Intervista a Elisabetta Cametti autrice di Muori per me

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Visum ha incontrato Elisabetta Cametti scrittrice giunta alla sua undicesima fatica letteraria, intitolata Muori per me edizioni Piemme

Per il tuo undicesimo romanzo tante novità, nuovo editore, nuova ambientazione e soprattutto nuovo genere. Quando hai capito che era giunto il momento del thriller psicologico?

Sono stati passi spontanei: il cambiamento spaventa, ma è nel cambiamento che si cresce. Volevo mostrare le contraddizioni, le ombre, i pericoli della società in cui siamo immersi e per farlo ho dato vita a personaggi diversi come le strade che hanno scelto: una fashion blogger, con il suo mondo solo all’apparenza perfetto, una veterinaria, che ogni giorno lotta contro la dura vita di montagna. Ma anche una libraia – dice la scrittrice – che ha trovato la libertà negli origami e una ex modella che ha perso la sua quando ha accettato di prostituirsi. Un narcisista. Una poliziotta votata alla giustizia eppure tormentata da un figlio bullo. Un medico consumato dai sensi di colpa. Un lupo e tante cicale. Vite che si incrociano tra le pieghe di un sistema di corruzione e comando, la cui scia di sangue conduce a una famiglia potente e dentro una delle più importanti maison della moda internazionale”. “Cadaveri ripescati dal lago, cacciatori seriali, giochi perversi, sostanze letali sconosciute. Una sola arma – continua – per impedire la strage: i social network. Perché c’è una voce che i soldi e il potere non possono ridurre al silenzio, quella che diventa virale. Una voce che neanche la morte può fermare”.

Distaccarsi dalle serialità non è semplice, e tu sei riuscita a farlo senza portare strascichi o riferimenti nella nuova storia. Tratti il tema della morte da diversi punti di vista e sotto differenti aspetti. Già il titolo ha varie interpretazioni?

Ti confesso una cosa: il titolo doveva essere un altro. Poi una sera, mentre rientravo dal lavoro in auto, nel buio e nel silenzio, mi si è acceso nella mente ‘Muori per me’. L’ho sentito come un brivido sulla pelle, come una stretta al cuore. Un suggerimento che arrivava dal profondo dei pensieri. Il titolo giusto per un romanzo tanto spietato. I personaggi che muoiono incontrano la morte per mano di qualcuno o per spirito di sacrificio. Vengono uccisi da chi li voleva possedere, da chi li usava come cavie di un gioco perverso. O vanno incontro alla fine nella speranza di salvare le persone a cui tengono. ‘Muori per me’ esprime l’anima del romanzo”.

Il romanzo apre a una coralità di personaggi ma è sulle due sorelle Ginevra e Francesca che si concentra di più la storia, quella che amava apparire scompare e lascia la scena all’altra che si mette sulle sue tracce. Diverse eppure molto simili. Al di là dei loro ruoli possiamo considerarle un personaggio sdoppiato, il doppio volto di una donna?

Ginevra e Francesca, la fashion blogger seguita da oltre trenta milioni di fan e la veterinaria di montagna. ‘Principessa’ e ‘dottoressa’, così si immaginavano da piccole, quando una sognava di diventare la donna più amata al mondo e l’altra di salvare gli animali. Entrambe ce l’hanno fatta. Perché mosse dalla stessa determinazione, dallo stesso coraggio. Dalla capacità di vedere l’orizzonte al di là del muro. Una è spregiudicata, l’altra crede nei valori. Ma nessuna delle due perde mai di vista il confine tra bene e male. Sanno che nulla vale più della propria coscienza, quella coscienza per cui sono pronte a sfidare il destino”.

Dalla dedica alla gazzella, al cane Orso, all’asina Bettina fino al lupo e alle cicale, sono tanti gli animali che entrano nella trama come denuncia, esempio ma anche come simboli?

In ogni mio romanzo gli animali hanno un ruolo centrale, perché credo che ce l’abbiano nella nostra vita. Abbiamo tanto da imparare da loro. Si fidano dell’istinto. Proteggono i propri cuccioli. Offrono sentimenti incondizionati. Sanno che stare in branco li può salvare. Non conosco né cattiveria né tradimento. Predano solo per sopravvivere”.

Come fai incontrare il lupo e le cicale?

A novembre dello scorso anno è scoppiato il caso Alberto Genovese e Terrazza sentimento. Un caso che ha sconvolto per la brutalità delle violenze consumate, ma anche perché ha portato alla luce il modello di festa degli eccessi, dove la droga è il piatto principale, il sesso si confonde con gli abusi e le ragazze vengono usate come bambole. Feste che si trasformano in trappole per giovani bellissime, attratte dal lusso, dal divertimento sfrenato, dai soldi facili. Dal desiderio di fare parte di quella che loro considerano una élite, che invece è solo il lato più infame del genere umano. Feste dove il proprietario di casa si nutre di senso di onnipotenza e di impunità”. “La trama di ‘Muori per me’ pare premonitrice del caso Genovese. Una storia che sarebbe potuta sembrare di pura fiction, se l’accaduto a Terrazza sentimento non fosse stato ripreso dalle telecamere e reso pubblico. Una trama dove i lupi incontrano le cicale. Dove i soldi comprano tutto e tutti. Dove la realtà supera la fantasia”.

