Liu Bolin al MUDEC

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Liu Bolin Migrants Memory Days 2015 Courtesy Boxart Verona

Al MUDEC PHOTO di Milano c’è la mostra dell’artista del camouflage Liu Bolin con una serie di opere fotografiche e performance create appositamente per il museo con circa 50 scatti tra i quali due inediti, fino al 15 settembre 2019. E’ curata da Beatrice Benedetti.  

Liu Bolin
Soujia Village 2005 Courtesy Boxart Verona

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e 24ORE Cultura in collaborazione con la Boxart Gallery, al MUDEC PHOTO c’è la grande esposizione “Visibile Invisibile” dell’artista cinese Liu Bolin, che opera mediante il suo corpo mimetizzato tanto da rendersi tutt’uno con lo sfondo degli scatti che crea. Quest’esposizione è stata pensata proprio per gli spazi espositivi del MUDEC, e tra le opere conta due inediti: un scatto della Pietà Rondinini realizzato al  Castello Sforzesco di Milano e uno della Sala del Caravaggio della Galleria Borghese di Roma.

Liu Bolin
Family photo 2012 Courtesy Boxart Verona

La sua filosofia è quella di dissimularsi per non essere riconosciuto creando così una mimesi tra le cose. Le sue foto hanno differenti possibilità di interpretazione, ma è certo che Liu Bolin vuole mettere in luce le contraddizioni dell’uomo contemporaneo e indagare profondamente il rapporto tra civiltà creata dall’uomo e l’uomo stesso. Per fare questo le sue foto sono una ricerca con  studio, installazione, pittura e performance e un procedimento che non è certo basato sull’immediatezza ma impiega più giorni.

Liu Bolin
Mobile Phone 2012 Courtesy Boxart Verona

Tutto ciò dimostra che le foto richiedono una preparazione, il coinvolgimento emotivo, l’attesa del momento perfetto, la concentrazione e gioco di squadra per arrivare allo scatto. In mostra la serie nata dopo la demolizione nel 2003 del suo studio da parte delle autorità per creare nuovi luoghi facendo perdere anche l’identità del popolo e così ecco la serie Hiding in the city.

 

 

Liu Bolin
Sala di Caravaggio, Galleria Borghese Roma 2019 Courtesy Boxart Verona

La seconda è la serie scattata dopo i suoi viaggi per il mondo e l’impatto del proprio messaggio. Così ecco la serie Hiding in the rest of the world e la serie Hiding in Italy del 2008-2019, dopo l’attenzione della cultura orientale e quella occidentale, perché Italia e Cina rappresentano per Liu Bolin le culle della cultura. In esposizione anche la serie Shelves ( scaffali) dove l’artista si mimetizza tra agli scaffali di un supermercato per far comprendere come il bisogno di consumismo di tutti non  consenta di identifichicarsi e  quindi diveniamo tutt’uno con ciò che acquistiamo.

Liu Bolin
Pietà di Michelangelo Castello Sforzesco Milano 2019 Courtesy Boxart Verona

Così come il ciclo Migrants dove Liu Bolin ha coinvolto alcuni stranieri di un centro di accoglienza in Sicilia, serie molto amata dal MUDEC, che mostra la spersonalizzazione di un popolo senza volto se non quello della disperazione e della denuncia sociale.

In mostra anche i vestiti, i dipinti impiegati per le foto e video documentali.

Anna Camia

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