La bolla delle acque matte dall’11 maggio al cinema. Questo è il titolo del nuovo film di Anna Di Francisca che è uscito nelle sale ambientato in Umbria, nella piana di Castelluccio di Norcia.
La pellicola, prodotta da Incipit Film in collaborazione con Kio Film, sarà presentata alla 44ª edizione del Bellaria Film Festival
Il nuovo film di Anna Di Francisca, La bolla delle acque matte, è stato presentato in anteprima assoluta Fuori Concorso alla 44ª edizione del Bellaria Film Festival, e uscito nei cinema dall’11 maggio. La pellicola è prodotta da Marta Zaccaron e Fabiana Balsamo per Incipit Film, in coproduzione con la Slovenia con Igor Pediček per Casablanca (Premio Oscar nel 2002 per No man’s land di Danis Tanović), Tanja Prinčič e Jure Teržan per Korekift, Rtv Slovenia, e in collaborazione con Kio Film. Il film, che ha ottenuto il riconoscimento della qualifica di film d’essai, è stato realizzato con il sostegno del Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, MIC Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2021-2027 – Umbria Film Fund 2022.
La bolla delle acque matte – la trama
Il film è ambientato in Umbria, nella piana di Castelluccio di Norcia. Dopo il terremoto, i pochissimi abitanti, mossi dal sindaco (Fausto Russo Alesi), sognano in grande: per la rinascita del loro piccolo borgo, grazie all’amicizia con alcuni migranti, immaginano di aprire un ristorante multietnico con cucina umbra, pakistana e senegalese. Qui si scontrano con la burocrazia, e con le continue aggressioni di chi non vuole che ciò accada. Tra loro, l’ambiguo personaggio di Silvia (Jaele Fo), che sfiorerà una storia d’amore con il sindaco, ma che si rivelerà poco affidabile.
La bolla delle acque matte – il cast
Tra i principali attori del film troviamo Fausto Russo Alesi, nei panni di Lorenzo, sindaco del paese, Jaele Fo che interpreta la psicologa Silvia, Lucia Vasini nella parte di Elsa, Sidy Diop nel ruolo del senegalese Ibri, e l’attore e modello italiano nato nello Sri Lanka Kelum Giordano che interpreta Talal. Del cast fanno parte anche Igor Štamulak (il pastore Koco), Ida Sansone (Augusta), Elvira Cuflic Basso (Laura), Jacob Olesen (Ranger) e Suleman Ahmed (Idrees).
È un film di resilienza, speranza e rinascita. La piccola comunità, fatta di italiani e stranieri sfida la burocrazia e gli attacchi per realizzare il proprio sogno
Il film di Anna Di Francisca racconta una storia di resilienza, speranza e rinascita. Di fronte a una calamità naturale potente, come il terremoto, una piccola comunità ne può uscire unita e più forte di prima. Attraverso l’intuito imprenditoriale, il sindaco e i suoi abitanti sfidano la burocrazia, le paure, i luoghi comuni e gli attacchi di chi contrasta la sua idea. Lorenzo si fa interprete di un cambiamento che coinvolge tutti, italiani e stranieri. La storia di chi ha perso tutto, come i cittadini del piccolo borgo umbro, non è poi così lontana da quella dei migranti che vengono da lontano. Tutti si mettono in discussione, tutti si danno da fare, aiutandosi gli uni con gli altri, per il bene comune.
I migranti fanno parte della comunità e contribuiscono a trasformare il piccolo borgo in una bolla da difendere
La rinascita passa dal dolore e non guarda il colore della pelle. Le culture altre, quelle che ci sembrano più lontane, sono più vicine che mai. Anche loro fanno parte della comunità e portano la loro curiosità intellettuale e culturale mettendola al servizio della comunità. Il ristorante umbro, senegalese e pakistano diventa incontro, ricchezza e condivisione. L’integrazione da probabile diventa possibile, e il borgo umbro diventa così una bolla, un luogo isolato, sospeso e protetto da difendere da tutti, anche da chi sembra muoversi nella stessa direzione, ma non lo fa.
La bolla va difesa anche da Silvia, figura ambigua che agisce sotto traccia, ma che sfrutta il dolore per promuovere se stessa
La presenza di Silvia ci spinge a cogliere un altro aspetto del film: personaggio ambiguo, la psicologa Silvia arriva nella comunità per dare supporto, si avvicina anche sentimentalmente al sindaco Lorenzo, ma sfrutta il dolore per promuovere la propria immagine. Il suo comportamento, anche se non sembra, tende però a minare la bolla e quell’equilibrio faticosamente raggiunto. Occorre difendere la bolla, se così si può dire, anche da chi vive di apparenze e di vacuità digitali. Insomma, per rinascere davvero bisogna spegnere lo smartphone e riaccendere la speranza.
Andrea Magliocco



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