Le tute d’acciaio

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Antonio Fraddosio Le tute d’acciaio L’artista vicino a una sua opera GAM Roma 2018

Fino al 3 marzo 2019 nel Chiostro-Giardino della GAM di Roma ci sono in mostra le sculture-installazione di Antonio Fraddosio dal titolo ”Antonio Fraddosio- Le tute d’acciaio” chiaramente dedicato quelle che gli operai dell’ILVA dovrebbero indossare per non morire di tumore. E’ curata da Claudio Crescentini e Davide Simongini.

Antonio Fraddosio
Le tute d’acciaio installazione GAM Roma 2018

Promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita Culturale Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con organizzazione Zetema Progetto Cultura e catalogo La Casa Usher, è un’installazione- mostra pensata per gli appositi spazi del giardino-chiostro della GAM. Oltre alla bellezza indubitabile delle opere, questa mostra etica è un gridio d’allarme, ancorché ve ne fosse bisogno, dei danni che questa struttura industriale ha fatto e fa alla salute degli operai e per inciso al territorio circostante, com’è noto a tutti.

Antonio Fraddosio
Le tute d’acciaio Installazione GAM Roma 2018 Panoramica

L’artista pugliese che nato a Barletta nel 1951 e lavora a Tuscania, ha iniziato come architetto e scenografo, e si dedica ora interamente alla scultura e pittura. Le sue opere hanno quasi sempre risvolti sociali e si presentano per cicli. Queste della GAM fanno parte del ciclo Quel che resta dello sviluppo che l’artista, riferendosi alle sue origini pugliesi e ricordando la visione della giovinezza, dichiara: “Arrivando da Martina Franca, Dall’alto della collina che degrada verso il mare Taranto non c’era più. Vidi un inferno di fuoco e di fumo. La più grande acciaieria d’Europa aveva mangiato la città, la campagna e aveva bevuto il mare”.  

Antonio Fraddosio
Le tute d’acciaio Installazione GAM Roma 2018 Vista dall’alto

Le dieci sculture in lamiera che compongono l’installazione, contorte e lacerate, sono appoggiate a cassoni e rappresentano le tute che dovrebbero proteggere gli operai dell’ILVA dai tumori, depositate al termine dei turni di lavoro e prima di andare alla doccia, in una specie di camera di compensazione. E’ pur vero che il lavoro nel Sud Italia manca da moltissimi anni e non si è mai fatto nulla per rendere quello che già c’è accettabile per la salute, ma questo non giustifica che si possa ulteriormente continuare a far morire la gente.

Antonio Fraddosio
Lamiera 2018

Come scrive Gabriele Simongini nel suo testo in catalogo “in questi sudari di ferro resta l’impronta di corpi umani sofferenti, c’è il senso della morte e della distruzione ma sopravvive una sorta di speranza affidata all’arte, alle sue possibilità catartiche. Nelle lamiere ciascuna diversa dall’altra affiorano spesso i colori velenosi, mortali ispirati al manto di ruggine, alla polvere presente, rossastra, dalle sfumature marroni e nere, che avvolge e soffoca la città colpendo soprattutto il rione Tamburi, a ridosso dell’ILVA”.

Il catalogo oltre a quanto inerente l’esposizione, contiene anche il testo del noto giurista e costituzionalista Michele Ainis e dell’operaio e scrittore Giuse Alemanno nonchè alcuni scatti del fotografo Chistian Mantuano.

Una mostra importante, bella, che fa riflettere.

Emilia Dodi

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