A tu per tu con Massimo Giletti

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A tu per tu con Massimo Giletti

A tu per tu con Massimo Giletti. Dopo la conferenza stampa di presentazione della seconda edizione de Lo Stato delle cose, Visum ha incontrato Massimo Giletti, giornalista e conduttore di questo programma, in onda su Rai 3, in prima serata, dal 21 settembre

A tu per tu con Massimo Giletti

L’incontro, è stata un’ottima occasione per riflettere con Giletti sul suo modo di intendere l’informazione. Nell’intervista, sono scaturiti interessanti spunti di riflessione al fine di immaginare, nel futuro, la nascita di programmi, informativi transmediali, capaci cioè di adattarsi a diversi media. Un modo, questo, per andare incontro ai giovani, e coinvolgerli sempre di più nella narrazione del racconto giornalistico. 

Massimo Giletti, ne Lo stato delle cose lei dà voce a tutti: si definisce un giornalista polifonico?

“Fare la battaglia per portare Santoro in televisione, che è l’antitesi dell’uomo di governo e del megafono del potere, racconta quella che è la mia idea di televisione. Io penso che sia un dovere, soprattutto quando lavori in una Tv pubblica, fare il massimo sforzo per portare in tv chi è lontano dal governo. Io ho le mie idee politiche, ma ho sempre vissuto per dar voce a chi non ha voce, alle persone che sono dimenticate, agli ultimi, a quelli che lottano e che fanno battaglie. Io chiamavo persone che non avevano spazi in altri programmi”.

Come fare per far appassionare i giovani al giornalismo d’inchiesta?

Lo stato delle cose dal 22 settembre su Rai 3“Non credo che i giovani fuggano dal giornalismo d’inchiesta, perché un po’ tutti si interessano delle battaglie. E’ complicato portare i ragazzi a vedere la televisione, perché hanno altri strumenti. Vivono con i telefonini, quindi rivivono dei pezzi di televisione. Devi essere bravo a portare quei pezzi di televisione, all’interno del loro sistema di vita. Se fai cose di qualità, inchieste forti, loro vanno a vederle. Vanno a vedere un minuto, due minuti, però sanno che ci sei e che lotti. Io quando vado nelle università, trovo persone intelligenti che seguono programmi di approfondimento. Non ho avuto questa sensazione di perdita di interesse. Non dobbiamo fare tutti i format uguali, loro cercano la diversità. Per questo bisogna andare sulla diversità e fare un prodotto diverso”.

Per attirare i giovani, l’obiettivo è quello di far sì che anche Lo stato delle cose possa essere un prodotto transmediale?

“Questo è il percorso che si deve fare insieme alla Rai. Sarà la battaglia di quest’anno: riuscire a far capire che qualcosa non va. La Rai deve capire che si può fare molto di più di quello che è stato fatto fino ad ora, però c’è bisogno del sostegno dei vertici. A Raiplay c’è il dottor Ciannamea, che incontro oggi pomeriggio (mercoledì 17 settembre ndr.). Bisogna assolutamente sviluppare e potenziare di più quello che si produce, perché poi è questo quello che (i giovani Ndr.) cercano. Del tuo prodotto cercano passaggi forti, strong.

Questo significa realizzare un prodotto omnibus, che va bene tanto per la tv generalista quanto per il digitale. E’ questa la scommessa e la sfida della Rai?

Lo stato delle cose dal 22 settembre su Rai 3“Sì. E questa è una sfida che deve vincere. Però per vincerla devi metterti a tavolino, a ragionare, e a vedere come si può fare.”

Però siamo sulla buona strada…

Lo stato delle cose dal 22 settembre su Rai 3“Oggi (mercoledì 17 settembre) lo saprò. Per il resto possiamo dire che Raiplay è molto vista, è molto seguita, quindi è su quella strada. Quando hai una Ferrari bisogna farla andare come una Ferrari, non coma una Cinquecento”.

Andrea Magliocco  

                    

 

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