Incontro con Veronica Pivetti protagonista di Viktor un Viktoria al Teatro Quirino

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Approda dal 5 febbraio al Teatro Quirino la commedia con musiche liberamente ispirata all’omonimo film di Reinhold Schunzel, Viktor und Viktoria, interpretata da Veronica Pivetti, che veste i duplici panni dell’artista berlinese resa famosa alla platee del mondo grazie al film con Julie Andrews poi negli Anni 80. La pièce, ispirata alla pellicola originale del 1933, è ora un adattamento teatrale con la regia di Emanuele Gamba.

Veronica, parliamo di Viktor und Viktoria

La nostra storia si svolge a Berlino negli Anni 30 ed è una commedia dove raccontiamo un momento storico delicato, quello dell’avvento del nazismo di Hitler, sottovalutato da tanti, dove nessuno si rendeva conto di quello che stava succedendo: una Berlino prima ricca di fasti e poi decaduta con la Repubblica di Weimer. In questa città approda, affamata e in cerca di scritture teatrali, Susanne Weber che per riuscire a lavorare diventa un affascinante en travesti. Con il nome di Viktor Viktoria sarà acclamata in tutti i teatri d’Europa e il successo le aprirà le porte”.

In che modo si è avvicinata a questo personaggio?

Preparandomi molto. Il personaggio che interpreto è meraviglioso perché ti offre la possibilità di interpretare sia un uomo che una donna, che non è così semplice, appartenendo ad uno dei due sessi l’altro te lo devi inventare. Continui e frenetici cambi di costume. Di mio in questo personaggio c’è molto. E’ un ruolo maturo che arriva nella mia carriera al momento giusto, in cui anch’io sono matura”.

Quanto la diverte interpretare questo duplice ruolo?

Mi diverte pazzamente. Provo piacere interpretare questo personaggio perché è piacevole anche la reazione che ha il pubblico, contento di cadere in questa trappola. Si ride ma si ragiona anche, quando si racconta il passato. Viktor und Viktoria è un inno contro i pregiudizi e il sorriso è un veicolo basilare per far venire alla luce verità nascoste”.

Ci sono analogie tra il film con la Andrews e questa versione teatrale?

Il plot è sicuramente quello, anche se il nostro è il recupero del film originale del 1933 di Reinhold Schunzel, ambientato in un’epoca fertile, interessante ma contrastata. Nella commedia ci sono personaggi nuovi: c’è un emigrato napoletano che si trova a Berlino e per quegli anni l’immigrazione era un problema ‘caldo’ e poi una Baronessa”.

Una commedia che si svolge negli Anni Trenta, ma è molto attuale di questi tempi

E’ una commedia che parla di diritti e del riconoscimento dei diritti, un argomento molto attuale, per cui ci sono molti punti di contatto. E’ uno spettacolo che portiamo in scena perché ci è sembrato il momento giusto per farlo per il momento storico in cui viviamo. Si parla, ad esempio, di immigrazione, allora come oggi un problema sentito e attuale”.

 

Nel 2015 ha esordito come regista con il film Né Giulietta né Romeo. Sta pensando ad un’altra regia?

Spero proprio di sì. In questo momento sto montando una web serie in cui interpreto anche un ruolo. Sono abbastanza convinta che continuerò a fare qualcosa come regista, anche perché mi dà un quadro completo del lavoro che sto facendo”.

Oltre che essere attrice e regista, è anche scrittrice. Sta lavorando ad un nuovo libro?

Sì, dopo due libri schema diario sulla depressione, anche se io non sono una depressa, sto preparando questa volta un romanzo per Mondadori. Ma per scrivere dei libri c’è bisogno di concentrazione, di riflessione. Ho già scritto 6 capitoli, ma ancora è tutto top secret. Lo terminerò appena avrò concluso con il teatro”.

La vedremo ancora in tv come conduttrice su Raitre di Amore criminale? E Provaci ancora Prof?

Sì proprio in questi giorni sto registrando a Torino le nuove puntate di Amore criminale per Raitre, dovrebbero cominciare ad andare in onda alla fine di febbraio. Per quanto concerne Provaci ancora Prof, dopo aver fatto sette serie con successo ora tutto tace, con grande disperazione di tutte quelle signore che vengono a trovarmi nei camerini chiedendomi quando mi rivedranno in tv. Sono affezionata a quel personaggio, anche perché si era creato un forte legame con il pubblico. E’ un periodo di riflessione: o mi rivedrete con la Prof o magari in qualche altra fiction tv”.

Giancarlo Leone

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