Il rilievo funerario di Eurisace e Atistia

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Dal 1 marzo 2019 alla Centrale Montemartini con un nuovo allestimento si può ammirare nella Sala delle Colonne, il restaurato rilievo funerario di Eurisace a Atistia. E’ un nuovo capolavoro da scoprire per chi ama l’archeologia romana.

Questo rilievo funerario che era inserito nella tomba di questo liberto di origine greca, risale al sepolcro costruito dopo la metà del I secolo a.C. e riportato alla luce nel 1838 nell’area che ora si chiama Porta Maggiore, dove sono ancora visibili i resti. E’ un’opera importante che meritava non solo un imponente restauro, ma il nuovo allestimento nella Sala delle Colonne. Il gruppo marmoreo era situato sulla facciata orientale del sepolcro e i due coniugi sono in posizione frontale, ma con il testa rivolta l’uno verso l’altra per sottolineare il legame che li univa.

 

Le figure emergono come se fossero scolpite a tutto tondo, l’uomo ha la toga drappeggiata secondo la moda degli anni centrali del I secolo a.C. e il viso segue la ritrattistica dell’epoca tardo repubblicana mostrando con realismo la vecchiaia. La donna, invece, è avvolta nell’ampio mantello sulla tunica e il ritratto Fa riconoscere la pettinatura in voga al tempo. I capelli sono divisi con la riga centrale con bande laterali e raccolti una grande crocchia alla sommità del capo, crocchia che probabilmente era fatta con le trecce. In occasione del restauro si è cercato di migliorare la visione dell’opera mettendo alla figura femminile la testa rubata nel 1934.

Per questo motivo è stato realizzato un volto in gesso utilizzando per l’aspetto e l’esposizione, le foto scattate prima del furto quando il rilievo era stato esposto all’aperto sulle mura che circondano Porta Maggiore, nel posto dove era sorta la Stazione della Roma-Frascati, e ora esposto nella Sala delle Colonne.  Allo scopo di rendere al meglio possibile la lettura di quest’opera, è stato realizzato in calcestruzzo e tubi d’acciaio per ricreare la nicchia nella quale incassare l’opera come era nella disposizione originaria sulla facciata della tomba. Per questo motivo il Museo Nazionale Romano ha prestato l’epigrafe di Atistia, dove Eurisace ricorda con parole lodanti la moglie defunta dicendo che il suo corpo è raccolto un panaio, urna a forma di cesto per il pane.

Completa l’esposizione il plastico del monumento in gesso patinato prestato dal Museo della Civiltà romana. Quando vennero realizzate le arcate dell’acquedotto Claudio alla metà del I secolo d.C. il sepolcro non fu toccato, mentre è stato coinvolto dalla costruzione delle Mura Aureliane nel IV secolo e definitivamente inglobato nella cinta muraria del V secolo quando l’imperatore Onorio volle potenziare le mura di Porta Labicana. Nel 1838 la strutture che sono state attribuite a Onorio furono a loro volta demolite e si portò alla luce il sepolcro di Eurisace che in quell’occasione fu ridisegnato dall’architetto Luigi Canina, che ne ha lasciato una delle più complete documentazioni.

Ancora oggi nella decorazione scultorea del sepolcro si possono rinvenire i riferimenti alla professione del fornaio committente, rappresentate dai rilievi nella parte superiore che illustrano le varie fasi della panicazione, mentre nella divisione tra corpo superiore e inferiore c’è la scritta con il mestiere del committente e proprietario, panettiere e appaltatore dello stato. Un ulteriore motivo per visitare la Centrale Montemartini dove all’interno ci sono reperti romani di grande valore. 

Emilia Dodi  

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