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Sanremo 2017: a sorpresa trionfa Gabbani

Sabato sera si è conclusa la 67° edizione del Festival di Sanremo. A sorpresa ha vinto e trionfato Francesco Gabbani. Solo al secondo posto, la cantante che davano per vincente, Fiorella Mannoia. Ermal Meta al terzo posto. Bellissima serata con tanti ospiti. Maurizio Crozza, per l’ultimo suo intervento, era sul palco dell’Ariston anche lui, nei panni del senatore Razzi. Zucchero ha scaldato tutti con il blues, rendendo omaggio a Pavarotti.

Sabato sera si è conclusa la 67° edizione del Festival di Sanremo e già si pensa alla prossima edizione.  Tutto archiviato come gli anni passati, ma come sempre porteremo nella nostra mente, nei nostri occhi le immagini che hanno contraddistinto questa edizione del Festival. Ricorderemo la gioia del vincitore Francesco Gabbani con Occidentali’s Karma, che sicuramente diventerà il tormentone dei prossimi mesi, il cantautore toscano che lo scorso anno si impose nelle Nuove Proposte con Amen. Solo seconda la favorita della vigilia, Fiorella Mannoia, con il brano Che sia benedetta, terzo Ermal Metal, anche Premio della critica Mia Martini per Vietato morire.

Se è vero che Sanremo è lo specchio televisivo del Paese, la sera del sabato, almeno in sala stampa, tutti sono apparsi divertiti, leggeri, veri. Il rapporto con la realtà è una delle possibili chiavi di lettura di questo mega show che invade i palinsesti e ancora riempie le strade di taccuini in cerca di autografi. Prendiamo la copertina di Maurizio Crozza, che ha giocato con il dono dell’ubiquità, prima in collegamento e poi lì personalmente sul palco dell’Ariston. Chi dei due era il vero? Dopo le polemiche diretta-non diretta, è a Milano o è a Sanremo, eccolo materializzato il comico genovese, il grande ritorno dopo il fatal 2013 quando il suo intervento fu sottolineato dai fischi. Crozza, in collegamento finto, con chissà dove, ha tirato la volata al Crozza in diretta sul palco dell’Ariston, truccato come il senatore Antonio Razzi.

Il bersaglio è Trump, attraverso le parole di Philip Roth, una garanzia: “Uomo ignorante nel governo, nella storia, nella filosofia, nell’arte, in possesso di 77 parole, di cui tre sono Ku Klux Klan. C’è chi con quattro parole ‘Fatti li c… tua’ è diventato senatore”. Il Crozza dal vivo ha battuto quello in collegamento, è vitale, brillante, ha scherzato con Conti che gli anticipa le battute e poi ha cantato: “Ti piace la pace? Attaccati al Trump”, dimostrando una volta di più che il teatro è vivo e lo spettacolo si fa con il corpo.

Hanno aperto la serata I Ladri di Carrozzelle, con le loro diverse abilità in armonia con Stravedo per la vita, con l’autoironia ci si dà una mano, anche se c’è il dolore per Piero Petrullo, morto suicida nell’anniversario della scomparsa di Luigi Tenco. Ancora gli Eroi del Quotidiano, poi l’ospite internazionale Zucchero. E’ stato lui ad illuminare di blues la scena con Partigiano Reggiano, a iniettare energia nei nostri nervi. Eccola, la musica vera, visto che lui è circondato da musicisti, veri giganti, che hanno lavorato con Beyoncé, Clapton.

Zucchero ha il dono della verità, è autentico quando ha ammesso: “Ero talmente depresso… leggevo Bukowski perché stava peggio di me”, quando ha raccontato di Luciano Pavarotti che gli si addormenta davanti, della cassetta di Miserere buttata nel camino, “ma non sapeva, il maestro, che ne avevo altre due in macchina”. Vero o no? Pavarotti è comparso in video, in un duetto fantastico, pucciniano, oltre la vita e la morte, la musica che unisce le anime.

Elodie, Zarrillo, Sylvestre, Mannoia, Samuel, Turci, Comello, la gara ha visto poche invenzioni compositive, alcune belle interpretazioni, tante canzoni che andranno nel dimenticatoio. Ricorderemo belle melodie, con le bellissime luci, una delle cose migliori di questa edizione, pari ai simpatici duetti e siparietti di Conti-De Filippi e di tante altre cose, a cominciare dai vari passaggi promozionali, dalle bellone senza senso, dai comici che non fanno ridere, quest’anno un po’ deludenti. Sanremo è anche Rita Pavone che ha intonato Cuore, con l’orgoglio dei suoi 72 anni, è la voce di Mina sullo spot danzato della Tim, è la voce di Tiziano Ferro al buio, è l’orchestra paraguayana dei ragazzi che hanno suonato con strumenti ricavati dai rifiuti. E’ la gioia di vivere, quella potente calamita, misteriosa e seducente che da 67 anni, porta a Sanremo fan da tutta Italia.

Gli ascolti. Ancora meglio delle altre quattro serate è stata l’ultima, quella che ha concluso la 67° edizione del Festival di Sanremo: sono stati 12.022. 000 i telespettatori a vedere l’ultima serata, con uno share del 58,4%. Un successo che non si vedeva da 15 anni. Carlo Conti, con il suo terzo ed ultimo Festival, ha bissato sé stesso. Non ci sarà un quarto Festival per il presentatore toscano, fiorentino doc. Si vocifera per la prossima edizione la conduzione di Paolo Bonolis, ma non sembra che Mediaset possa fare a meno di lui.

A meno che, come quest’anno è avvenuto per Maria De Filippi, non si ricorra a prestiti, la carta Bonolis sarebbe difficile da giocare per l’edizione del Festival 2018. A questo punto per la Rai si tratterà di trovare un asso nella manica, con in più il raffronto con tre edizioni pazzesche sul fronte degli ascolti, tutte e tre sempre in salita: il Festival del 2015 alla media del 48.6% di share, quello del 2016 al 49.6%, quello di quest’anno al 50.7%. Staremo a vedere.

Giancarlo Leone

Giancarlo Leone: Giornalista specializzato in teatro