Italica culla di due grandi imperatori

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Fra i gioielli del tesoro patrimoniale romano, il più importante è costituito dall’urbanismo: nella città, Roma sviluppò un modello proprio di strutturazione dello spazio urbano. Questa missione in Hispania andò prolungandosi man mano che si estendeva la presenza romana nella penisola.

E proprio una provincia della Hispania romana, Italica, torna all’attualità e riprende il suo protagonismo. Dichiarata monumento nazionale nel 1912, ora l’antica città della Spagna, vicino all’attuale Siviglia, nel termine dell’odierno comune di Santiponce, fu il primo insediamento dei romani nella penisola iberica. Secondo lo storico greco Apiano, fu fondata nel 206 a.C. da Publio Cornelio Scipione Africano sulla destra del fiume Guadalquivir, per insediarvi i soldati romani feriti nella battaglia di Ilipa (Alcalá del Río – Siviglia).

Dotata di un’ottima posizione dal punto di vista strategico nel cuore della regione Betica, la più meridionale della Spagna, divenne “municipium” nel I secolo a.C. fino ad assumere, al tempo di Adriano, il titolo di “Colonia Aelia Augusta”, ossia venerabile colonia di Elio (Adriano).

Annoverava tra i suoi abitanti parecchi veterani e fu l’unica città della provincia romana a dare i natali a ben due dei più grandi imperatori: Traiano e Adriano.

L’agglomerato primitivo, la “Vetus Urbs”, ubicata vicino alla collina di Los Palacios, dove gli scavi hanno scoperto la presenza di un possibile tempio di tripla cella, corrisponde all’attuale abitato del municipio di Santiponce.

Comunque, la grande svolta della città romana ebbe luogo verso la metà del II secolo d.C., quando, sotto il governo di Adriano, un nuovo status giuridico, cambiando la denominazione in ‘Colonia Aelia Augusta Italica’, che ebbe il suo riflesso nel restauro del teatro romano e nella costruzione di un anfiteatro, uno dei più grandi dell’impero, e del nuovo tessuto urbano, segnato da ampie vie larghe 16 m. perpendicolari fra di loro, che delimitavano dei lotti chiamati “insulae”. Questi caseggiati rettangolari erano occupati ognuno di essi unicamente da due domus, dotate di camere abbellite con ricchi mosaici, disposte intorno a cortili porticati con fontane ed elementi vegetali. Di fianco, si trovavano le terme e una palestra monumentali oltre al chiamato Traianeum, un edificio di culto imperiale.

Difatti, l’imperatore Adriano decise un nuovo ampliamento della sua città natale e fece costruire la “Nova Urbs”, che coincide con il sito archeologico. Circondata da mura, la città nuova aveva al centro il grande Foro con il tempio dedicato a Traiano: il Traianeum che resta l’edificio più importante di Italica, un immenso recinto adibito al culto degli imperatori Adriano e Traiano.

In assenza di fonti epigrafiche, si ipotizza che questo sia stato fatto costruire da Adriano in omaggio al suo predecessore Traiano, divinizzato: il complesso è formato da un immenso portico (le cui dimensioni ricordano quelle della biblioteca eretta da Adriano ad Atene, specialmente nel colonnato interno, nella cadenza ondulata delle esedre e nella ricerca cromatica, marmo di Carrara e cipollino=marmo di Karystos), al quale si accedeva da una terrazza con scale laterali, posta proprio sul “cardo maximus”.

Da quel grande splendore, Italica fu devastata dalle invasioni barbariche, ma continuò ad essere parzialmente abitata fino all’anno mille sotto gli Arabi. Dalle sue rovine, furono estratti molti pregiati materiali da costruzione per abbellire la vicina Siviglia.

Fra i suoi resti e tra le dimore aristocratiche, un posto di rilievo è occupato dalla Casa dell’Esedra, così denominata per l’esedra semicircolare che si trova al termine di un lungo cortile: l’edificio occupa un’area di 4000 m2, coprendo l’intera superficie della relativa insula. Notevoli anche la Casa degli Uccelli, dove uno splendido mosaico rappresenta Orfeo circondato da 32 uccelli diversi, e la Casa del Planetario, con un mosaico figurando gli dei, da cui prendono il nome i giorni della settimana.

Mentre il tempio (che riprende come modello il tempio di Mars Ultor nel foro di Augusto a Roma) è un’octastile corinzio con colonne scanalate alte 9,20 metri, con un’unica cella. Inoltre tra il tempio e il portico si trovavano due file di cinque statue ciascuna. Di queste sono state rinvenute solo dei frammenti enormi che fanno supporre che la grandezza di queste statue fosse veramente considerevole (prendendo come esempio un frammento di un dito lungo 30 cm).

Da far notare che le maestranze che realizzarono il complesso non erano tutte di elevata abilità: lo confermano alcuni frammenti sicuramente realizzati da mani diverse, una diversità giustificata però dalla fretta di realizzazione. Monumento nazionale dal 1912, l’anno 2014 segna uno spartiacque nel futuro di Italica: un gruppo di cittadini, per proteggere lo stato di conservazione del sito archeologico, prende la decisione di proporre che la antica città romana sia dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Ma l’iniziativa coincideva con altre due grandi sfide del governo andaluso, che ambiva l’assegnazione di Patrimonio Mondiale ad altri due importanti monumenti: gli antichi Dolmen di Antequera (Malaga) e la meravigliosa città araba di Medina Azahara (Cordova), le cui candidature furono accolte nel 2016 e nel 2018 rispettivamente.