Il mondo dei social, blog, influencer, followers nel romanzo lo affronti e lo indaghi con gli occhi di Ginevra. Quanto è facile cedere a ciò che appare e lasciarsi plagiare e che potere di manipolare le menti hanno i social?

Il mondo che racconto in Muori per me non è un’interpretazione, ma una fotografia. Nitida, con una perfetta messa a fuoco della scena. I social network non hanno rivoluzionato solo il modo di fare comunicazione, ma anche l’approccio alla vita: ormai sono diventati una parte integrante della quotidianità di ognuno di noi. Continuando a influenzare i nostri comportamenti, ci hanno cambiato la prospettiva e imposto nuovi punti di riferimento. Tanto da indurci a identificare il successo con il numero di follower. Ed è proprio questa distorsione della realtà che spinge alcune persone ad affidare ai social aspettative e sogni. Così succede alle ‘cicale’, protagoniste del romanzo. Ragazze che si lasciano ammaliare dai like, fino a confonderli con un segnale di notorietà. Quella notorietà per cui sarebbero disposte a tutto”.

 

Il silenzio è più volte raccontato e invocato. Il silenzio è salvezza?

Un attimo di silenzio ha un potere rigenerante immenso. È un freno alla velocità a cui stiamo viaggiando e una tregua dalla frenesia che ci consuma. Quando fuori di noi tutto tace, ricominciano a parlare i sensi. E recuperiamo l’equilibrio”.

 

 

 

Una torre e una montagna sono i due mondi opposti di Ginevra. Quanto è stato difficile immergerti in queste due realtà?

È stato necessario, perché Muori per me è il romanzo delle scelte senza ritorno, delle luci e delle ombre. Degli opposti. La montagna rappresenta la purezza di spirito, le gioie semplici, i valori veri. Milano è la metafora per descrivere tutti i volti umani, che spaziano dall’essere all’apparire”.

 

Coraggio e fiducia, intorno a questi due poli ruota la forza del romanzo?

Ti rispondo con una frase tratta dal libro. Gli antichi identificavano il coraggio con l’avere cuore. Perché è il cuore la casa delle virtù. Ed è nel cuore che troviamo la forza per affrontare l’incertezza di cui è fatta la vita. Non ha coraggio solo chi non teme il pericolo, chi combatte il nemico, chi sfida la morte. Non sempre il coraggio è tuffarsi nel vuoto o attraversare il fuoco. Spesso ci vuole coraggio per cercare l’orizzonte al di là del muro, per accettare il dolore quando sono finite le lacrime, per mostrare le cicatrici, per lasciare andare. Per ammettere di avere sbagliato, per chiedere scusa. Alcune volte il coraggio è decidere di fidarsi”.

L’indagine riguarda donne assassinate da un killer seriale e è compiuta in primis da Ginevra che indaga su se stessa sulle sue scelte e opportunità e da preda diventa cacciatrice, Francesca si mette sulle tracce della sorella in modo dilettantistico ma tenace ma c’è anche la poliziotta istituzionale Annalisa Spada, detective ma anche madre…

In Muori per me ho voluto mettere l’accento sulle protagoniste femminili. Tante donne, tutte imperfette, con i loro sorrisi e le loro cicatrici. Che vivono di passioni e sogni, mentre si trascinano sulle spalle il peso delle sofferenze subite e degli sbagli commessi. Donne con vite diverse, background differenti, posizioni sociali opposte, ma accomunate dalla forza di rialzarsi ogni volta che cadono e che qualcuno le schiaccia a terra”.

Le figure maschili emergono soprattutto nella seconda parte della storia, anche per loro hai spaziato offrendo al lettore uomini forti, deboli, ambiziosi ma anche romantici e sognatori a chi di loro ti senti più legata?

A quelli con più carattere: Logan, che decide di arruolarsi in Medici senza frontiere per dedicare la propria esperienza agli altri. E a Volfango, perché l’intelligenza del male è sempre affascinante”.

I detective made in Italy imperversano in tv, tu sei spesso in video a Mattino 5 e ti occupi di fatti di cronaca nera, hai mai pensato di vedere un giorno una delle tue serialità in televisione?

Ho iniziato a lavorare in modo concreto sulla trasposizione cinematografica dei miei romanzi. È un percorso lungo e in salita. Ma lo vivo come una sfida. Una bella sfida”.

Cristina Marra

 

 

 

 

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giornalista pubblicista, si occupa di critica letteraria da diversi anni con particolare riferimento alla narrativa giallo-poliziesca. È stata direttore artistico di numerosi festival tra Festival Lipari Noir, Arena Faletti di Ombre Festival, Calabria Noir Festival, Bologna on the road, le strade del noir, Festival del Giallo di Cosenza. È organizzatrice di diverse rassegne letterarie e ha scritto racconti noir presenti in diverse antologie.È Direttore della collana noir Emozioni d'inchiostro noir e Piccoli noir dell'editore Laruffa.

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