Un Gianfranco Jannuzzo ne “ Il berretto a sonagli “ di Pirandello

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Francesco Bellomo è il regista di una delle commedie a carattere socializzante del filosofo siciliano nella quale si narra di un marito che, nonostante sia a conoscenza dell’adulterio della moglie, lo accetta con rassegnazione, ponendo come unica condizione la salvaguardia dell’onorabilità.

La commedia pirandelliana, che narra di Ciampa, scrivano in una cittadina all’interno della Sicilia, è in corso di rappresentazione al Teatro Ghione dal 30 ottobre con un protagonista d’eccezione non nuovo alle commedie pirandelliane: Gianfranco Jannuzzo (Ciampa) che, con una grande interpretazione degna degli interpreti che lo hanno preceduto nel tempo quali ad esempio Eduardo o Angelo Musco, attendendosi al copione originale, consente di evidenziare in modo esemplare la spontaneità della vis comica pirandelliana, come pure le pseudo falsità poste in atto nell’ambito di quella società piccolo borghese all’interno della quale si svolge la vicenda e che si concretizza con una forma di perbenismo apparente tutto tendente a mascherare atteggiamenti ed operazioni che tutti fanno ma che nessuno vuole che si evidenzino.

 

E Jannuzzo ci riesce perfettamente, coadiuvato da una splendida Emanuela Muni (Beatrice) e particolarmente da un molto pregnante Franco Mirabella nei panni del Commissario Spanò in grado di interpretare concretamente la parte di un funzionario che “dovrebbe ma non può”, tanto per interessi personali che per dovere d’ufficio.

 

 

Il marchingegno di voler dimostrare, da parte di Beatrice, il tradimento del marito (il Cavaliere) per poi denunciarlo ed ottenere così giustizia è alla base della commedia: Ciampa, marito di Nina, sospettata di tradimento con il Cavaliere, viene fatto allontanare dalla città con uno stratagemma al fine di dare l’opportunità al marito di Beatrice e Nina di incontrarsi facendo scattare così il motivo, per il commissario Spanò, di sorprendere in flagranza i due amanti che in tal modo, presente il commissario, sarebbero denunciati per adulterio.

Ma il piano di Beatrice incontra la netta opposizione di Ciampa che, da uomo tradito, secondo la morale corrente sarebbe costretto ad uccidere la moglie per salvare la faccia e l’onore: qui si evidenzia non soltanto la grande professionalità di Jannuzzo, ma anche l’abile scelta degli interpreti dei vari personaggi che in questa commedia si trovano in una situazione di dilemma, di tipiche situazioni paradossali in cui l’individuo resta quasi senza via di uscita e che il regista Francesco Bellomo gestisce in maniera egregia sulla base di un testo che dopo varie controversie tra l’autore ed Angelo Musco, primo interprete nel 1917, andò in scena a Roma (peraltro in dialetto siciliano ).

In sostanza, il tema di primo piano che emerge dalla commedia, basata su altri due lavori, “Certi obblighi” e “La Verità”  è come l’individuo sia costretto a difendere il suo prestigio sociale in maniera spesso meschina attivando una realtà che alberga in ognuno di noi, anche a costo di pagare un prezzo altissimo, come Ciampa, che per mantenere integro il suo onore, potrebbe essere costretto ad uccidere la moglie ma poi accetta un compromesso.

 

 

Un prologo in flashback precede l’inizio dello spettacolo: gli amanti clandestini vengono colti in flagranza di reato ed arrestati, scena non prevista dall’autore e della quale si svilupperà il racconto durante la rappresentazione.

 

 

Le musiche sono di Mario D’Alessandro ed appaiono riconducibili a quelle sonorità forti e terragne che hanno caratterizzato la produzione cinematografica dei film di ispirazione siciliana degli anni ’50.

 

Molto adeguata la sceneggiatura di Carmelo Giammello che si richiama ad ambienti e costumi dell’immediato dopoguerra.

Si replica fino all’11 novembre.

Andrea Gentili

 

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