Parliamo di musica con Jacopo Trifone

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Un giovane musicista italiano spiega a Visum come nasce la colonna sonora di un film. Incontro con il compositore Jacopo Trifone.

Una volta il nostro era “Il paese della musica” per definizione. Chi conosce un minimo di storia in generale (meglio ancora se di storia della musica, da Guido d’Arezzo ai nostri tempi) sa bene che non si tratta solo di un modo di dire.

 

 

Purtroppo, tutti noi sappiamo pure che questo è per usi e malcostumi – e per scelta “politica” – un paese esportatore di cervelli. E, tra questi, di artisti, ovviamente. Diceva un Ministro dell’economia che con l’arte non si mangia… Se è vero che “carmina non dant panem” (lo sapevano già gli antichi romani), la cosa diventa ancora più drammatica nella nostra società: la totale mancanza di meritocrazia, infatti, ha indotto e induce molti talenti – specialmente quelli non muniti di… “santi in Paradiso”– a saltare su un aereo e cercare altrove delle opportunità che in Italia scarseggiano.

 

Tra queste realtà umane e creative, abbiamo scoperto quasi casualmente un giovane artista italiano, che lavora con l’industria cinematografica di Hollywood. E’ un musicista e compositore, si chiama Jacopo Trifone.

 

Nato e cresciuto a Roma, dopo la laurea in Italia ha deciso di seguire un Master all’Università di Miami per specializzarsi nella produzione di colonne sonore. E’ un corso di studi che fonde conoscenze del conservatorio, della musica elettronica e dell’industria del cinema. In altre parole, una materia molto particolare, che ha stuzzicato la nostra curiosità di giornalisti che sanno qualcosa di musica. Ovviamente abbiamo cercato di saperne di più… Ecco le risposte!

“Nel Master si trattano tutte le discipline che regolano questo mestiere; non solo la tecnica compositiva e l’essenziale supporto tecnologico, ma anche elementi di business legati all’industria del cinema. Una volta conseguito il Master – spiega Jacopo Trifone – ho iniziato a lavorare a Los Angeles nel team di Tom Holkenborg, che realizza da anni colonne sonore per Hollywood; penso che la preparazione avuta in America sia stata essenziale per affrontare questa sfida; a Hollywood la competizione è molto dura”.

Qual’è stata la tua esperienza finora?

“Negli ultimi due anni e mezzo ho lavorato in un ristretto team alle colonne sonore di Tomb Rider, Mortal Engines, Alita, Sonic, Terminator Dark Fate, Scoobydoo. Ho quindi avuto l’occasione di collaborare con personaggi come James Cameron, produttore di Alita e regista di Titanic e Avatar, e Peter Jackson regista di Mortal Engines e del Signore degli Anelli  Abbiamo spesso lavorato 7 giorni su 7 senza orari trascurando anche la vita privata, ma ne è valsa la pena. In precisa – in America la competizione è comunque molto dura, ma le soddisfazioni ripagano dei sacrifici; purtroppo in Italia difficilmente avrei avuto le stesse occasioni, considerando che ho solo 26 anni”.

Come volevasi dimostrare!!!!  A questo punto, sarebbe interessante saperne di più, su come nasce la colonna sonora di un film di Hollywood.

“La colonna sonora è fin da subito parte integrante del film, non è relegata ad un ruolo secondario; il regista ed il produttore intervengono sulla colonna sonora che, talvolta, può a sua volta anche influenzare alcune scene del film; una volta che il connubio fra film e colonna sonora è perfetto, quest’ultima viene orchestrata passando in sala di registrazione: in pratica si preferisce per la versione definitiva l’imperfezione di un’orchestra alla freddezza del suono digitale prodotto al computer”.  E anche questa è una risposta piuttosto interessante: un’orchestra vera al posto del… computer!!!!!

Ci piace approfondire il discorso, proprio sull’apporto e l’importanza della tecnologia.

“Nel mio lavoro prima si usano le tecnologie digitali per comporre le melodie al computer, poi queste tracce vengono confrontate ed adattate alla pellicola (e viceversa) La tecnologia quindi aiuta moltissimo nella prima fase creativa – dice il compositore – ed è veramente molto spinta; si può ottenere qualunque suono sintetizzato, anche un coro. Poi, però, il tutto viene registrato con dei veri strumenti in uno studio: di solito usano quello della Fox a Los Angeles o Abbey Road (quello dei Beatles! ) a Londra”.

 

“A Hollywood la colonna sonora è considerata una parte importante del film; purtroppo in Italia non e’ più così dai tempi epici di Ennio Morricone e i budget ridotti delle produzioni non lasciano molto spazio alla musica… peccato, perché Cinecittà è conosciuta persino negli ambienti di Hollywood”.

Hai qualche idea o desiderio particolare per il tuo futuro?

“Mi piacerebbe lavorare in una produzione italo-americana; in fin dei conti il cinema italiano è molto quotato qui a Hollywood e sarebbe gratificante dare il mio contributo”.

Salvatore Scirè

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Salvatore Scirè
giornalista e fotografo – commediografo e regista teatraleLaureato in Giurisprudenza, ha studiato lingue straniere e musica. In campo giornalistico si è occupato di vari temi, ma ha sempre prediletto il reportage geografico, formando testi e foto e pubblicando su importanti testate nazionali.E’ autore di tre libri fotografici: Roma nel cuore (Rizzoli Editore l982, prefazione di Carlo Lizzani) Gargano spettacolo della natura (Ed. Magnus 1987, prefazione di Nantas Salvalaggio) Roma colori del tempo (Il Capitello 1989 - II ediz. 2000 - prefazione di Giulio Andreotti). Ha pubblicato il saggio umoristico Donne... maneggiare con cura! (Liux Edizioni 2012)Da 22 anni scrive per il teatro come commediografo; da 16 anni si occupa anche di regia teatrale. Ha scritto una ventina di commedie, tra cui Professione separata! Ciao papà, ti presento mia madre!Cocktail di scambi; C’è un morto giù in cantina!

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