Claude Monet in mostra al Vittoriano

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Claude Monet Ingresso mostra Foto Iskra Caronnelli 2017

A Roma nel Complesso del Vittoriano si può ammirare fino all’11 febbraio 2018 una raccolta di 57 opere di Claude Monet tutte provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, molte mai viste in Italia conservate a Giverny tutte donate dal figlio Michel al museo. E’ curata da Marianne Matthieu. Catalogo Arthemisia.

Claude Monet
Ritratto di Michel Monet con berretto a pompon 1880 olio su tela
cm.47×37 Parigi Musée Marmottan Monet

L’esposizione è prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con il Musée Marmottan Monet di Parigi e promossa da Roma Capitale. Le opere provengono tutte dal museo parigino situato nel quartiere della Muette, palazzetto che prima di divenire museo era di proprietà di Jules Marmottan e del figlio Paul. Lasciato in donazione con tutta la collezione all’Accademia di Belle Arti di Parigi, oggi conserva la più grande collezione del Maestro francese, oltre a quelle degli Impressionisti e  opere che vanno dal V secolo fino all’Impero.

Claude Monet
Il castello di Dolceacqua 1884 olio su tela 1005X73 cm. Parigi Musée Marmottan
Monet

Per Monet è iniziata con la donazione che la figlia del dott. Georges De Bello, medico di tutti gli impressionisti, Madame Victorine Donop de Monchy, ha legato al Marmottan nel 1957, donazione che comprende la celebre tela Impressioni al levar del sole, quadro che ha dato inizio al movimento che è stato ironicamente chiamato Impressionismo, acquistata dal padre nel 1874. Questo ha spinto Michel nel 1966 a donare tutte le opere ereditate da Claude Monet e conservate nella casa di Giverny. Della collezione fanno parte le tele ispirate al giardino che sono prodromiche a quelle dipinte per l’Orangerie.  

Claude Monet
Il treno nella neve, La locomotiva 1875 olio su tela cm.59×78 Parigi Musée Marmottan
Monet ©Musée Marmottan Monet Bridgeman -Giraudon press

 

La mostra presenta una selezione di tutta la vita artistica del Maestro partendo nella prima sala con le famose caricature che hanno dato l’avvio alla sua arte e i ritratti di famiglia tra i quali quello del piccolo Michel. Si passa poi al periodo dei paesaggi urbani di Parigi e dei luoghi nei quali ha abitato con le tele Il treno nella neve del 1875, Les Tuilleries del1876 e quelli di Vetheuil e Argenteuil del 1875-1879.

 

Claude Monet
Londra Il Parlamento Riflessi sul Tamigi Olio su tela cm.81,5×92 cm. Parigi Musée
Marmottan Monet

E poi le marine della Normandia come Effetto della sera e Effetto del mattino dove l’artista sperimenta in toto la sua teoria di “dipingere direttamente dal vero cercando di rendere le impressioni che provo dinanzi agli effetti più fuggevoli…..”. Anche l’Italia dove era rimasto incantato dalla luce e dai colori, si può notare nell’opera Il Castello di Dolce Acqua del 1884, e quelli di Londra quando a causa della guerra l’artista si era rifugiato nel 1870 e nei vari soggiorni. Tra le altre opere Il Parlamento Riflessi sul Tamigi del 1905.

Claude Monet
Ninfee 1916-1919 olio su tela 130×152 cm.Parigi Musée Marmottan Monet

Monet nella maturità elabora una tecnica utile a memorizzare la durata dell’impressione fino a trasformarla in visione. Nel 1890 nella sua casa di Giverny l’artista, grande appassionato di giardinaggio, crea un giardino alla giapponese dedicando nel 1893 una serie alle ninfee tra le quali sono in mostra Le ninfee del 1916-19 e quella grande del 1917-19, nate prima di quelle dipinte su richiesta dell’amico Georges Clemenceu per l’Orangerie, nonché gli splendidi Iris.  

 

Claude Monet
Les Roses 1925-26 Olio su tela 130×200 cm.Musée Marmottan Monet Paris©
Muwséw Marmottan Monet Paris Bridgeman Giraudon Presse

C’è poi il periodo che va dal 1918 al 1922 nel quale l’artista a causa di alcune perdite era depresso. In mostra anche la celebre tela Les Roses, rose selvatiche che l’artista amava proprio per la loro semplicità. E’ quella che Monet ha dipinto per ultima nel 1925-26 dopo le tre operazioni agli occhi. Un video mostra il lavoro per il recupero del quadro andato perduto nell’incendio del MoMa nel 1958 e la relativa di ricostruzione grazie alle tecniche attuali. Ottimo l’allestimento. Una mostra da non perdere. 

Emilia Dodi

 

 

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