La Mandragola di Machiavelli al teatro Quirino. La Mandragola è una pianta erbacea perenne alle cui radici, tossiche, erano un tempo attribuite virtù magiche. Tali virtù, sono alla base di questo molto interessante lavoro di Nicolò Machiavelli che Guglielmo Ferro porta in scena dal 7 al 19 aprile al teatro Quirino in versione “modernizzata”.
La Mandragola di Machiavelli al teatro Quirino
“ La Mandragola” di Machiavelli al teatro Quirino. Questo interessante lavoro di Nicolò Machiavelli che Guglielmo Ferro porta in scena dal 7 al 19 aprile al in versione “modernizzata”, ambientandola non nella Firenze del 1504, ma in un presente dominato dalla finanza, dal profitto e dall’apparenza. In sostanza una feroce satira del capitalismo dominato dall’apparenza che gestisce ogni tipo di beffa. In effetti, nella versione di Machiavelli, Callimaco intesse una beffa ai danni dello sciocco Messer Nicia, per sedurne la moglie Lucrezia, dimostrando quanto sia vero il contenuto dell’originale millecinquecentesco, dominato dall’egoismo e dalla corruzione, dove il fine giustifica i mezzi, e il successo personale vale molto di più dei principi etici.
Quattro i personaggi principali in scena
Quattro i personaggi principali: Callimaco, Messer Nicia, sua moglie Lucrezia e frà Timoteo: il primo è un manager privo di qualsiasi senso morale che si innamora di Lucrezia circuendola in ogni modo lecito o meno. La coppia formata da Messer Nicia e da Lucrezia, è una coppia all’interno della quale lui, non appare in grado di seguire i cambiamenti del mondo, per quanto è ossessionato dal salvaguardare, la sua reputazione e di riuscire ad avere un erede mentre Lucrezia è una donna scontenta del suo matrimonio, incline a cedere alle pressioni di Callimaco con il “ benestare” o meglio i “consigli” di frà Timoteo che si nasconde dietro le sue conoscenze di morale, per dare senso positivo ad ogni azione, anche la più spregiudicata. Ai quattro sopra descritti si affianca Ligurio, un faccendiere che sfrutta i meccanismi del potere a lui ben noti per servirsene senza mai esporsi basandosi sul principio, del tutto tipico del Machiavelli autore, che “il fine giustifica i mezzi”.
Prevedibile la conclusione della commedia rappresentata
Prevedibile la conclusione della commedia rappresentata: Lucrezia cederà a Callimaco e suo marito Nicia, da stolto, si fregierà del fatto di aver creato un suo “delfino” che, però, risulterà il simbolo di un potere assolutamente privo di consistenza dando vita, tutti i personaggi citati, ad un insieme di amare considerazioni – sia pure esposte in chiave comica – per dimostrare che: a) il potere di Callimaco viene usato come manipolazione dell’essere umano in quanto “ oggetto “, b) la dotta morale di frà Timoteo non è altro che uno strumento colmo di retorica utilizzata per raggiungere un fine amorale, c) il corpo di Lucrezia ed il desiderio della stessa corrispondono sostanzialmente ad una merce di scambio, d) la vittoria di Callimaco sulle “ resistenze “ di Lucrezia segna la vittoria dell’intelligenza priva di morale.
Maurizio Micheli in grande forma insieme a Antonella Piccolo che recita alla perfezione
Sia pure con un palcoscenico dall’aspetto minimalista e naturalmente modulare, ripetitivo con accenni ai modernismi utilizzati dalla finanza per conseguire i suoi fini, la commedia scorre sui binari di una apparente ma amara comicità con un Maurizio Micheli in gran forma ed una Antonella Piccolo che recita alla perfezione la parte del personaggio da lei interpretato. Anche tutti gli altri attori in scena, concorrono ad una recitazione che si segue abbastanza agevolmente valorizzata, dalla attenta ed efficiente regia di Guglielmo Ferro.
Andrea Gentili



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