C’eravamo tanto odiati. Al Teatro Golden di Roma, fino a domenica 8 febbraio, è in scena questa commedia scritta e diretta da Pino Ammendola.
C’eravamo tanto odiati di e con Pino Ammendola
Al Teatro Golden di Roma, fino a domenica 8 febbraio, è in scena questa commedia scritta e diretta da Pino Ammendola, che lo vede protagonista, con Franco Oppini, Annalisa Favetti e Marco Gabrielli.
C’eravamo tanto odiati – il contesto
Una coppia comica amatissima dal pubblico, un successo travolgente e poi uno scherzo finito male che cambia tutto: uno dei due, Dino Ventura (Pino Ammendola), cade dal palco, resta offeso ad una gamba per colpa dell’altro, Franco Vinciguerra (Franco Oppini) e tra i due esplode un odio profondo che li separa da oltre vent’anni. Da questo presupposto, prende vita uno spettacolo che alterna risate travolgenti, a momenti di intensa profondità emotiva.
C’eravamo tanto odiati– la trama
Costretti a rincontrarsi per l’appunto dopo più di vent’anni, i due comici si ritrovano nella saletta privata di un lussuoso ristorante d’albergo, L’albero, aperto quella sera solo per loro, convocati per discutere una proposta milionaria. Una reunion destinata ad una trionfale tournée negli Emirati Arabi. Ad affiancarli ci sono un giovanissimo maitre, Dino (Marco Gabrielli), fan sfegatato proprio di Dino Ventura (da qui lo stesso nome del comico messo dalla mamma, anche lei ammiratrice di Ventura) e la segretaria tuttofare Jane (una spumeggiante e fascinosa Annalisa Favetti).
Aspettano tutti per cenare il manager Godotti (ogni allusione è puramente casuale, facendo riferimento alla commedia Aspettando Godot di Samuel Beckett, perché forse non arriverà mai). Ma qui il vero nodo non è la proposta milionaria da parte di un Principe di Dubai e neanche il denaro. Piuttosto è il peso di ciò che non è mai stato affrontato. Lo scontro è inevitabile e diventa il motore comico dello spettacolo, con battute pungenti, schermaglie feroci, differenze caratteriali evidenti e tempi comici perfetti, che suscitano risate genuine e continue.
Un testo divertente con una regia abile e ingegnosa
Con il progredire della serata emergono verità taciute, rimpianti e ferite mai rimarginate, rivelando la solitudine esistenziale che accomuna entrambi. I due comici dietro la maschera dell’odio rivelano una fragilità disarmante fatta di occasioni mancate e di una fama che non ha saputo proteggere nessuno dei due dalla deriva personale.
Quando tutto sembra portare ad una riconciliazione, l’anziano manager cade con l’aereo che lo stava portando da loro e il locale ormai vuoto con gli addetti alla cucina andati via, fanno da cornice ad un gesto imprevedibile del giovane maitre, che passa da fan sfegatato a figlio deluso da Dino Ventura (ma poi si chiarirà l’equivoco), suscitando un vero colpo di scena. Un atto che smaschera segreti inconfessabili e conduce la storia verso un finale sorprendente, capace di trasformare la tragicomicità in tenerezza e malinconia, mentre la segretaria del manager, affranta dall’incidente aereo, tenta invano di mantenere il controllo della situazione.
Bravissimi i quattro protagonisti di questa pièce
La regia di Pino Ammendola è abile e ingegnosa, capace di gestire un ritmo sostenuto in una scenografia essenziale, un ristorante di un albergo. Bravissimi i quattro protagonisti di questa pièce. A cominciare dallo stesso Pino Ammendola, qui in duplice veste di regista e attore, e Franco Oppini: loro sono al centro di un serrato “batti e ribatti”, con una menzione particolare per la comicità basata su scambi brillanti e, a volte, buffi errori di linguaggio. Magistrale l’interpretazione di Annalisa Favetti, nel ruolo della segretaria Jane: il suo personaggio ha tante sfumature, sfaccettature, passando dal comico al drammatico, che dimostrano che l’attrice è maturata professionalmente e attorialmente e ben si compenetra nel ruolo che interpreta. Bravo anche Marco Gabrielli che, pur avendo un ruolo marginale, già dimostra di essere padrone della scena e in futuro sarà un valido attore.
Uno spettacolo imperdibile che fa ridere ed emozionare
Partendo da una comicità dichiarata, C’eravamo tanto odiati, senz’altro imperdibile, da vedere, accompagna il pubblico in una riflessione lucida e autentica sull’amicizia, sul successo e sulla solitudine, dimostrando come né l’arte né la forma riescono a colmare certi vuoti. Uno spettacolo che fa ridere, emozionare, lasciando il pubblico rasserenato, con un sorriso e una nuova consapevolezza.
Giancarlo Leone



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