Il viaggio – Le giornate della Memoria

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Al Teatro Arcobaleno è andato in scena uno spettacolo di grande spessore artistico e culturale, dal titolo “Il viaggio – Le giornate della memoria”, come è facile intuire dalle cronache di questi giorni, dedicato alla tragedia della Shoah.

La rappresentazione – e quindi “Il viaggio” – prende le mosse da una profonda riflessione di Primo Levi: “A molti individui o popoli può accadere di ritenere che ogni straniero è nemico, quando questo avviene al termine della catena sta il lager.”

Giuseppe Argirò, autore e regista della toccante drammaturgia, spiega meglio l’oggetto del suo lavoro: “Raccontare quanto è accaduto nei campi di sterminio è un imperativo morale- afferma Giuseppe Argirò – dopo la Shoah infatti nessuna forma di tragedia è più possibile, poiché la realtà supera ogni forma di rappresentazione. La scientificità della soluzione finale e il genocidio avvenuto con metodicità e rigore va al di là di qualsiasi considerazione etica e annulla il concetto stesso di bene e di male”.

Lo spettacolo inizia con un momento di teatro nel teatro: infatti, all’apertura del sipario su toccanti musiche yiddish, si vede una compagnia di attori ebrei che prova Le Baccanti di Euripide.

 

Scelta non casuale, da parte dell’Autore. La tragedia racconta infatti del germe della follia che il dio Dioniso (o Bacco) instillò in tutte le donne tebane, così pronte ad uccidere Pènteo, figlio di Agave, solo perchè reo di non credere in Dioniso, di cui rifiutava il culto della personalità e l’adorazione incondizionata. La citazione mitologica e letteraria sta a sottolineare come ogni dittatura sia nata grazie all’acquiescenza delle masse popolari.

Alla fine delle prove, uno degli attori si trasforma improvvisamente in voce narrante e annuncia che il giorno dopo, nessuno dei presenti avrebbe potuto continuare nell’allestimento della tragedia greca.

E’ questo il momento più alto e più emozionante dello spettacolo: la narrazione diviene frammentata, gli attori si spersonalizzano, si scambiano ruoli, prima vittime, poi carnefici, poi distratti testimoni, poi complici ignavi. I vari frammenti si accavallano e si ricompongono, si spezzettano di nuovo nel racconto per ricongiungersi magicamente in un puzzle che ci mostra con poetica crudeltà un dramma senza pari che tutti conosciamo.

Va detto che le testimonianze di cui si fa citazione sono state tratte dal processo di Francoforte che si svolse dal 1963 al 1965.

Lo spettatore rivive così tutte le fasi di questo “viaggio” senza ritorno, prima verso Auschwitz, poi le camere a gas, infine i forni crematori!

Sicuramente uno spettacolo crudo e possente, in cui “le vittime e i carnefici condividono in scena le sorti di un’umanità dolente e senza riscatto, a cui solo il palcoscenico può garantire la vita”.

Il cast è di altissimo spessore: sul palco Maria Cristina Fioretti, Maurizio Palladino, Maria Cristina Gionta, Silvia Falabella e Filippo Velardi ci regalano una superba prova attoriale, trasmettendo allo spettatore pathos, drammaticità, suggestioni, emozioni.

La pièce si chiude con un toccante monologo originale dello stesso Giuseppe Argirò, che racconta il ritorno dei pochi reduci e l’angoscia della sopravvivenza.

La regia è molto particolare, costruita su un’affascinante alternanza tra momenti di drammatica staticità e movimenti geometrici ben precisi, con un ideale intersecarsi di linee che potrebbero ricordare le “linee della vita” che si incrociano, si distanziano, si sovrappongono.

Da segnalare anche la scelta delle musiche, tutte prese dalla tradizione ebraica e yiddish: a chiusura una magnifica esecuzione polifonica della celebre Jerushalaim Shel Zahav!

Uno spettacolo da ricordare, per ricordare!

Salvatore Scirè

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Salvatore Scirè
giornalista e fotografo – commediografo e regista teatraleLaureato in Giurisprudenza, ha studiato lingue straniere e musica. In campo giornalistico si è occupato di vari temi, ma ha sempre prediletto il reportage geografico, formando testi e foto e pubblicando su importanti testate nazionali.E’ autore di tre libri fotografici: Roma nel cuore (Rizzoli Editore l982, prefazione di Carlo Lizzani) Gargano spettacolo della natura (Ed. Magnus 1987, prefazione di Nantas Salvalaggio) Roma colori del tempo (Il Capitello 1989 - II ediz. 2000 - prefazione di Giulio Andreotti). Ha pubblicato il saggio umoristico Donne... maneggiare con cura! (Liux Edizioni 2012)Da 22 anni scrive per il teatro come commediografo; da 16 anni si occupa anche di regia teatrale. Ha scritto una ventina di commedie, tra cui Professione separata! Ciao papà, ti presento mia madre!Cocktail di scambi; C’è un morto giù in cantina!

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