E non rimase nessuno al teatro Ciak di Roma

0

E non rimase nessuno al teatro Ciak  di Roma. Questo teatro ospita per tutte le festività natalizie, fino al 9 gennaio, il capolavoro di Agatha Christie, che tiene il pubblico con il fiato sospeso, dall’inizio alla fine. In scena due grandi nomi del Teatro italiano, Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, affiancati dagli attori del Teatro Stabile del Giallo. La regia è firmata da Anna Masullo.

E non rimase nessuno al teatro Ciak di Roma. In questo teatro per tutte le festività natalizie fino al 9 gennaio, con una serata davvero speciale per Capodanno, va in scena il capolavoro di Agatha Christie, che tiene il pubblico con il fiato sospeso, dall’inizio alla fine.

In palcoscenico due grandi nomi del Teatro italiano, Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, affiancati dagli attori del Teatro Stabile del Giallo: Massimo Reale, Linda Manganelli, Mario Scaletta, Ruben Rigillo, Fabrizio Bordignon, Enrico Ottaviano, Francesco Maccarinelli, Giuditta Cambieri. La regia è firmata da Anna Masullo.

E non rimase nessuno al teatro Ciak di Roma

Lo spettacolo è un’avvincente escursione all’interno della mystery novel per eccellenza. La scrittrice Agatha Christie ha considerato questo capolavoro, meglio conosciuto come Dieci piccoli indiani, la più complessa delle sue opere. E a giusta ragione. Un thriller di tale perfezione non poteva non richiedere una totale dedizione e fatica da parte dell’autrice.

Un capolavoro di Agata Christie in scena al Ciak

Il giallo più venduto in assoluto, più di 110 milioni di copie. La Christie applica il virtuosismo logico “dell’enigma della camera chiusa”; consistente nella costruzione di un crimine apparentemente irrisolvibile, commesso in un luogo impenetrabile e senza possibilità di fuga per l’assassino.

 

Tutti sono lì, sulla riva di Indian Island, provenienti ognuno dalle proprie vite senza mai essersi conosciuti prima. Arrivano tutti con delle piccole valigie, come a voler lasciare sulla terraferma il peso di un bagaglio molto più grosso. Ma quel pesante fardello, che li ha accompagnati, si è accomodato in quelle piccole valigie ed è approdato sull’isola con loro, perché il senso di colpa non li abbandona mai.

 

Un grande Mariano Rigillo nella parte del giudice

 

Dieci persone hanno unito i loro destini ancor prima di conoscersi, macchiandosi di crimini che nessuna giustizia ha mai potuto punire. Sarà su quell’isola, che ben presto si rivelerà un’inesorabile e letale trappola per tutti, che i dieci tireranno fuori il loro più profondo essere mettendosi definitivamente a nudo di fronte a quel giudice. Quel “guardiano della soglia” (interpretato egregiamente da Mariano Rigillo, divertito e sornione) che li ha attesi per giustiziarli. E alla fine, si farà giustizia anche lui su sé stesso per non averli giudicati prima.

 

 

Ottima rappresentazione, dove gli attori sono ben compenetrati nei loro ruoli. A cominciare, per l’appunto, da Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, che regala al suo personaggio molteplici sfumature, alle quali non è estranea un’ironia di fondo.

 

 

Lo spettacolo fila via, inesorabile e accattivante, lungo la strada tracciata dalla Christie e si mantiene sempre nella carreggiata delle tematiche che la scrittrice ha voluto far risaltare in questa sua magnifica sinfonia con delitti. Il senso di colpa e la necessità della giustizia, che va oltre i suoi confini, si delineano e prendono corpo sempre più chiaramente, nel corso della rappresentazione, assumendo connotazioni differenti, tingendosi di suggestioni sovrannaturali.

 

Si vedono l’essere umano, le pulsioni che lo animano, le giustificazioni con le quali si auto-assolve e cerca di staccarsi dall’ombra lunga del passato. Lo specchio davanti al quale queste dieci persone vengono messe, dalla voce che li accusa, può essere deformato da una volontà di giustizia poco chiara, sovrumana, insana e disturbata.

 

 

E quando inizia la decrescita dei personaggi, l’essere umano diventa una bestia diffidente e aggressiva, animata da un istinto primordiale di sopravvivenza, pronta a puntare il dito sull’altro che non riconosce più come suo simile. Da vedere, imperdibile.

Giancarlo Leone

Nessun commento