Julie, al Teatro Vittoria di Roma

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August Strindberg è il padre di questo lavoro che Eustachio Guida e Riccardo Maggi, con la supervisione di Nicola Ragone hanno messo in scena al Teatro Vittoria nell’ambito della Rassegna “Nuovi Talenti” che ha lo scopo di promuovere progetti teatrali di grande qualità i cui protagonisti siano giovani registi e giovani attori.

Quattro gli spettacoli in competizione, scelti dalla direttrice artistica Viviana Toniolo, nel panorama delle cosiddette “cantine”, o come vengono definiti all’estero “teatri off”: spazi che hanno costituito un  bacino di nuove risorse e di nuovi talenti da proporre sui palcoscenici maggiori.

I quattro spettacoli concorreranno per aggiudicarsi il Premio Attilio Corsini (scomparso nel 2008 e fondatore, insieme a Viviana Toniolo, della compagnia Attori&Tecnici e del Teatro Vittoria) consistente nell’inserimento nel cartellone del Teatro.

Julie” è la storia di una ragazza svedese che nel corso di una festa di una non meglio precisata servitù di una casa nobile tenta di sedurre un cameriere ( Jean ) che le dichiara il suo amore malgrado sia affettivamente legato alla cuoca della casa, Kristin. Quest’ultima nota i movimenti dei due per sfuggire ai commenti del resto della servitù e li addita al resto dei festeggianti, in particolar modo al conte padrone della casa nella quale si svolge la festa.

Il cameriere, nel tentativo di salvare la situazione si dichiara colpevole agli occhi del conte ( che non appare mai in scena ) ed evidenzia i suoi veri sentimenti e quelli di Julie apre al nobile padrone rivela in tal modo tutta la sua anima, come pure fa Julie, quasi tornando ad uno stato pre-naturale, uguale che la vorrebbe socialmente uguale, non differente dal cameriere che intendeva conquistare.

I ragionamenti che si susseguono non trovano d’accordo i due pseudo amanti ed il cameriere, per salvarsi agli occhi del conte padrone, tenta di indurre Julie al suicidio.

Il lavoro appare chiaramente come un tentativo di equalizzazione tra due classi sociali profondamente differenti, in un’epoca ed in un ambiente puritano come quello svedese di fine ottocento e, certamente, ora a distanza di oltre cento anni dalla sua stesura, la rappresentazione di tale realtà appare quasi un tentativo di regressione sociale.

Il pubblico in sala ha apprezzato le complesse evoluzioni mentali dei tre protagonisti Giorgia Palmucci, Cosimo Frascella ed Aurora Di Gioia che riescono in tutta evidenza ad interpretare l’animo dell’autore rapportandolo abilmente i fatti al tempo attuale anche grazie ad una accorta ed elegante regia.

Andrea Gentili

 

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