De Chirico, De Pisis, Carrà a Pavia

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Giovan Battista Ruoppolo Uva, fichi, mele cotogne, ciliegie e cocomero

Fino al 28 luglio al Castello Visconteo continua la mostra che vede messe in paragone le nature morte dei grandi maestri novecenteschi con quelli dei pittori seicenteschi. E’ curata da Antonio D’Amico.

Giorgio De Chirico
Frautta con sfondo di paese 1946

Nel Castello Visconteo, Musei civici di Pavia è in atto una mostra che vede messe in dialogo le opere di De Chirico, De Pisis, Carrà e altri, con quelle di artisti del Seicento come Paolo Porpora, Giovan Battista Ruoppolo, Giovan Battista e Giuseppe Recco.

Con una apporto scientifico importante, questa è un’esposizione  che intende far conoscere un nuovo punto di vista della storia dell’arte. E’ curata da Antonio D’Amico con la collaborazione scientifica di Elena Pontiggia e Maria Silvia Proni.  

Filippo de Pisis
Vaso di fiori 1932

Il percorso presenta un gruppo di nature morte napoletane del Seicento di tipo caravaggesco, che si rapportano con quelle del maggiori pittori del Novecento italiano.

Gli artisti seicenteschi caravaggeschi hanno una lenta adesione alla realtà, quelle di Filippo de Pisis sempre particolarmente affascinanti, così come quelle realistiche di Ardengo Soffici, mentre di Giorgio De Chirico sono presentate quelle della figurazione Le vite silenti e di Carlo Carrà le nature morte meditative.

 

Ardengo Soffici
Natura morta 1935

 

Non bisogna dimenticare che questi pittori dando origine alla metafisica hanno dato un valore solo simbolico alle cose ritratte, così come era importante che ci fosse sottesa la vita nascosta delle cose.

Il percorso si snoda in 60 opere provenienti da collezioni private italiane e estere e permette così di stabilire un dialogo affascinante con gli spazi del castello trecentesco.

 

 

Giuseppe Recco
Vaso di fiori con rose e tulipani

Come detto dal curatore:” De Chirico, De Pisis e Carrà affidano pensieri ed emozioni ai colori per creare composizioni che diventano diari carichi di significati reconditi, legati alla vita e alla poetica delle piccole cose, animando sulla tela il linguaggio della Metafisica che è fatta di semplicità, chiarezza e palpito, come scrive De Pisis e come si potrà vedere nelle opere in mostra, alcune delle quali mai esposte prima…..“

Del resto la metafisica prende in considerazione come ogni oggetto può avere una sua simbologia che è un modo di raccontare espresso dall’animo in modo silente.

Giorgio de Chirico
Gli archeologi 1961 ca.

 

In mostra anche Gli Archeologi di De Chirico dove si nota un tempietto posizionato su un masso roccioso ripeso da un dipinto di De Pisis che è una dimostrazione della loro amicizia in modo pittorico e annuncia come il mondo pittorico della natura morta nel Novecento abbia messo in atto un nuovo modo di esprimersi con nuovi segnali e un particolare simbolismo.

Anna Camia

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