Primo, un recital letterario di grande levatura di Giovanni Calò

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Chi è, o meglio, chi è stato “Primo”? E’ Primo Michele Levi uno scrittore, partigiano e chimico italiano, autore di racconti, memorie, poesie e romanzi, di un partigiano antifascista che venne arrestato  il 13 dicembre dai nazifascisti in PrimoValle d’Aosta e che venne successivamente inviato, dopo vari passaggi in altri campi di concentramento, in quello di Auschwitz, in Polonia.

Un ebreo, un sopravvissuto che, tornato miracolosamente in Italia, si dedicò con impegno al compito di raccontare le atrocità viste e subite. Il suo romanzo più famoso, Se questo è un uomo, racconta le sue terribili esperienze nel campo di sterminio nazista, è considerato un classico della letteratura mondiale.

Ora, Jacob Olesen, un attore di origine svedese trapiantato a Roma, abituato a recitare libri nelle biblioteche con creatività e competenza, si dedica con grande interesse a vestire i panni del grande scrittore ebreo per descrivere, a sua volta ma sulla falsariga del celebre libro di Primo Levi, l’esperienza da quest’ultimo vissuta nel più famoso e detestabile campo di concentramento che la storia ricordi, la sede di quell’olocausto che il mondo intero ha riconosciuto come tale e che il prossimo 27 gennaio sarà motivo di ricordo universale.

 

Giovanni Calò, il regista di questo lavoro andato in scena al Teatro Argentina è riuscito perfettamente a descrivere, senza alcuna pesantezza e con la semplicità che soltanto un consumato attore come Olesen può garantire, una serie di violenze, di affanni, di turpi atrocità che giustamente debbono essere rivissuti, per non dimenticare, per ricordare quel terribile genocidio che provocò ben quindici milioni di morti, un terzo dei quali di religione ebraica.

 

Momenti di vita quotidiana all’interno del campo, piccoli sotterfugi per tentare di sopravvivere a quella che è stata, per quasi tutti gli internati di Auschwitz, una morte annunciata e soltanto di volta in volta rimandata, rivivono in modo quasi dialogante attraverso la voce suadente di Olesen che riesce ad attivare con lo spettatore “dialoghi” di una inaspettata grandezza teatrale avvincendolo quasi con la sua forza espressiva.

 

Le atrocità vissute vengono descritte con una invadente ed esuberante carica di umanità: uomini e donne annientati ed ottenebrati rivivono per raccontare, quasi come se fossero li presenti, tutte le angherie, le forzature, le violenze consumate sui loro corpi. Certamente uno spettacolo a valenza storica che non meritava certo di essere rappresentato per tanto pochi giorni di programmazione, anche in considerazione del fatto che una settimana dopo, il 27 gennaio, sarebbe stata celebrata la giornata della memoria.

Andrea Gentili

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