“La Morsa – Cecé”. Dialogo con la servetta Fantasia al Teatro Vittoria

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Pirandello, ancora Pirandello in sena sui palcoscenici dei teatri romani; è la volta di un mix di due testi dello scrittore siciliano tra loro perfettamente integrati ed ambientati, da Salvatore Iermano in forma di meta-teatro, con l’autore che riceve i più svariati personaggi nel suo studio per “confessarsi” nella speranza impossibile di immortalarsi e che una quanto mai dispettosa cameriera, gestisce a suo piacimento.

Tutta una serie di allegorie gestiscono lo spettacolo che è dominato da due soli colori, il bianco ed il nero, ad evidenziare la tragicità delle storie narrate, tragedie che sono certamente da interpretarsi in chiave minimale: le doppie facce dei personaggi in scena per rappresentare alcuni difetti, senza mai dirli apertamente, le corruzioni e le delusioni del mondo nel quale Pirandello galleggia apparendo pari ad un camaleonte che domina la scena come ad avvertire che di li a poco accadrà qualcosa di tragico.

Due storie parallele ma convergenti, almeno nei significati, che tutti si rifanno ai tradimenti coniugali: un marito tradito, un’amante, i dubbi dei personaggi in scena, gli stratagemmi per “salvare” le relazioni in corso, i drammi conseguenti, il suicidio salvifico di una donna, la vita dissoluta di un giovane viveur in fase di rappresentazione della umana corruzione.

Insomma, due testi a base filosofica non esattamente facili da seguirsi ma certamente rappresentativi di quella poetica pirandelliana fatta di allusioni, di emozioni del tutto riconducibili alla personalità del drammaturgo di Girgenti in grado di rappresentare ancor oggi un caposaldo nella storia della innovazioni del teatro italiano che, attraverso questa rappresentazione che il Teatro Vittoria ha posto in scena con le forti interpretazioni di una più che brava Chiara Caroletti ( Giulia nel lavoro “La Morsa” ) e di Cesare Vivoli ( il viveur corrotto de “Cecè”), mostra di aver assimilato anche attraverso le indagini introspettive dei vari personaggi.

Questa quarta rappresentazione di alcuni lavori che il Teatro Vittoria ha portato in scena dal 30 maggio scorso rientra nell’ambito delle scelte da operarsi dal pubblico in sala e da una giuria composta anche da esperti teatrali per l’attribuzione del Premio Attilio Corsini, una iniziativa tendente a promuovere progetti teatrali nei quali figurino i giovani come protagonisti, una rassegna da inquadrarsi nel grande panorama di quelli che in genere vengono definiti “cantine” o “spazi off” e che avrà per premio il piacere di veder prodotto dalla Compagnia Attori e Tecnici del Teatro Vittoria il lavoro vincitore.

Andrea Gentili

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