Emilio Tadini (1967-1972) in mostra a Milano

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Emilio Tadini ritratto nel cortile Studio Marconi in occasione della mostra Viaggio in Italia Ottobre 1971 Foto Enrico Cattaneo

Alla Fondazione Marconi di Milano fino al 28 giugno c’è la mostra di Emilio Tadini (1927-2002) e dei suoi inizi della produzione artistica. E’ il periodo della sua creazione per grandi cicli dedicati al clima surreale, onirico, elementi letterari dove le leggi dello spazio e del tempo vengono annullate. 

Emilio Tadini
Color& Co.n.% 1969 Acrilico su tela cm.100×81 Collezione privata C0ourtesy Fondazione
Marconi Milano

 

Quest’esposizione intende far conoscere al meglio il periodo del suo lavoro grafico e pittorico onde ricostruire la figura in toto di quest’artista, pittore, disegnatore, intellettuale, scrittore e poeta, anche del periodo del suo rapporto con Giorgio Marconi, gallerista, collezionista e amico dell’artista. Questa è la terza mostra che viene dedicata dalla Fondazione Marconi a Tadini dopo Emilio Tadini 1960-1985, L’occhio della pittura del 2007, e Emilio Tadini 1988-1987, ma le mostre dedicate a quest’artista in spazi istituzionali prima e dopo la sua morte che sono state molte, una per tutte la retrospettiva del 2001 a Palazzo Reale di Milano e post-morte poi, moltissime.

 

Emilio Tadini
Archeologia con De Chirico 1972 Acrilico su tela cm.140×144 Collezione privata Courtesy
Fondazione Marconi Milano

 

 

Tra le ultime all’interno della mostra il Novecento Italiano organizzata dal Comune di Milano nel 2018 e “Profughi” ancora in corso che presenta l’omonimo ciclo degli anni Ottanta del ‘900 con un titolo quanto mai adatto ai tempi. La sua pittura si è sempre sviluppata per cicli come se fosse lo svolgimento di vari racconti. Le sue opere seguono un processo mentale e la sua figurazione appare sempre inserita in un’atmosfera onirica, in un clima surrealista- metafisico.

 

 

Emilio Tadini
Viaggio in Italia 1971 Acrilico su tela cm.200×300 Collezione privata Courtesy Fondazione
Marconi Milano

Il suo punto di partenza non è la pop art americana anche se del periodo, bensì le serie che l’artista dedicata al pop britannico con le sue varianti introspettive, personali, intellettuali, politiche e critiche. Infatti Tadini guarda a Kitaj, Blake, Hockney, Allen Jones e anche a Francis Bacon e Patrick Caufield, nonché alla figurazione di Adam, Arroyo e Tèlèmaque. Questa metodica è abbandonata dall’artista negli anni ’80 che comunque ha lasciato un segno nelle opere successive.

Emilio Tadini
Copertina per un settimanale 1968 Matita e acrilico su carta Collezione privata Courtesy
Fondazione Marconi Milano

Per testimoniare come Tadini abbia sempre espresso con la pittura i suoi “racconti per immagini”, la mostra accosta alle tele, i disegni e le opere grafiche, dove si nota l’unione di tela, carta, pittura e disegno. Lo stesso Tadini ha raccontato:“ l’incontro con Marconi è stato importante , mi ha dato una grande fiducia di potere fare questo lavoro di pittore “professionalmente”. E subito dopo lavorando, viene fuori la prima grande serie che è quella della Vita di Voltaire, dove si vede l’influenza della Metafisica, si alleggerisce la materia pittorica, uso fondi chiari monocromi e comincia un po’ la storia della mia pittura…………”. ( Estratto dal libro di A.C. Quiintavalle Emilio Tadini, Fabbri editori 1994).

Anna Camia

 

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