Bella edizione de “Il Gabbiano” al Teatro Quirino

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Dal 19 scorso è in scena sul palcoscenico del Teatro Quirino Vittorio Gassman la rappresentazione di uno dei più grandi capolavori di Anton Cechov, quel “Il gabbiano” che è tra i testi più rappresentati di sempre e che è universalmente riconosciuto come pietra miliare del teatro di tutto il mondo.

 

 

Treplev è uno scrittore, in verità poco considerato, follemente innamorato di Nina ed ossessionato da sua madre Irina, donna dal carattere pesante con la quale intrattiene un rapporto evidente di odio-amore.

 

 

Ogni personaggio in commedia ha una sua storia che l’abilità registica di Giancarlo Sepe riesce ad inserire nell’insieme del meccanismo rappresentativo generale, come una perfetta ruota dentata all’interno di un complesso e perfetto movimento gestito dalle bellissime musiche eseguite da Harmonia Team.

Grande interesse suscita in questa rappresentazione che vede come interpreti Massimo Ranieri nella parte de Treplev, Caterina Vertova in quella di Irina – la complessa e prepotente madre di Treplev – e Federica Stefanelli a vestire i panni della donna da lui amata, Nina, per il connubio nascente in palcoscenico tra l’immortale forma narrativa di Cechov e la musica, incontro che si esplicita attraverso l’espressione canora di un grande Ranieri il quale, in tal modo, si afferma come protagonista assoluto, dominatore della scena, riuscendo in tal modo ad esprimere i suoi sentimenti nientemeno che in francese, ricorrendo a brani di Brel, di Becaud, di Aznavour.

Azzeccatissimo l’accoppiamento, dicevamo, del testo con la musica operato da Sepe, in particolare se lo si confronta con quello tra l’Amleto shakespeariano ed il lavoro di Cechov che presentano similitudini all’interno delle rispettive trame (l’esempio è quello del protagonista Treplev che cerca di salvare sua madre dal vecchio Trigorin, proprio come Amleto cerca di salvare la regina Gertrude da suo zio Claudio): un dramma nel dramma.

Andrea Gentili

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