Lotta di classe al teatro Argot di Roma

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Al teatro Argot di Roma dal 25 al 30 giugno dal martedì al sabato ore 20,30, domenica ore 17,30, va in scena la pièce Lotta di classe, scritto e diretto da Angelo Longoni. Il testo è liberamente ispirato a Nemico di Classe di Nigel Williams.

C’era una volta la lotta di classe. Poi la società dei consumi ha annullato il conflitto sociale malgrado l’aumento delle disuguaglianze. Poi è arrivata la crisi. La politica non aiuta. La sinistra ha perso contatto con i ceti sofferenti. La destra ha perso tutte le partite sulla riduzione delle tasse. Tutti cercano un nemico a cui dare la colpa e nuovi soggetti politici si sono fatti testimoni del sentimento dominante: la paura.

 

E la paura non si può più combattere con la lotta di classe. Era il 1978 quando Nigel Williams scriveva Nemico di Classe. Nel mondo c’erano la Thatcher, Pinochet, Reagan. Da noi c’erano Andreotti e Pertini, ma le BR uccidevano Moro, la Guerra Fredda spaventava il mondo. Oggi c’è una rabbia diversa, dopo la morte di ogni ideale, è rimasta l’ignoranza, la disoccupazione, la povertà, la paura degli stranieri e di chi ruba i diritti.

Se il lavoro di Williams oggi è visto unicamente come una testimonianza storica di un epoca che ci appare lontana anni luce, le situazioni, le dinamiche, le tensioni, sono facilmente proiettabili ai nostri giorni, quando il primo “arruffapopoli” che promette qualcosa di eclatante, prende voti e viene esaltato… fino alle prossime elezioni!

Quando sarà fatalmente sostituito da un altro “parolaio”. La mancanza di ideologie, forse di idee, ma soprattutto di guide coscienti, riesce a trasformare lo spettacolo eversivo in una testimonianza viva della nostra attualità: I nemici siamo tutti, noi e i nostri figli e le nostre figlie. Il vuoto degli adulti rende impotenti i giovani.

Se Nemico di Classe era, all’origine, uno spettacolo eversivo perché nato negli anni dell’eversione e della protesta, oggi, ironicamente, Lotta di Classe, sottolinea l’assenza di un nemico contro cui protestare.

I giovani protagonisti sono, tutto sommato di buona famiglia ma annoiati, capricciosi e appagati, ma una violenza nascosta che ribolle in loro. È una disperata contrapposizione del singolo contro il singolo, il conflitto per il gusto del conflitto e per dare la colpa sempre ad altri. La periferia di allora qui diventa metaforicamente l’intero Paese e la scuola è il simbolo della convivenza sociale a pezzi.

Lo spettacolo narra la storia di nove tra ragazze e ragazzi che si trovano all’interno della propria classe in attesa di un insegnante che non arriva, che non c’è e che, forse, non è mai esistito. Sono stati lasciati soli con le proprie pulsioni distruttive, la loro noia e i loro luoghi comuni. Tutto quello che fanno e dicono è frutto del sentito dire dal mondo adulto che li condiziona.

Visto che nessuno vuole occuparsi di loro, decidono di attivare un’autogestione in cui ognuno terrà una lezione per insegnare qualcosa agli altri. Dalle lezioni emerge il vuoto, la rassegnazione, l’impotenza e qualche spiraglio di luce.

Questi ragazzi attendono qualcuno che li venga a salvare prendendoli per mano e guidandoli in acque più sicure. Alla ricerca un senso di umanità nuovo per riuscire ad affrontare la vita.

Salvatore Scirè

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Salvatore Scirè
giornalista e fotografo – commediografo e regista teatraleLaureato in Giurisprudenza, ha studiato lingue straniere e musica. In campo giornalistico si è occupato di vari temi, ma ha sempre prediletto il reportage geografico, formando testi e foto e pubblicando su importanti testate nazionali.E’ autore di tre libri fotografici: Roma nel cuore (Rizzoli Editore l982, prefazione di Carlo Lizzani) Gargano spettacolo della natura (Ed. Magnus 1987, prefazione di Nantas Salvalaggio) Roma colori del tempo (Il Capitello 1989 - II ediz. 2000 - prefazione di Giulio Andreotti). Ha pubblicato il saggio umoristico Donne... maneggiare con cura! (Liux Edizioni 2012)Da 22 anni scrive per il teatro come commediografo; da 16 anni si occupa anche di regia teatrale. Ha scritto una ventina di commedie, tra cui Professione separata! Ciao papà, ti presento mia madre!Cocktail di scambi; C’è un morto giù in cantina!

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