La crudele maratona della vita

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É in scena alla Sala Umberto di Roma, fino al 14 ottobre, il nuovo spettacolo del regista Giancarlo Fares, Non si uccidono così anche i cavalli?, tratto dall’omonimo romanzo di Horace McCoy, dove protagonista in primis è il ballo. Una storia sul successo e le sue trappole presentata da un vivace, brioso ed eclettico Giuseppe Zeno.

Dopo aver riscosso un grosso successo la scorsa stagione con Le Bal. L’Italia balla dal 1940 al 2001, tratto dal film Ballando Ballando di Ettore Scola, il regista Giancarlo Fares ha voluto continuare quest’anno su questo filone perché sempre di ballo si parla. Infatti è in scena alla Sala Umberto di Roma, fino al 14 ottobre, Non si uccidono così anche i cavalli?, titolo tratto dall’omonimo romanzo del 1935 di Horace McCoy di cui il regista Sidney Pollack ne girò un film nel 1969.

La storia è ambientata negli Anni ’30, quelli che segnarono la Grande depressione americana, la gigantesca crisi economica che portò una buona parte della popolazione sull’orlo della disperazione. Qualcuno in quegli anni pensò bene di organizzare delle folli maratone di ballo, dove si ballava per settimane intere senza fermarsi fino allo sfinimento, sia per vincere un premio in denaro, ma anche per mangiare e magari farsi notare in sala da registi e produttori.

Ottimo il cast dei ballerini per l’ottimo livello di preparazione. A condurre le danze, incitare i ballerini a fare meglio, far osservare le coppie al pubblico senza distrarsi, il presentatore-organizzatore-carnefice Giuseppe Zeno, nel ruolo di Joe. Sul palco, fondamentale la banda Piji Electroswing Project che suona dal vivo musiche elettro-swing e jazz, mentre le coppie freneticamente ballano sempre più velocemente, ma più esausti. Ma attenzione, chi si ferma è perduto. Questa è anche una delle preziose regole di vita che questo spettacolo ci vuole insegnare, come un messaggio alla platea.

In realtà la maratona di ballo è la maratona della vita, quella dove tutti partecipano cercando di rimanere in pista e rialzandosi dopo qualche capitombolo. C’è sempre più gente che si affanna per raggiungere il successo, il classico posto al sole, il più delle volte sottomettendosi alla pericolosa macchina distruttiva che è lo spettacolo. Si studia, si accetta di essere sfruttati, si resiste e ci si aggrappa alla ricerca di quel sogno tanto agognato. Ma un sogno il più delle volte si può trasformare in una bella illusione. Delle volte ci si dimentica di essere uomini, quando presi dalla disperazione si scavalca il prossimo perché la sfortuna di qualcuno può essere la fortuna di un altro. Il prezzo da pagare è altissimo e lo è ancora di più quando ci si rende conto di essere solo delle marionette guidate da gente avida solo per divertire gente ancora più avida.

 

Tutto fa spettacolo, intrattenimento, compresa la sofferenza se ciò può rallegrare il pubblico. Solo allora si è consapevoli di non essere padroni della propria vita. Serve solo, a questo punto, un colpo ben piazzato come si fa con un cavallo azzoppato che non può più correre, gareggiare.

 

 

 

Bravissimi i 14 ballerini che recitano e ballano in maniera impeccabile, arricchendo le controscene tra di loro con dispettucci e intuibili gelosie. Lo spettacolo è ben fatto e godibile, ad iniziare dalla maestosa scena iniziale, con l’orchestra dal vivo e le coppie che si scatenano. Il testo qui è secondario, per far posto alla musica e alla danza.

 

 

Ottima la regia di Giancarlo Fares, così come le coreografie curate da Manuel Micheli. Di rilevante importanza, come dicevamo, la presenza dell’orchestra sul palco, capitanata da Piji.

 

Ben compenetrato nel suo ruolo di presentatore e organizzatore, Giuseppe Zeno che parla, salta da un lato all’altro del palco, sprona il pubblico a fare le sue scelte, guardando attentamente i ballerini.

Uno spettacolo sicuramente da non perdere, fatto soprattutto per un pubblico amante del ballo e dei ritmi jazz e swing.

Giancarlo Leone

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