Ottocento in mostra a Forlì

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Francesco Lojacono Dall’ospizio marino 1891 olio su tela Roma GNAM

Nei Musei di San Domenico a Forlì dall’8 febbraio al 16 giugno 2019 c’è una grande mostra dedicata alla metà dell’800 che ha visto cambiare totalmente l’arte italiana. Il titolo è “Ottocento. L’arte dell’Italia da Hayez a Segantini”. E’ curata da Fernando Mazzocca e Francesco Leone con coordinamento di Gianfranco Brunelli e il supporto di un importante Comitato scientifico.

Francesco Hayez
Ruth

 

Questa mostra che riguarda il periodo che va dall’Unità d’Italia alle soglie del Novecento è diversa da tutte    quelle già abbondantemente realizzate in quanto vuole inserire l’arte anche nel contesto storico-politico che ha caratterizzato l’ultimo periodo dell’Ottocento che è stato un susseguirsi di sviluppi partendo dall’ultimo romanticismo con Hayez, dal Purismo al Realismo, dall’Eclettismo al Simbolismo, dal Neorinascimento al Divisionismo, presentando per ciascun movimento le opere più significative dei grandi maestri e di coloro che pur validi sono stati ingiustamente dimenticati.

 

Pietro Canonica
Donna Franca Florio 1904-1907 marmo bianco patinato Sovrintendenza Capitolina ai Beni
Culturali Roma Museo Canonica Villa Borghese

 

La mostra che ha visto nei comitato scientifico anche Antonio Paolucci, presenta le opere di artisti quali: Hayez, Induno, Molmenti, Pagliari, Farulli, Cremona, Barabino, Malatesta, Mussini, Maccari, Muzioli, Gamba, Gastaldi, Fontanesi, Grosso, Morelli, Fattori, Ussi, Signorini, Ciseri, Corcos, Michetti, Lojacono, Delleani, Mancini, Favretto, Nono, Previati, Carcano Longoni, Morbelli, Nomellini, Tito, Sartorio, Coleman, Cellini, Bargellini, De Carolis, De Nittis, Pellizza da Volpedo, Boccioni, Balla; e scultori come Vela, Cecioni, Monteverde, Rosa, Tabacchi, Grandi, Gemito, Rutelli, Ximenes, Canonica e Bistolfi e altri artisti meno noti al grande pubblico.

 

Ettore Tito
Luglio (sulla spiaggia) 1894 olio su tela Trissino (VC) Fondazione Progetto Marzotto

Non solo, ma, coinvolgerà anche architettura, illustrazione, arti decorative per mostrare tutta l’arte italiana prima dell’arrivo del Futurismo. Questo è stato puntualizzato da Gianfranco Brunetti nella sua presentazione, dove fa notare: “Dunque la mostra del 2019 intende ricostruire, con un confronto straordinario tra pittura, scultura, architettura e arti decorative, le vicende dell’arte italiana nel mezzo secolo che ha preceduto la rivoluzione italiana del Futurismo”. “Essa consente di capire criticamente come l’arte sia stata non solo un formidabile strumento celebrativo e meditativo per creare consenso, ma anche un mezzo più popolare, per far conoscere agli italiani i percorsi esaltanti e contradittori di una storia antica e recente, e per riportare l’Italia ad un livello europeo”. 

Giovanni Signorini
Pascolo di primavera1896 olio su tela Milano Pinacoteca di Brera

I due curatori Fernando Mazzocca e Francesco Leone hanno sottolineato: “Attraverso un viaggio immersivo nel tempo e nello spazio, ci vengono incontro capolavori di pittura e di scultura che segnano aspetti culturali e sociali nuovissimi, di impatto popolare e di significato universale. La varietà dei linguaggi con cui sono stati rappresentati consentono di ripercorrere le sperimentazioni stilistiche che hanno caratterizzato il corso dell’arte italiana nella seconda metà dell’Ottocento e alle soglie del nuovo secolo, in una coinvolgente dialettica tra la tradizione e la modernità”.  

Un’esposizione che unisce capolavori di artisti notissimi accanto a opere inedite altrettanto valide, che sono messe in visione per la prima volta. Quindi da non mancare,

Emilia Dodi  

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