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    Categories: Spettacolo

Festen alla Sala Umberto di Roma

Festen alla Sala Umberto di Roma. In questo teatro, si sono concluse le repliche, purtroppo per una sola settimana, di uno spettacolo di assoluta unicità, Festen,  caratterizzato da una impensabile fusione che la regia ha saputo e voluto realizzare tra il linguaggio cinematografico e quello teatrale. Ora in tournée.

Festen alla Sala Umberto di Roma

Festen alla Sala Umberto di Roma. In pratica, abbiamo assistito all’incontro fra un teatro che si “veste” di cinema; e un cinema che alla fine “ritorna” sul palco, per essere di nuovo teatro! Tutto questo, per raccontare una storia caratterizzata da una forte ed intensa drammaticità. Non a caso, la drammaturgia è tratta dall’omonimo film danese, che ci narrava la storia di una ricca e potente famiglia dell’alta borghesia danese, “i Klingenfeld”.

Festen – trama

I tre figli Christian, Michael e Helene, accompagnati dai rispettivi coniugi, accorrono per festeggiare il sessantesimo compleanno del patriarca Helge. A metà serata, prende la parola il primogenito Christian, il cui discorso di auguri a poco a poco prende una piega tanto inattesa quanto drammatica: infatti, tra lo sgomento dei presenti, inizia a svelare episodi inenarrabili, racconta di abusi che infrangono ogni tabù, distruggendo così definitivamente gli equilibri precari della famiglia, svelandone reiterate ipocrisie e strappando via inutili maschere.

La festa si trasforma in un vero e proprio gioco al massacro, che distrugge ogni residuo di affettività. La drammaticità della situazione, peraltro, non rinuncia ad alcuni momenti di ironia, di fiabesche allegorie, partendo all’inizio proprio dalla favola di Haensel e Gretel dei Fratelli Grimm.

Uno spettacolo in cui il teatro diventa cinema e viceversa

Quasi subito, però, sul proscenio cala uno schermo trasparente, dietro il quale gli attori recitano riprendendosi a turno con una o più telecamere, le cui immagini vengono proiettate in diretta sullo schermo suddetto, come se fosse un vero e proprio cinema.

Se dietro lo schermo traslucido si intravedono le scene come nella realtà teatrale, presentata con il linguaggio registico del palcoscenico, l’immagine proiettata sullo schermo, invece, ci rende in diretta la stessa scena, ma raccontata con un linguaggio prettamente cinematografico: quindi primi piani, inquadrature particolari, luci di taglio, infiniti piani-sequenza, campo e controcampo, come in un vero e proprio set! Laddove gli attori si trasformano a turno in operatori di ripresa.

Un linguaggio certamente nuovo e stupefacente

Un linguaggio certamente nuovo e stupefacente, che di sicuro si distacca da quello teatrale in senso classico. Il risultato è quello di un teatro che vuole sentirsi “cinema” (quindi arricchendosi di un “quid” in più), e di un cinema che vuole recuperare quel “quid” in più che caratterizza l’immediata veridicità del teatro.

Il risultato, come si diceva, è molto sorprendente. Se poi ci aggiungiamo il fatto che la pièce è tratta dall’omonimo film danese, diretto da Thomas Vinterberg e scritto da Mogens Rukov e BO Hr. Hansen, il quadro risulta ancora più chiaro.

Una regia che rivela un lavoro enorme di preparazione e realizzazione

La regia è di Marco Lorenzi, che insieme a Lorenzo De Iacovo ha realizzato la versione italiana e l’adattamento della sceneggiatura. Una regia che, per come è stata concepita, rivela subito un enorme lavoro di preparazione e di realizzazione, di cui va dato atto.

Sulla scena un  ottimo cast

Sulla scena spicca ovviamente la bravura di tutto il cast: Danilo NigrelliIrene Ivaldi, Yuri D’Agostino, Elio D’Alessandro, Roberta Lanave, Carolina Leporatti, Barbara Mazzi, Raffaele Musella e Angelo Tronca ci regalano dei personaggi perfettamente costruiti ed interpretati.

Una rappresentazione di grande livello

Aggiungiamo una nota particolare: la regia ha scelto di arricchire la pièce con alcune canzoni anni Quaranta/Cinquanta, che gli attori eseguono in piacevole e perfetta polifonia: si rivelano anche validi come cantanti, in grado di eseguire una armonizzazione raffinata e tutt’altro che semplice, musicalmente parlando!

Per concludere, abbiamo assistito a una rappresentazione di grande livello, sicuramente innovativa nella forma e interessante nella sostanza, ancorchè drammatica e scomoda per i contenuti che ha saputo trattare.

Una grande coproduzione di vari teatri

Uno spettacolo coprodotto da Teatro Piemonte Europa, Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti. Uno sforzo congiunto, che ha portato il lavoro già al suo terzo anno di tournée, e al quale non possiamo non augurare ancora lunga vita!

Salvatore Scirè

Salvatore Scirè: giornalista e fotografo – commediografo e regista teatrale Laureato in Giurisprudenza, ha studiato lingue straniere e musica. In campo giornalistico si è occupato di vari temi, ma ha sempre prediletto il reportage geografico, formando testi e foto e pubblicando su importanti testate nazionali. E’ autore di tre libri fotografici: Roma nel cuore (Rizzoli Editore l982, prefazione di Carlo Lizzani) Gargano spettacolo della natura (Ed. Magnus 1987, prefazione di Nantas Salvalaggio) Roma colori del tempo (Il Capitello 1989 - II ediz. 2000 - prefazione di Giulio Andreotti). Ha pubblicato il saggio umoristico Donne... maneggiare con cura! (Liux Edizioni 2012) Da 22 anni scrive per il teatro come commediografo; da 16 anni si occupa anche di regia teatrale. Ha scritto una ventina di commedie, tra cui Professione separata! Ciao papà, ti presento mia madre!Cocktail di scambi; C’è un morto giù in cantina!