Quindi, a partire da Ottobre 2018, Italica si aggiungeva all’elenco dei siti candidati a Patrimonio Mondiale, nella speranza di un meritato riconoscimento a livello internazionale. Dopodiché registrò un felice seguito costituito da importanti restauri e ricerche condotte da diverse università in differenti punti, ora aperti al pubblico.

Così, Italica ha intrapreso l’iter per aggiungersi all’elenco del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Già, a gennaio dell’anno scorso è stata iscritta ufficialmente nella Lista previa di questo organismo: vuol dire che l’Unesco considera già Italica candidata ufficiale a far parte della sua esclusiva lista.

Il progetto, il cui Comitato Consultivo della Candidatura di Italica a Patrimonio Mondiale, organo che gestisce il progetto, è presieduto da Concha Cobreros, che ci racconta l’origine di questa iniziativa: “Tutto nasce dalla ormai scomparsa Fondazione Italica di Studi Classici. Durante 12 anni abbiamo organizzato delle conferenze su Italica e dei viaggi in tutta Europa, seguendo le tracce dei nostri imperatori, Traiano ed Adriano. Allora riunivamo già la metà dei componenti che attualmente formano il Consiglio consultivo. Mentre José Beltràn organizzava le conferenze, io ebbi l’onore di essere la vicepresidente della Fondazione. I primi presidenti furono Rodriguez de la Borbolla y Torres Vela”.

E prosegue: “Nel 2014, il primo tentativo di accedere alla candidatura non andò in porto, sebbene nel 2015, dopo la creazione di ‘Civisur’ (l’Unione Civica del Sur della Spagna: una associazione civile che riunisce una cinquantina di professionisti dei più diversi settori, provenienti da Malaga e Siviglia) ebbi il ruolo da coordinatrice della Commissione Cultura e dopo, in base a questa esperienza, propose, fra gli altri progetti, la candidatura d’Italica a Patrimonio Mondiale. Avevamo nell’orizzonte una doppia data importante per Italica: nel 2017 si sarebbe celebrato il 1900 anniversario della morte di Traiano e la salita al potere di Adriano.  Devo dire che messi all’opera, riunire la migliore équipe di archeologi, storici ed esperti in Patrimonio Mondiale si dimostrò una impresa facile essendoci già conosciuti in quegli anni della Fondazione”.

E Civisur? Cobreros ci tiene a spiegare: “Costituita nel 2014, si tratta di una associazione di malagheni e sivigliani, convinti che le due capitali dell’Andalusia potevano collaborare per progetti d’interesse comune. Ed è stata proprio Civisur a creare il già citato Comitato consultivo della candidatura nel 2016, che sviluppa il progetto, in cui  sono degnamente rappresentate tutte le specializzazioni necessarie per lo sviluppo di una candidatura a Patrimonio Mondiale: archeologi, esperti in patrimonio, storici, architetti… personalità di grande prestigio che si dedicano generosamente a questo compito e che costituiscono il motore del progetto, a cui si aggiunge la località di Santiponce con tutto il suo entusiasmo. In quanto alle istituzioni, questa iniziativa non avrebbe senso senza il loro indispensabile supporto: il Governo Andaluso, la Provincia di Siviglia, il Comune di Santiponce… dei veri pilastri”.

Ora -conclude Cobreros– per convincere l’Unesco, bisogna dimostrare che, fra tutti i valori di Italica, questo sito possiede un Valore Universale Eccezionale, non presente in altri complessi archeologici romani. Alla sua ricerca e studio ci stiamo impegnando da più di tre anni e con la sua giusta presentazione e difesa*, siamo decisi a farlo entrare nell’elenco del Patrimonio Mondiale. Con questo Documento di Difesa siamo entrati ufficialmente in gennaio del 2019 nella chiamata Lista Indicativa dell’Unesco. E quindi, Italica è già ufficialmente candidata”.

Da segnalare lo speciale aspetto di questa candidatura, che le fa guadagnare dei punti presso l’Unesco: il fatto che sia promossa e gestita dalla società civile. La prima volta che una candidatura a Patrimonio Mondiale viene lanciata dalla società civile. Ora, al Comitato consultivo non resta che continuare ad insistere sul convincimento dei meriti di Italica per il suo auspicabile ingresso nell’elenco definitivo dell’Unesco.

Carmen del Vando Blanco

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Carmen del Vando Blanco
Laureata in Sociologia e Giornalista specializzata in Arte. Corrispondente per la Spagna di Revistart e Descubrir el Arte. Collaboratrice per l’Italia di Visum.it. Vanta di una esperienza di più di vent’anni in questo settore nonché in Turismo e Spettacolo. Rieletta membro del consiglio direttivo dell’Ass. della Stampa Estera con l’incarico di Mostre e Cultura.

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