Al teatro Quirino va in scena “Il medico dei pazzi“. Questa è una delle più divertenti farse di Eduardo Scarpetta, una macchina perfetta dell’equivoco. In palcoscenico sino all’11 gennaio 2026.
Al teatro Quirino va in scena Il medico dei pazzi
Al teatro Quirino va in scena Il medico dei pazzi. Questa è una delle più divertenti farse di Eduardo Scarpetta, una macchina perfetta dell’equivoco. Don Felice Sciosciammocca, ricco proprietario terriero – un po’ ignorante, molto ingenuo e irrimediabilmente provinciale – da anni finanzia gli studi di suo nipote Ciccillo, il quale gli racconta di essersi laureato in medicina e di dirigere un prestigioso manicomio.
Il medico dei pazzi – la trama
Ma a Don Felice, sebbene ingenuo, sorge un dubbio e decide di recarsi a Napoli insieme alla sua invadente moglie per verificare de visu quanto sostenuto dal nipote. Ciccillo viene a conoscenza della iniziativa dello zio, ed inventa una enorme menzogna sostenendo, che la pensione Stella – nella quale vive, indebitato e moroso – sia un istituto psichiatrico all’interno del quale i residenti sono i suoi pazienti. Scatta così un insieme divertentissimo di equivoci e di paradossi, degni della migliore tradizione teatrale napoletana: Sciosciammocca è convinto di essere veramente in una clinica psichiatrica ed assiste alle esibizioni di personaggi inventati si, ma ingegnosamente appartenenti ad un meccanismo complicato, che forma una esilarante galleria di personaggi.
La commedia viene rappresentata in occasione del centenario della morte dell’autore
La commedia viene rappresentata in occasione del centenario della morte dell’autore, con la regia di un ottimo Leo Muscato, il quale riesce a dar vita al pensiero di Scarpetta, spostando l’ambientazione negli anni ’80 del secolo precedente e facendo un riferimento nemmeno tanto velato a quella legge Basaglia che mezzo secolo fa abolì i manicomi: i matti veri sono fuori, non dentro gli ospedali psichiatrici.
Un finale di quelli ad happy end in cui il protagonista scopre di essere truffato
Anche se il finale di questa farsa poterebbe rientrare fra quelli definibili “a tarallucci e vino” in effetti, appare più crudo in quanto l’amarezza provata da Don Felice, nello scoprire di essere stato truffato concretizza una morale universale e degna, purtroppo, anche dei nostri tempi e non solo. Forse il vero matto è proprio lui perché troppo ingenuo.
Un testo comico ma colmo di significati morali
Insomma, un testo comico ma colmo di significati morali, che un’ottima Compagnia quale è quella de “I due della città del sole”di Mauri e Sturno esalta e rende attuale, pur restando nei limiti di una familiare comicità creativa che avvince e diverte. Come non evidenziare il personaggio della proprietaria della pensione, che cerca a tutti i costi di trovare un marito per la propria figlia, il violinista fallito, che sogna di andare all’estero in cerca di fortuna, il vigile urbano convinto di essere vittima di scherzi, il fratello del direttore della pensione che come attore teatrale, prova ripetutamente il ruolo di Otello o il personaggio della vedova inconsolabile?
Tra tutti gli interpreti primeggia Gianfelice Imparato
Tra tutti gli interpreti primeggia Gianfelice Imparato, un eccezionale interprete di Sciosciammocca, convincente, serio nella sua ingenua incredulità e divertente al tempo stesso, accompagnato da una serie di altri attori che, giustamente, la locandina del lavoro in scena al Quirino fino al prossimo 11 gennaio 2026, pone in ordine alfabetico in quanto tutti, nessuno escluso, di pari valore.
Andrea Gentili



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