Gianfranco Jannuzzo: “Ecco il mio Ciampa, con umilta’ e remore”

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Il Berretto a Sonagli è un’opera magnifica, una tra le più conosciute, che s’inquadra in quella particolare fase della produzione di Luigi Pirandello denominata “teatro del grottesco”, dove la quotidianità viene sviscerata dall’autore alla ricerca delle sue contraddizioni, dove l’uomo è maschera. La commedia è stata in scena al Teatro Ghione poi in tournée, vede come protagonista, nel personaggio di Ciampa, Gianfranco Jannuzzo. La regia è firmata da Francesco Bellomo. Visum l’ha incontrato.

Gianfranco com’è il suo Ciampa? L’ha personalizzato?

Mi sono trovato ad interpretare Ciampa casualmente anni fa alla Sala Umberto sostituendo Pino Caruso. E’ stata una sorpresa per me. Non pensavo di essere pronto – confessa a Visum l’attore siciliano – per affrontare un simile personaggio, interpretato in passato da grossi nomi come Turi Ferro, Salvo Randone, Eduardo De Filippo. L’umiltà e le remore mi imponevano di astenermi e l’autostima mi suggeriva di provarci. E’ andata bene, anzi con me la compagnia è stata ancora più coesa che con Caruso. Al mio personaggio ho dato – aggiunge – una chiave più romantica, una lettura umana. Ciampa è innamorato della sua donna e la difende contro l’ipocrisia della società”.

Ciampa afferma di avere tre corde nella testa: quella seria, quella civile e quella pazza. Fra queste qual è quella giusta fra gli esseri umani?

Quella civile, che sta in mezzo alla fronte, perché consente di operare un giusto compromesso tra le altre due, per la dignità del proprio ruolo nella società. Se non l’avessimo ci mangeremmo tutti come tanti cani arrabbiati. La corda pazza devi sempre tenerla a bada”.

La sua sicilianità ne ha incontrata un’altra, quella di Luigi Pirandello. Come è stato questo incontro?

Il legame con Pirandello è fortissimo. Anche lui agrigentino come me, è stato il fulcro di studi ed approfondimenti. A farmelo amare ancora di più ci ha pensato mio padre, insegnante di Lettere e uomo di cultura e a casa questa cultura si respirava”.

Quale opera teatrale o quale personaggio che non ha ancora portato in scena rappresenta il suo sogno nel cassetto?

Ma ho tanti desideri, tanti sogni nel cassetto. Mi piacerebbe mettere in scena il Cyrano de Bergerac, ma quest’anno lo fa proprio in questi giorni, in contemporanea con il mio Ciampa, Luca Barbareschi all’Eliseo. Mi piacerebbe anche interpretare I Menecmi di Plauto, magari in siciliano. Ho avuto la fortuna di studiare al Laboratorio di Gigi Proietti e questo mi ha permesso, sempre, di interpretare ruoli diametralmente opposti, passo con disinvoltura dal genere comico a quello drammatico”.

“Non voglio peccare di presunzione, ma un attore che si rispetti non fa differenza fra drammaticità e comicità, come diceva lo stesso Proietti. Soltanto un attore comico può essere drammatico, non viceversa, perché ha affinato un certo tipo di sensibilità. Fortunatamente il pubblico mi ha sempre seguito e mi ha riconosciuto questa ecletticità”.

 

Progetti futuri?

Alternerò Il Berretto a Sonagli con un altro spettacolo del tutto differente da questo, Recital, un one man show dove sarò molto poliedrico, tra scene comiche e poesie intense, riflessioni profonde e poesie intense”.

Giancarlo Leone

 

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