Riccardo III all’Argentina. Tra le numerose ragioni della grandezza di Shakespeare, una è la capacità di inabissarsi nelle anime nere. Uscendone candido. E il cosmo teatrale del Bardo è riccamente popolato di figuri poco raccomandabili: Iago, Claudio, Macbeth e Shylock, solo alcuni tra gli esempi più celebri. E tra loro il duca di Gloucester non sfigura.
Riccardo III all’Argentina con Maria Paiato

Riccardo III all’Argentina. Questa è l’ultima di quattro opere della tetralogia minore sulla storia inglese, scritta intorno al 1592, e studiata e replicata in tutto il mondo come esempio non della forza archetipica del Sovrano (forte, energico, bello e sano) ma del fascino irresistibile della dis-torsione. In primis, fisica.
L’adattamento del testo di Shakespeare è di Angela Demattè

Con l’adattamento di Angela Demattè e la regia di Andrea Chiodi, il Riccardo III visto all’Argentina di Roma è, se si può dire, ancora più diabolico delle precedenti riduzioni. Esordisce con un Riccardo bambino, ammaliato e sognante, al suono di un carillon. Colpo basso, riuscitissimo. Vediamo il personaggio scivolare verso le spire del Male, conservando il volto dell’innocenza, a tratti del capriccio infantile. A dire che il Male trasfigurato può avere addirittura le movenze di un bambino.
Maria Paiato restituisce a Riccardo l’indomabile forza negativa del personaggio-nero dall’energia distruttiva

E quel volto e quelle posture apparentemente innocue sono da Maria Paiato perfettamente abitate, per l’occasione en travesti, restituendo a Riccardo tutta l’indomabile forza negativa del personaggio-nero dall’energia distruttiva. Basta uno sguardo, una postura, un movimento delle mani, la giusta modulazione della voce e inizia la danza di seduzione che fa muovere i personaggi e li attrae come falene alla luce, in cui il dis-eroe nero senza sforzi né sudore, piega le anime a suo piacere. Più che il Potere, poté il suo Esercizio. Il male è dentro l’umano, il male è l’Umano. Ma che Re, è mai quell’essere che venderebbe il proprio Regno per un cavallo? Nemmeno fosse quello di una giostrina infantile che gira al suono di un carillon.
Francesco Pistoia



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