Michela Andreozzi è tutta da aggiustare?. Al Teatro Manzoni di Roma, fino a domenica 9 novembre, è in scena l’attrice romana con un divertentissimo testo da lei scritto con Giorgio Scarsellie la regia di Enrico Maria Lamanna.
Michela Andreozzi è tutta da aggiustare?
Michela Andreozzi e’ tutta da aggiustare? Al Teatro Manzoni di Roma, fino a domenica 9 novembre, è in scena l’attrice romana con un divertentissimo testo, da lei scritto con Giorgio Scarselli e la regia di Enrico Maria Lamanna, Tutta da aggiustare. Sul palco, come una bambola a grandezza naturale, che ricorda molto Barbie, l’attrice diventa il simbolo del mondo perfetto dal quale liberarsi per ritrovare la propria autenticità stropicciata, ironica e luminosa. Tanti temi contemporanei, affrontati con leggerezza ed intelligenza.
Michela Andreozzi è in scena accompagnata dal Maestro Greggia
Accompagnata dal Maestro Greggia che suona e fa cantare all’Andreozzi canzoni famose, Ballo Ballo di Raffaella Carrà, Pelle diamante di Marcella, Che sia benedetta, nel finale, di Fiorella Mannoia, tutte contestualmente legate al tema del monologo, l’attrice dà vita ad un esilarante monologo a più voci, dove si ritrovano in un piacevole mix, l’adulta insicura, la bambina distratta, la madre giudicante preoccupata che la sua Michela mangi, la maestra elementare dal dialetto calabrese stretto, la fata Madrina e la voce della cattiva coscienza.
La pièce è un flusso teatrale sentimentale, ironico, struggente
Un flusso teatrale sentimentale, ironico, struggente, che si dipana attraverso ricordi scolastici, con pagelle stropicciate, e traumi quotidiani, pranzi mai digeriti con i finocchi gratinati, sogni forse mai realizzati o in aspettativa, per raccontare in maniera genuina la fatica di sentirsi “a posto”. Le frasi che spesso dicevano alla mamma dell’Andreozzi bambina erano un classico: “E’ intelligente, ma non si impegna”, “Non sta attenta”, “Si distrae facilmente”, frasi rimaste nella memoria di molte donne che, come la protagonista, non hanno mai avuto una valutazione, una spiegazione, ma solo una sensazione di manchevolezza.
Michela attraversa un’infanzia scomposta, sconnessa, disorganica per finire in un’età matura
Michela attraversa un’infanzia scomposta, sconnessa, disorganica per finire in un’età matura, adulta con bollette da pagare, sogni sopiti messi sottochiave, fino ad arrivare ad un punto dove tutto va in frantumi e poi si ricompone, non perché si aggiusta, ma perché finalmente ci si riabbraccia, per ricercare, forse, le proprie imperfezioni. Il racconto, accompagnato da musiche note e da una scarna ma efficace scenografia curata da Marcello Di Carlo, si snoda tra autoironia e profondità, riflettendo sulla cultura Woke, l’ansia della performance, la scorrevolezza dei ruoli.
Ottima e sapiente la regia di Enrico Maria Lamanna
Con l’ottima e sapiente regia di Enrico Maria Lamanna e la produzione di Marioletta Bideri, Tutta da aggiustare non è solo uno spettacolo teatrale, ma un proclama di verità schietta. Un invito, specialmente indirizzato alle donne, di accettare le proprie “deformazioni”, le proprie “alterazioni” e a riconoscere che nessuno è perfetto, normale.
Tutta da aggiustare, è uno spettacolo senz’altro da vedere, imperdibile, perché oltre a far ridere fa anche riflettere
Tutta da aggiustare, uno spettacolo senz’altro da vedere, imperdibile, perché oltre a far ridere fa anche riflettere, portando in scena una verità senza filtri, come la voce di qualcuno che realmente ha deciso di ascoltarsi.
Giancarlo Leone



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