Sanremo 2018: ultima serata con superboom di ascolti

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Anche la finale del Festival di Sanremo 2018, targato Claudio Baglioni, è stata un successo. La serata è stata seguita da 12.125.000 telespettatori, pari al 58.3% di share. Un risultato sostanzialmente in linea con la finale del Festival 2017, che aveva avuto una media di 12.022.000 telespettatori, pari al 58.4% di share.

Merito dell’attesa del vincitore, certo, ma anche della bravura dei conduttori e degli ospiti. A piacere sono stati soprattutto Laura Pausini, che ha terminato la sua esibizione tra i fan fuori dell’Ariston e Pierfrancesco Favino, che ha portato in scena il teatro, recitando un monologo sul palco. E proprio la performance di Favino è stato il momento più emozionante dell’ultima serata del Festival.

Emozione da parte dell’attore, visibilmente commosso con le lacrime agli occhi, e del pubblico. Niente musica, il palco è buio: Pierfrancesco Favino ha portato all’Ariston un brano da La notte poco prima della foresta, del drammaturgo francese Bernard – Maria Koltès. Impiantato come un monologo rappresentato da un personaggio maschile, è un atto unico scritto nel 1977: debutta al Festival di Avignone come protagonista Yves Ferry quello stesso anno, ma il successo arriva quattro anni dopo, a Parigi.

In Italia sbarca solo nel 2001, torna poi in scena anche nel 2010. Il titolo originale è La nuit juste avant les forets, il titolo corretto in italiano sarebbe quindi La notte poco prima delle foreste. Se invece diciamo più correttamente La notte poco prima delle foreste è perché nella sua prima traduzione in lingua italiana, nel 1990, è stata scelta questa forma.

Il protagonista è un giovane che cerca in tutti i modi di trattenere uno sconosciuto incontrato per caso su un marciapiede, una sera in cui si sente solo. Il giovane non è del luogo, sembra uno straniero. Allo sconosciuto racconta il suo mondo: una periferia dove piove, un posto dove ci si sente estranei, dove non si lavora più. Un mondo notturno che attraversa per fuggire, senza voltarsi indietro. Ma parla anche dell’amore e di come di questo non si possa parlare se non a uno sconosciuto come quello che ha appena incontrato.

La pièce è molto amata da Favino, perché come disse in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, “questo testo sceglie di non dare risposte e le sue parole creano immagini, emozioni, un testo più vicino alla musica. C’è il bisogno estremo degli altri, dello stare insieme, ma anche l’insofferenza dello stare insieme. E’ un mettersi veramente a nudo nei confronti del pubblico: ci sono io e gli spettatori in sala”.

Giancarlo Leone   

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