Incontro con il regista Jaques Audiard a Roma

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Il regista francese Jaques Audiard, Leone d’Argento per la miglior regia all’ultimo festival di Venezia, presente a Roma, nell’ambito del Rendez Vous Festival del Cinema Francese, ha raccontato la sua esperienza alla regia de I fratelli Sisters, sua prima prova in lingua inglese e in un film western.

È il 1851 in Oregon e Charlie ed Eli Sisters (Joaquin Phoenix e John C. Reilly) sono due fratelli, due pistoleri che uccidono su commissione, perlopiù delinquenti che hanno fatto qualche sgarro ad altri delinquenti. E se poi qualche innocente ci va di mezzo, beh si tratta di danni collaterali. Uccidere è il loro lavoro e non si può andare troppo per il sottile, in fondo nel selvaggio West la vita di un uomo vale meno di quella di un cavallo.

Nessun problema quindi ad accettare il ‘contratto’ del Commodore (Rugter Hauer) potente padrino locale che vuole rintracciare e far fuori Herman Warm (Riz Ahmed) cercatore d’oro colpevole solo di aver scoperto un sistema per separare il prezioso metallo dagli altri minerali e di non volerlo condividere. Comincia così una caccia all’uomo attraverso le montagne e i territori del nord che sarà anche un modo per i due fratelli di scoprire e mettere alla prova il loro legame, affrontare conflitti personali mai risolti con una chiave di lettura originale e humor nero.

Tratto dal romanzo Arrivano i Sisters il film è valso al regista francese Jaques Audiard il Leone d’Argento per la miglior regia all’ultimo festival di Venezia. Presente a Roma, nell’ambito del Rendez Vous Festival del Cinema Francese, Audiard così racconta della sua esperienza, la prima in lingua inglese e in un film western.

Mi sono interessato a questo progetto dopo che John C. Reilly (che ha comprato i diritti del libro ndr) me ne ha parlato. Lui voleva fare Eli e credo cercasse un regista con uno sguardo particolare al mondo dei film western. L’ho visto come un racconto di iniziazione, due fratelli più che adulti che litigano e si divertono come se avessero 12 anni. Anche per questo – prosegue- non ci sono personaggi femminili forti perché loro sono due bambini. Le donne verranno poi, quando Charlie e Eli saranno cresciuti e avranno risolto i loro problemi”.

A mettere i bastoni tra le ruote ai due pistoleri l’investigatore John Morris (Jake Gyllenhaal) anche lui al soldo del Commodore ma che, stanco della violenza che vede intorno a se, diventerà il principale alleato del chimico Warm che ha un sogno di pace e giustizia da realizzare.

 

La brutalità e la crudeltà degli uomini sono componenti fondamentali del genere western. Ma il mio interesse – continua il regista – è sulle eredità di esperienze e emozioni che ci lasciano i nostri padri, e quelle che noi lasceremo. I conflitti tra gli uomini, il rapporto irrisolto con la figura paterna – e forse per questo l’impossibilità di crescere – insieme a piccole introspezioni personali” dall’igiene orale dei primi spazzolini e dentifrici che ad un certo punto accumunerà insospettabilmente due degli antagonisti o lo scialle/feticcio simbolo del desiderio di una vita normale e di un calore di affetti sconosciuto.

Che pensa del cinema di Sergio Leone?

Non ricordo le storie dei suoi film, ma ho ben impresse nella memoria le immagini. C’è un pensiero sintetico, un’audacia che esprimeva anche solo con tre suoni, alcuni rumori e i costumi. Siamo tutti debitori, in modo diverso di Sergio Leone e il mio rammarico è di non avergli potuto fare delle domande”.

Ludovica Mariani

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