Incontro con Rugantino al Sistina di Roma

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Il giovane sbruffone, spavaldo, impunito, arrogante a qualsiasi lavoro Rugantino che, per amore di Rosetta, finisce sul patibolo nella Roma papalina del XIX secolo torna dopo 40 anni esatti, ancora al Teatro Sistina, sempre con Enrico Montesano  protagonista di questa maschera romana per eccellenza. Il nuovo debutto di Rugantino con il grande comico c’è stato il 21 dicembre, 40 anni e 3 giorni dopo dalla “prima” del 1978 che andò in scena il 18 dicembre. Con Enrico Montesano, Serena Autieri (Rosetta), Antonello Fassari (Mastro Titta), Edy Angelillo (Eusebia). Visum ha incontrato il famoso attore romano.

Montesano, che emozione prova dopo 40 anni esatti a rifare Rugantino?

Quando il direttore artistico del Sistina Massimo Romeo Piparo – che io chiamo MRP 6, dove le lettere sono le iniziali del suo nome e 6 gli anni della sua direzione artistica di questo magico teatro – mi ha riproposto di fare Rugantino non sono riuscito a dire di no. Come resistere all’impresario, al produttore tentatore, diavolo di un Piparo? Certo a rifare Rugantino – spiega a Visum Montesano – oltre che provare una nuova emozione, provo una certa curiosità e una diversa sensibilità ad affrontare questa maschera romana per eccellenza, una maschera senza maschera. Oggi è un Rugantino più maturo, con una sensibilità diversa. D’altronde – fa notare  Montesano – lo storico Anton Giulio Bragaglia nella storia del Teatro Romano, sosteneva che Rugantino non deve essere né giovane, né bello e quello so io”.

Rispetto al Rugantino del 1978, cosa c’è di diverso?

Intanto rifare Rugantino, per me è una bella sfida. E poi questo è un Rugantino restaurato, riportato ad una freschezza originale, un vero remake come si fa per i film, una pulizia nel testo e nella messinscena, spogliato da tutte quelle sedimentazioni compiute durante le altre edizioni fatte che hanno sporcato un po’ il testo. Allora daje sotto co’ sto’ nuovo ed antico Rugantino. La roba antica ha più valore, come me. Questa maschera – sottolinea il famoso attore – completa un’ideale trilogia su Roma, dopo Il Marchese del Grillo e Il conte Tacchia. Non voglio anticipare ma sto pensando ad un quarto personaggio così più che un tris diventerà un poker. Se avrò la voglia e le forze per farlo. Vedremo”.

La maschera di Rugantino rispecchia un po’ il popolo romano?

Sì, parecchio. La maschera di Rugantino rispecchia molti lati del sano popolo romano, che può essere borioso, caciarone quanto ti pare, ma è anche bonario, orgoglioso e dignitoso contro i prepotenti, i politici che approfittano di certe situazioni”.

Come vede la Roma di oggi?

Ci sarebbero da fare tante polemiche. Le cose non vanno ma i veri colpevoli chi sono? I romani, ma i veri romani sono sempre meno, o i politici che governano questa città?  Io dico sempre ‘A ridateci Petroselli’. Per me questi politici – commenta con rammarico – hanno sottovalutato i tanti problemi che assillano Roma, che è invivibile. Noi romani stiamo pagando un prezzo troppo alto. Dovremmo rispettare le regole, ma tutti abbiamo una giustificazione per non rispettarle. Ma in fondo la Roma di oggi – conclude – somiglia un po’ alla Roma di Rugantino, lui si sarebbe trovato a suo agio: c’era la monnezza di oggi, le strade erano piene di buche, le fogne non funzionavano”.

 

C’è un messaggio che oggi darebbe Rugantino sulla Roma di oggi?

Di amare la città e rispettarla. Ci vuole pazienza e tocca abbozzà, perché a ricominciare ci vuole gran fatica. Servono risorse. Speriamo che Roma possa usufruire di questo vento di cambiamento, perché se lo merita”.

Giancarlo Leone

 

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