve fare oltre che ricordare continuamente Addis Abeba; Titta, ex baritono, sornione sempre in cerca di gloria nei confronti di Cecy alla quale fa una corte spudorata ed a volte la descrive come una femmina dagli atteggiamenti “leggeri”. Giulia, ex moglie di Rudy ed ultima fra gli ospiti arrivati alla casa di riposo, vanagloriosa, istrionica, ancora piena delle sue trascorse glorie artistiche.

 

 

La descrizione dei trascorsi dei quattro è qualcosa di veramente interessante perché le illusioni si mescolano ai ricordi, le speranze si avvicendano alle delusioni, la tristezza, elemento di fondo, emerge costantemente quasi a ricordarci di cosa saremo da vecchi.

 

All’interno di questa atmosfera, tra tante polemiche all’interno del gruppo, tra il continuo sbeffeggiarsi reciproco che a volte sfiora delicatamente  l’offensivo, si accende improvvisamente una luce: si avvicina il 10 ottobre, l’anniversario  della nascita di Giuseppe Verdi, e la casa di riposo organizza ogni anno un concerto in onore del compositore italiano autore, tra l’altro, di “Rigoletto” e Cecy e Rudy sarebbero del parere di cantare insieme l’aria “Bella figlia dell’amore” riunendo così il quartetto che anni addietro si esibiva proprio in quell’aria; ma non trovano d’accordo Rudy e Giulia che, a suo tempo, andato a monte il loro matrimonio, continuano ad odiarsi pur tuttavia continuando a rispettarsi e, sotto sotto, ad amarsi.

 

E’ a questo punto che si rivela l’arte dei quattro: fra nostalgie e battute di una simpaticissima ilarità riescono ad evidenziare tutto il loro talentuoso antico mestiere superando dissapori, antagonismi, gelosie e latenti atteggiamenti di rammarico, particolarmente da parte di Giulia che si avvede di aver provocato lei la rottura con Rudy a causa dei suoi tradimenti, conscia che quest’ultimo ne è ancora profondamente innamorato.

 

Insomma, tra ostacoli superati e da superarsi, i quattro si convincono a cantare di nuovo insieme e malgrado le mancanze di esercizio, le latenti malattie, le avvenute decadenze fisiche il quartetto va in scena con grande successo.

Come tutti i santi finiscono in gloria, anche qui tutti saranno felici e contenti, particolarmente Rudy e Giulia che, chiariti finalmente i loro dissapori, torneranno di nuovo insieme per vivere una seconda giovinezza.

 

 

Patrick Rossi Gastaldi ha tratto questo suo lavoro dal libro di Ronald Harwood dal quale, nel 2012, Dustin Hoffman ricavò un film dal titolo omonimo, del quale fu sceneggiatore lo stesso autore; il film verrà proiettato sabato prossimo nell’ambito della rassegna

 

Dal palco allo schermo” promossa dallo stesso Teatro Quirino, ad ingresso libero.

Andrea Gentili

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