La vedova scaltra di Goldoni al Quirino con Caterina Murino. Ottimo, ed anche atteso, il ritorno dell’autore veneziano, in questo teatro con un’opera dal valore storico, perché rappresenta il punto di passaggio tra la commedia dell’arte basata sulla improvvisazione – con personaggi psicologicamente definiti e operanti sulla base di testi scritti – e la commedia di carattere, genere teatrale che si focalizza sulla rappresentazione di un personaggio, con un particolare difetto o tratto esagerato, invece che su intrecci complessi.
La vedova scaltra di Goldoni al Quirino con Caterina Murino
La vedova scaltra di Goldoni al Quirino con Caterina Murino. Nello specifico il titolo in scena, che rappresenta il vero Goldoni, introduce anche alcune innovazioni anticipando, già nel 1748, una tema oggi di stretta attualità: quello della donna fiera e corteggiata, protagonista del proprio destino ed in grado di abilmente manipolare la scena, operando e decidendo lasciandosi guidare dai propri sentimenti piuttosto che, obbedendo a criteri di pura razionalità.
La vedova scaltra – trama
Rosaura, una giovane e ricca vedova veneziana che vorrebbe risposarsi, ha quattro pretendenti di quattro diverse nazionalità: Milord Runebif (inglese), Monsieur Le Bleau (francese), Don Alvaro di Castiglia (spagnolo), e il Conte di Bosco Nero (italiano). Ciascuno dei quattro le fa una corte assidua; l’inglese le fa avere come regalo un diamante, il francese un ritratto, lo spagnolo l’albero genealogico della sua famiglia, mentre l’italiano le invia una lettera d’amore con accenni di gelosia. Per far recapitare i loro messaggi o regali, i pretendenti si servono di Arlecchino.
Una giovane ricca vedova contesa tra quattro pretendenti
Rosaura è indecisa: trova l’inglese eccessivamente generoso, il francese troppo galante, lo spagnolo appena rispettabile, l’italiano appassionato. Decide pertanto di mettere alla prova i loro sentimenti, presentandosi a ciascuno di loro mascherata nelle vesti di una connazionale attraente e disposta all’avventura amorosa. L’unico dei quattro che le risulterà fedele, sarà il conte italiano, e pertanto il matrimonio avverrà con quest’ultimo. La commedia si conclude con Runebif (l’inglese) e Le Bleau (il francese) che si congratulano con l’italiano, mentre lo spagnolo se ne va indispettito.
Il lavoro in scena fino al 7 dicembre prossimo è con la regia di Giancarlo Marinelli
Il lavoro in scena fino al 7 dicembre prossimo con la regia di Giancarlo Marinelli è veramente un capolavoro dell’architettura comica e storica goldoniana . Comica perché la recitazione, particolarmente quella di Arlecchino (un più che ottimo Enrico Bonavera) che confonde nemmeno tanto inconsciamente, ma per interesse economico servitori e padroni, appare colma di una satira perfetta ed accattivante. Storica, perché forte è il richiamo alla desiderata immortalità della città di Venezia nella quale si svolge l’intera commedia; da parte sua Rosaura (Caterina Murino, perfetta) si destreggia abilmente tra le intricate situazioni che soltanto nel finale si concluderanno, proprio alla maniera di Goldoni, che con questo abile lavoro (il terzo della sua opera di riforma del teatro ) si conferma un autore assolutamente rivoluzionario.
A fianco della bravissima Murino un cast d’eccezione con in evidenza Enrico Bonavena
A fianco della bravissima Murino, un cast d’eccezione composto, oltre che dal già citato
(Arlecchino), Giorgio Borghetti, Mino Manni, Patrizio Cigliano e Serena Marinelli e da altri personaggi minori tutti ben diretti, interpreti perfetti di trame ben congegnate, all’interno di una scenografia adatta opera di Fabiana Di Marco che ospita costumi altrettanto adatti opera di Nicolao Atelier Venezia. Da rilevare, gli effetti dei movimenti dell’acqua della laguna realizzati tramite perfetti giochi luce.
Una commedia divertente e che fa riflettere
Il risultato della commedia è che pur dovendo osservare debolezze e vizi umani, il pubblico si diverte ed é seriamente indotto a riflettere.
Andrea Gentili



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