Taxi a due piazze: la più classica commedia degli equivoci

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Al Teatro Tirso De Molina, fino al 14 aprile, la commedia cult di Ray Cooney, Taxi a due piazze, che questa volta vede, tra i protagonisti, Matteo Vacca, che cura anche la regia, Marco Morandi e Morgana Giovannetti. Una commedia teatrale ben collaudata che va in scena dal 1983.

Il protagonista è Mario Rossi (Matteo Vacca) è un uomo dal nome banale, aspetto ordinario e una vita semplice. E’ un tassista romano che ha approfittato della sua professione per costruirsi una doppia vita: è sposato sia con Carla (Morgana Giovannetti) e abita con lei a Piazza Risorgimento, che con Barbara (Ketty Roselli) e abita con lei a Piazza Irnerio. Ovviamente Carla non sa nulla di Barbara e viceversa. Insomma l’uomo è un bigamo felice, con due belle mogli, ambedue innamorate di lui, due case, abitudini consolidate. Facendo la spola tra un nido d’amore e l’altro, riesce a tenere tutto in piedi coprendosi dietro a turni di notte, straordinari e un’agenda che gli permette di non dimenticare mai nessun appuntamento.

Tutto però si complica quando, per salvare un’anziana signora da uno scippo, Mario viene preso a borsettate dalla signora che lo crede un malvivente, procurandogli una brutta botta in testa che lo costringe, privo di sensi, al ricovero all’Ospedale Santo Spirito, per l’intera notte, tanto che le due mogli denunciano entrambe la scomparsa dello stesso uomo. Ed è qui che Mario Rossi fornirà due indirizzi di residenza diversi e la denuncia arriverà a due commissariati diversi, quello del quartiere Prati e quello dell’Aurelio, che manderanno ad indagare due diversi investigatori, interpretati da Marco Morandi e Maurizio Di Carmine, che sono una vera chicca perché sono pieni di tic e con un vissuto sopra le righe, che aggiungeranno altro caos ad una faccenda di per sé già ingarbugliata.

Nonostante l’aiuto dell’amico Walter Fattore (Alessandro Tirocchi), sfaccendato ed ignaro vicino di casa di Carla che, saputa la verità dell’amico Mario, si esibisce in fandonie a ripetizione e si ritroverà suo malgrado complice e protagonista di situazioni a dir poco comiche e imbarazzanti, tutto il castello di bugie architettato da Mario pian piano si sgretolerà. Ciò che segue è una serie di equivoci, coincidenze, mistificazioni della verità, che coinvolgono anche il vicino di casa di Barbara, il gay un po’ invadente Bobby (Giancarlo Porcari) che trascinano e divertono gli spettatori per tutta la durata della pièce.

 

La trama è condita da scene dove i personaggi si intrecciano e si scontrano in dialoghi tanto surreali, fitti quanto esilaranti, pieni di doppi sensi e improbabili incroci. Probabilmente è proprio questa la sfida più grande proposta ad ogni attore: seguire il flusso degli eventi e trascinare con sé anche il pubblico in sala.

 

 

Divertente il modo di rappresentare i due saloni, con colori diversi e un divano che taglia a metà la scena. Semplicità e frenesia riescono a convivere con naturalezza, restituendo agli spettatori risate a crepapelle senza un attimo di respiro.

Taxi a due piazze, uno spettacolo da vedere perché deve gran parte del suo successo alla sinergia e alla bravura del cast. La regia, curata da Matteo Vacca, punta su una messinscena essenziale, capace di far risaltare i meccanismi comici della vicenda, non si pone particolarmente intenti morali o motivazioni a riflettere, se non quello di suggerire il consiglio di tenere sempre a mente che il diavolo insegna a fare le pentole, ma non i coperchi.

Giancarlo Leone

 

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