La cena delle belve al teatro Quirino di Roma

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Il Teatro Quirino Vittorio Gassman ospita a partire dal 19 febbraio e fino al 3 marzo prossimo uno spettacolo che è la quintessenza dell’humour, nero se non fosse per la malvagità umana alla quale lo spettatore è chiamato ad assistere.

1943, è una serata nel corso della guerra, sette amici di vecchia data sono riuniti in casa di uno di loro per festeggiarne il compleanno. Una serata un tantino diversa dalle solite, tristi e piene di ansia per quanto accade in quel periodo; nel corso della riunione, davanti alla palazzina che ospita i festeggianti, accade un fatto non proprio inusitato: vengono uccisi due soldati tedeschi e la famigerata Gestapo, la polizia segreta tedesca, organizza una delle sue rappresaglie per punire gli sconosciuti autori delle uccisioni decidendo di ricorrere ad una decimazione consistente nell’arrestare due ostaggi per ognuno degli appartamenti della palazzina davanti alla quale è accaduto il fatto.

L’ufficiale tedesco che comanda l’operazione di rastrellamento riconosce tra i festeggianti il libraio dal quale spesso acquista dei libri e, volendo essere “gentile”, lascia libera la “allegra” compagnia di scegliere loro i due ostaggi da consegnare avvertendo però che darà loro il tempo di sceglierli; il termine è fissato a dopo la cena.

 

E’ da questo momento in poi, che gli amici si trasformano in belve vere e proprie che, per tentare di non essere scelti come ostaggi, fanno cadere ogni vincolo di amicizia svelando segreti di ognuno degli altri che mai avrebbe rivelato, in una sorta di gara al massacro che, seppure densa ed attenuata da uno strano senso dell’humour, rivela l’animo umano per quale veramente è.

 

L’autore, il siriano Vahé Katcha, descrive un dramma con un senso dell’ironia molto apprezzabile mixando durezza della storia narrata e comicità; è pur vero che la elaborazione del testo in italiano, opera di un grande Vincenzo Cerami, è di per se sufficiente a rendere meglio dell’originale il senso della vigliaccheria che domina l’intero lavoro nel quale Mariangela Bargilli, nella parte della signora Sofia, rende il meglio di se stessa facendo grande il personaggio che i registi Julien Sibre e Virginia Acqua dirigono in maniera eloquente.

Francesco Bonomo, Maurizio Donadono, Ralph Palka, Gianluca Ramazzotti, Ruben Rigillo, Emanuele Salce e Silvia Siravo, affiancano la “protagonista” nello svolgimento dell’eccellente lavoro nel quale lo spettatore viene inevitabilmente coinvolto.

Il libraio e la moglie, un medico filo tedesco, un reduce di guerra speranzoso nella vita malgrado tutto, una donna che parteggia per la Resistenza, un cinico omosessuale ed un viscido collaborazionista, costituiscono l’affollato cast di questo bel lavoro che le scene sapienti di Carlo De Marino esaltano nel giusto grado corroborate dalla felice scelta dei costumi opera di Francesca Brunori.

La versione “italianizzata“ di Cerami per come esposta in palcoscenico, cade in un momento in cui l’Italia non gode di felice considerazione e fa pensare piuttosto ad un versione che voglia evidenziare i nostri difetti i quali, uniti alle piccole o grandi meschinità che ci attanagliano, ci distinguono in maniera negativa dai francesi.

Andrea Gentili

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