Napoli va in scena al Teatro Petrolini di Roma

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Solo per pochi giorni è andato in scena al Teatro Petrolini di Roma, nel cuore del quartiere Testaccio, l’esilarante spettacolo scritto e diretto da Salvatore Scirè, anche lui sul palco con gli altri attori, Turisti, sciantose e ‘nu babbà’, un divertente percorso all’indietro nel tempo, un viaggio ideale che si snoda tra ricordi ed emozioni, con macchiette, poesie, aneddoti, ma soprattutto tanta musica. Un fantasioso tuffo nella Napoli della Belle Epoque e non solo.  

Solo per pochi giorni è andato in scena al Teatro Petrolini di Roma, nel cuore del quartiere Testaccio, l’esilarante spettacolo scritto e diretto da Salvatore Scirè, anche lui sul palco con gli altri attori, Turisti, sciantose e ‘nu babbà’, un divertente percorso all’indietro nel tempo, un viaggio ideale che si snoda tra ricordi ed emozioni, con macchiette, poesie, aneddoti, ma soprattutto tanta musica. Un fantasioso tuffo nella Napoli della Belle Epoque e non solo, dove ci sono i turisti, il mandolino, il Vesuvio, le sciantose. Questa volta Raffaele De Bartolomeis, Emanuela Mari, Valerio Aufiero, Noemi Giangrande, lo stesso Salvatore Scirè, autore e regista, Fabiola Zossolo e Fortunato D’Arrigo, si sono sbizzarriti presentando uno spettacolo che soprattutto, come dicevamo, ricorda le antiche tradizioni napoletane musicali, con l’immancabile “mossa” che il pubblico richiede e che generosamente Emanuela Mari concede.

Qual è la trama? Ma forse neanche c’è. C’è solo il pretesto per parlare di Napoli, dei suoi abitanti, dei vicoli, dei piccoli imbrogli che i ladruncoli mettono in atto a discapito dei malcapitati turisti. Detto ciò, qui vediamo un turista, prima un francese e poi un tedesco, ma è sempre lo stesso Scirè ad interpretarlo, che arriva nella bella città partenopea e chiede a Don Peppino, interpretato dal bravissimo Raffaele De Bartolomeis, venditore di “copielle”, alla ricerca prima della casa di Totò e poi il Monastero di Marechiaro, forse il Monastero di S. Chiara.

Così i due andranno in giro per i vicoli di Napoli, a scoprire strani personaggi, storie inedite, e anche la fine che ha fatto la famosa… Zazà. Tanti momenti divertenti, una comicità genuina, ispirata ai colori di una Napoli che non c’è più, quella per intenderci dei primi del ‘900, perché travolta anch’essa dal progresso. Che dire degli attori? Tutti ben scelti e affiatati, che permettono allo spettacolo di non avere mai momenti di stanca. Per i brani musicali immortali, due cantanti di eccezione: Valerio Aufiero, con una voce sonora da tenore ed Emanuela Mari, molto spigliata che ha fatto anche il verso alla sciantosa Ninì Tirabusciò. Tante le belle canzoni cantate da Aufiero e dalla Mari (O Paese do sole, Dove sta Zazà, Monastero ‘e Santa Chiara, A Marechiaro, Tammuriata, Come facette mammeta).

Divertenti ed originali i monologhi recitati dalla brava e bella Noemi Giangrande, coinvolgendo anche il pubblico in sala che ride e applaude moltissimo, regalando personaggi di donne descritte in varie canzoni napoletane più famose, come Zazà, che fugge dal suo fidanzato un po’ babbeo, Isaia, o la fidanzata della canzone ‘Na sera ‘e maggio che dopo aver ceduto al suo fidanzato, poi lo molla improvvisamente senza spiegazioni.

Oppure la napoletana che, seppur fidanzata, si lascia abbindolare dal soldato di colore americano, che dopo aver fatto l’amore con lui e rimasta incinta, dà alla luce un bambino di colore e tutti si chiedono com’è che è uscito fuori quel colore. Si fa riferimento ovviamente alla canzone Tammuriata, mentre la bella Fabiola Zossolo balla, con tanto di tarantella, ispirandosi al motivo. Ma la colonna portante di tutto lo spettacolo, un po’ il fil rouge che lega tutti i momenti tra il cantato e il recitato è il bravissimo Raffaele De Bartolomeis, un comico padrone della scena già da diverso tempo, con la battuta sempre pronta, che sa accattivarsi il pubblico con il quale interagisce, com’è cosa tradizionale del varietà, del café chantant di una volta.

Momento toccante quando l’attore ha recitato Quest’amore di Roberto Lerici. Le coreografie dello spettacolo sono curate da Fabiola Zossolo, anche lei in scena, che con tutta la leggiadria di una ballerina fa da contrappunto ai personaggi in scena. Per le musiche di sottofondo e le canzoncine di rito al piano il Maestro Fortunato D’Arrigo. Uno spettacolo che sicuramente andrebbe ripreso in un altro teatro e per più  giorni, un vero gioiellino ben costruito, per trascorrere un’ora e mezza in allegria ma anche per emozionarsi nell’ascoltare brani del passato che sono un vero patrimonio della nostra cultura.

Giancarlo Leone       

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