Kajin e la tenda sotto la luna. Storie di rifugiati siriani in territorio greco

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Immigrati, immigrazione, masse umane che indistintamente si muovono verso l’Europa. Popoli in fuga, immagini crude affollano le trasmissioni e i telegiornali.

L’argomento è scottante e sempre più doloroso. Spettatori inermi divisi tra dramma e paura. Enzo Infantino salta lo steccato e va dove queste storie iniziano. Kajin e la tenda sotto la luna. Storie di rifugiati siriani in territorio greco, edito da Pellegrini, scritto a quattro mani da Enzo Infantino Tania Paolino non è soltanto un libro, è soprattutto la testimonianza di un uomo che non ha voluto più stare alla finestra, un uomo che si è spinto sin negli angoli più remoti delle zone calde per aiutare e per trovare risposte alle sue mille angoscianti domande.

 

Non è un diario di viaggio, non è un romanzo, non è un reportage. E’ tutte queste cose insieme, un melange di storie vere e verosimili, descrizioni e ricostruzioni di luoghi lontani prima e dopo le guerre. Luoghi e persone dimenticati ricollocati in un orizzonte attuale, tasselli necessari per capire o provare a farlo, la nostra epoca. Il focus si centra su Idomeni, sui campi profughi greci dove sono stati costretti a sostare migliaia di siriani, iracheni, afghani. A causa dell’accordo tra Europa e Turchia la rotta balcanica era stata bloccata e le migliaia di profughi stremati già da un viaggio interminabile che attraverso la Macedonia arrivavano in Grecia, improvvisamente bloccati nel nulla.

 

 

Migliaia di persone, famiglie, bambini hanno visto frantumarsi le speranze di vivere altrove ma vivere. Famiglie divise da un muro invisibile, l’ennesimo muro tra il prima e il dopo, tra chi era riuscito a passare e chi invece era arrivato troppo tardi.

 

 

Idomeni diventa un girone infernale: il freddo e il gelo mietono vittime tra donne e bambini. Infantino è tra i volontari che riescono a portare un po’ di sollievo, un aiuto concreto. Il back stage di questa tragedia è la guerra in Siria, il Medio Oriente e le vicende politiche europee degli ultimi anni.

Infantino quei territori li conosce bene e ne testimonia la ricchezza artistica e culturale prima di questa immane tragedia, trova legami tra Oriente e Mediterraneo, testimonianze culturali inequivocabili che recupera dall’annientamento della guerra e se ne fa portavoce. Non si ferma, porta aiuti materiali, crea relazioni.

 

Guardandosi negli occhi si capiscono cose che non è necessario dire e nascono amicizie per la vita, in luoghi come quelli. Racconta dei suoi incontri, due famiglie Kalhil, il piccolo Masum, di Imhad il biologo ma anche di tante storie ricostruite di donne, bambini e anziani grazie alle narrazioni raccolte, ai documenti recuperati. Il suo lavoro continua anche in Italia e instancabile si attiva per raccontare, denunciare.

Promuove una rete solidale tra Calabria e Grecia e ad oggi innumerevoli sono le iniziative che portano il suo nome. Kajin e la tenda sotto la luna. Storie di rifugiati siriani in territorio greco è nato per raccogliere tutto questo, grazie all’intuizione di Tania Paolino che è coautrice del libro.

 

Un libro intenso come le storie vissute da Infantino, un libro che non giunge a delle conclusioni ma invita alla riflessione, a vedere le cose dal punto di vista dell’altro. Il merito di questo lavoro è senz’altro quello di dare al lettore la possibilità di capire, oltre i luoghi comuni, una realtà, un’epoca difficile come la nostra, restando umani.

Roberta Ferruti

 

  • Kajin e la tenda sotto la luna. Storie di rifugiati siriani in territorio greco
  • Enzo Infantino – Tania Paolino
  • Ed. Pellegrini
  • 15,00

 

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