Michele La Ginestra: “racconto me stesso attraverso il teatro”

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E’ tornato al Teatro Sistina, il travolgente spettacolo scritto ed interpretato da Michela La Ginestra, E’ cosa buona e giusta, dove interpreta prima sé stesso, Michele, e poi Don Michele, il suo personaggio fortunato, impegnato in un dialogo con alcuni adolescenti, che lo metteranno nella condizione di fare un percorso a ritroso nel suo passato. Con lui sul palco, Andrea Perrozzi, quattro ragazzi del Laboratorio del Teatro Sette che dirige e ventisette giovanissimi allievi dell’Accademia Il Sistina. Visum l’ha incontrato.

Lei torna al Sistina con questo suo spettacolo un po’ autobiografico. La trama?

Un attore famoso va a trovare dei ragazzi nell’oratorio dove è cresciuto e dove si raccontano tante storie. Con loro si confronta sulle problematiche giovanili – spiega a Visum La Ginestra – rendendosi conto che la tecnologia e la globalizzazione hanno modificato il nostro modo di vivere. Con questi ragazzi parte dalle difficoltà con le ragazze, dal calcio al quale non lo facevano giocare, fino ad arrivare ad oggi, alla gavetta e aver creduto ai suoi sogni. E’ un testo dell’anima e sono convinto che sia compito del teatro stimolare delle riflessioni profonde. Nel finale – aggiunge – arriverà Don Michele, il mio personaggio, nel quale mi trovo benissimo”.

A proposito di Don Michele, come è nato questo suo personaggio?

Da vecchi ricordi di quando frequentavo l’oratorio della parrocchia dei Sette Santi Fondatori, sulle cui ceneri è nato il Teatro Sette. Mi sono reso conto che i sacerdoti, pur portando l’abito talare, vorrebbero dire tante cose di cui non potrebbero parlare. Ecco io al mio personaggio gliele faccio dire, magari anche argomenti un po’ sconvenienti, ma con humour, eleganza, ironia”.

Non mancano riferimenti a uomini importanti che sono stati fondamentali

Riesco a far sentire alla platea la partecipazione di uomini che, seppur scomparsi, hanno costituito un dato molto importante per il mio percorso professionale e personale: il mio papà, Pietro Garinei, della famosa ditta Garinei & Giovannini, che per primo mi portò sul palco del Sistina e Padre Giuliano, il sacerdote amico, compagno in quella avventura che è stata la creazione del Teatro Sette”.

Come sono cambiati i giovani di oggi rispetto a quelli del passato?

Secondo me i giovani di oggi non sono poi così diversi da quelli di ieri. Diciamo che forse è l’atmosfera che li circonda che è sbagliata, nel passato era più semplice. I social – sottolinea l’attore – sono stati la loro rovina. Oggi c’è meno dialogo, ci si confronta di meno. Ogni tanto dovrebbero spegnere quei cellulari – commenta – che li fanno stare incollati lì per ore e ore e parlare, magari faccia a faccia. Magari spegneteli anche a teatro così vedete meglio il mio spettacolo, che è stato pensato proprio per loro”.

C’è un messaggio che vuole lanciare questo spettacolo?

Vorrei che il pubblico uscendo da teatro portasse a casa un elemento di confronto fra genitori e ragazzi. La sola risata non porta niente, se invece la risata porta anche alla riflessione, questo sarebbe un binomio eccezionale e allora io avrei raggiunto il mio scopo”.

Da poco su Tv2000 conduce con Arianna Ciampoli il programma Questa è vita.

Sì, è un programma dove si raccontano storie eccezionali di uomini e donne normali, capaci di grandi scelte e di gesti eroici, che dedicano la propria vita agli altri, persone che cambiano la propria vita per cambiare quella degli altri. Ogni storia ha un padrino o una madrina del mondo dello spettacolo”.

 

Parteciperebbe a un reality?

Mai e poi mai. Bisogna capire cos’è veramente un reality. Se parliamo de L’Isola dei Famosi, Grande Fratello Vip, allora no, sono lontani dal mio modo di vedere le cose. Non mi piacciono e sento quasi un fastidio fisico. Ma è considerato reality anche Ballando con le stelle. Ecco, lì non direi di no: sarebbe una partecipazione, una sfida gioiosa, dove potrebbe uscire il personaggio, un Michele La Ginestra inedito, tutto da scoprire”.

Si descriva in quattro aggettivi

Simpatico, positivo, sorridente, solare”.

Ha sempre la passione per la cucina? I suoi piatti preferiti?

Sì quella c’è da sempre. Adoro i carciofi in qualsiasi modo, anche se rimango un cultore della pasta. E’ da paura, ma a me piace, la pasta e fagioli con gamberi”.

 

Cosa c’è nel suo futuro artistico?

Intanto alcune serate in giro per l’Italia con il mio spettacolo. Poi sto già preparando il cartellone della prossima stagione del Teatro Sette, di cui sono direttore artistico, che presenteremo a settembre. Posso già dire che, tra le certezze, ci sarà il ritorno di Rodolfo Laganà, Massimo Wertmuller, Edy Angelillo e poi avremo per la prima volta Gianfranco Jannuzzo. Spero di far parte anche della prossima stagione del Sistina”.

Giancarlo Leone

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