L’importanza di chiamarsi Ernesto alla Sala Umberto

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L’importanza di chiamarsi Ernesto alla Sala Umberto

L’importanza di chiamarsi Ernesto alla Sala Umberto. In questo teatro fino al 2 novembre, è in scena questo spettacolo di Oscar Wilde.

L’importanza di chiamarsi Ernesto alla Sala Umberto

L’importanza di chiamarsi Ernesto alla Sala UmbertoL’importanza di chiamarsi Ernesto alla Sala Umberto. In questo teatro fino al 2 novembre, è in scena questo spettacolo di Oscar Wilde, con una messinscena che ancora funziona, diverte e scorre con fluidità. Con l’ottima regia di Geppy Gleijeses, la pièce vede protagonisti principali Giorgio Lupano, Luigi Tabita e la magistrale Lucia Poli.

Un’opera piena di comicità e di battute al fulmicotone

L’importanza di chiamarsi Ernesto alla Sala UmbertoSeppur datata, la pièce con la traduzione di Masolino d’Amico, per la sua eleganza, maestria e musicalità sembra moderna. Quest’opera non è solo piena di comicità, fatta di equivoci, false identità e battute al fulmicotone: è un vero e proprio testo sovversivo scritto da chi della doppia identità aveva fatto esperienza esistenziale, prima ancora che letteraria.

Uno spettacolo con ottimi attori ben preparato

L’importanza di chiamarsi Ernesto alla Sala UmbertoSe poi assistiamo alle esilaranti, azzeccate ed ironiche prove di ottimi attori come Lucia Poli, Giorgio Lupano e Luigi Tabita, cosa possiamo dire se non che ci troviamo di fronte ad uno spettacolo ben preparato, mai pretenzioso e connesso alle intenzioni originali. L’ottima impostazione del regista è stata quella di non aver voluto divertire a tutti i costi, tradendo l’ironia di Wilde concessa senza esagerazioni, lasciando che venisse capita dal pubblico. Molto divertenti gli equivoci dei due amici bugiardi: Jack, che si scoprirà chiamarsi davvero Ernesto, e Algy che, per scappare dalla noia e dall’ipocrita società inglese dell’epoca, fingono esistenze false, mentendo sulle loro identità per conquistare le donne che amano. A loro si contrappongono gli opportunismi e i falsi sentimentalismi di Lady Bracknell, la zia di Algy, che divertono il pubblico ma senza esagerare.

Il cast della pièce è superbo con Giorgio Lupano che è stato impeccabile

L’importanza di chiamarsi Ernesto alla Sala UmbertoIl cast è superbo: il Jack Worthing di Giorgio Lupano è stato impeccabile. Il suo personaggio è perfetto, mostrando un uomo sprovveduto, zuzzurellone, ma simpatico. Così come simpatico, affabile si è rivelato Luigi Tabita (Algy) con i suoi sguardi astuti, sagaci, maliziosi, con sorrisi furbastri, con freddure dette con compiacenza e sottile crudeltà senza mai eccedere. Gli scambi tra loro sono pungenti, intelligenti e precisi e i due protagonisti si compensano a vicenda. Quando Giorgio Lupano è più lineare, divertente, Luigi Tabita ci fa vedere il lato cinico e dandy di Algy e viceversa. Ottime anche le performance con le schermaglie tra la Gwendolen di Maria Alberta Navello e la Cecily di Giulia Paoletti. Tra loro le baruffe amorose raggiungono il top e le due giovani attrici gestiscono con leggiadria sia i momenti di tensione che quelli prettamente femminili.

Magistrale Lucia Poli che interpreta Lady Bracknell

L’importanza di chiamarsi Ernesto alla Sala UmbertoMagistrale Lucia Poli: la sua Lady Bracknell mostra perfettamente la società vittoriana, tormentata dalle convenzioni e lo fa con una tale “vis comica” che il pubblico ride di cuore. La sua recitazione è perfettamente teatrale, sottolineando i paradossi di Oscar Wilde con cambi di voce e di ritmo. Anche i personaggi interpretati da Riccardo Feola, Bruno Crucitti e Gloria Sapio sono ben evidenziati: il maggiordomo, la governante e il reverendo sono importanti per questo lavoro ben confezionato da Geppy Gleijeses, che restituisce al pubblico il testo di Oscar Wilde con rispetto ed intelligenza.

Belle le scene di di Roberto Crea e ben curati i costumi di Chiara Donato

L’importanza di chiamarsi Ernesto alla Sala UmbertoLe belle scene di Roberto Crea riproducono con raffinata eleganza, l’ambiente salottiero vittoriano senza appesantirlo troppo: ci sono divani damascati, tavolini per il the che ricordano il mondo dell’alta borghesia londinese di fine ‘800. Ben curati i costumi di Chiara Donato. Ad esempio il tight impeccabile di Jack, gli abiti sontuosi ma mai eccessivi di Lady Bracknell, i vestiti chiari e romantici delle due giovani innamorate.

Uno spettacolo imperdibile in scena a Roma sino al 2 novembre

L’importanza di chiamarsi Ernesto alla Sala UmbertoL’importanza di chiamarsi Ernesto, uno spettacolo sicuramente da vedere, fino al 2 novembre, imperdibile, raffinato, dove tutti gli attori sono ben compenetrati nei loro ruoli divertendo senza eccedere il pubblico

Giancarlo Leone

 

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