Incontro a teatro con Carlo Buccirosso

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Dopo aver rivoluzionato il romanzo di Alessandro Manzoni con i suoi I Compromessi Sposi, questa volta l’autore, regista e attore Carlo Buccirosso si misura addirittura con la mitologia greca. Da martedì 16 gennaio l’attore partenopeo è alla Sala Umberto con il suo ultimo lavoro, Il pomo della discordia. Visum ha intervistato il popolare attore partenopeo.

Carlo, parliamo di questo spettacolo. Perché questo titolo?

Diciamo subito che il titolo l’ho pensato dopo aver scritto l’intera commedia, prima non ci avevo pensato. Si tratta di una similitudine. Si attualizza comicamente- spiega a Visum l’attore-regista napoletano – il mito greco del pomo di Achille per affrontare il drammatico tema dell’omofobia. La storia di Eris, dea della discordia, che creò dissapori e contrasti tra tutti i presenti ad un banchetto al quale non fu invitata, lanciando la mela sul tavolo del banchetto tra Peleo e Teti, qui diventa la metafora della festa di compleanno organizzata a sorpresa per il figlio di Nicola Tramontano, che è il mio personaggio, l’unico che non è invitato alla festa, perché non accetta la scelta di sessualità di suo figlio Achille”.

Il pomo della discordia è quindi lei?

Sì perché, in quanto padre di questo ragazzo gay, sono rammaricato dai suoi gusti sessuali e, non riuscendo ad accettare la situazione, si inalbera trovandosi così solo contri tutti, a partire dalla moglie Angela, interpretata da Maria Nazionale, che difende a spada tratta Achille. E così tutti gli altri. Con questa storia volevo dimostrare – sottolinea Buccirosso – come può essere umana la paura di un padre: anche io potrei reagire come lui, senza per questo essere omofobo”.

Il pubblico come ha reagito a questo nuovo lavoro?

Abbiamo debuttato lo scorso marzo a Napoli e dopo, ovunque sono stato, ho trovato un pubblico entusiasta. Ma quando ho riferito agli attori che volevo mettere in scena una commedia con questo argomento attuale e delicato, tutti mi hanno detto di pensarci bene. Con l’omofobia andavo a toccare certe situazioni che potevano anche essere mal interpretate. Invece è andato tutto benissimo. Forse questa è la commedia più bella e profonda – commenta con orgoglio – che abbia mai scritto. In camerino sono venuti padri con figli omosessuali che mi hanno ringraziato, che anche loro, pur non accettando all’inizio il problema, poi hanno voluto capire meglio come si possa essere gay e per amor paterno hanno accettato la situazione. Addirittura una volta in camerino sono venuti 15 ragazzi gay per complimentarsi con me”.

Se si trovasse lei, realmente, nella situazione del suo personaggio Nicola come reagirebbe?

Sarei un ipocrita se dicessi di accettare la situazione. Però alla fine metterei da parte la rabbia, il rancore per avere un figlio così e cercherei di schierarmi dalla sua parte. Del resto è quello che fa Nicola nella commedia – dice – addirittura, per capire meglio il problema, parla con la psicologa Marianna, amica di famiglia. Nel secondo atto di questa commedia, ricco di colpi di scena, faccio più il papà e mi avvicino di più a mio figlio”.

Ricordiamo gli altri attori di questa commedia?

In scena siamo 11 attori, come una squadra di calcio. C’è la bravissima Maria Nazionale, che è mia moglie, Monica Assante di Tatisso, Giordano Bassetti, che è mio figlio Achille, Claudia Federica Petrella, la sorella di Achille, e poi vorrei ricordare tre attori che sono anche ballerini e cantanti: Elvira Zingone, Matteo Tugnoli e Mauro de Palma”.

La sua città, Napoli, è sempre presente nelle sue commedie. E lì che trova l’ispirazione?

Napoli è presente nel mio lavoro, sono i segni più forti, familiari. La popolarità la trovo dovunque, ma quando vado in giro con i miei spettacoli, i segnali più forti li leggo nella città, ed è nelle strade che trovo la mia memoria, a Napoli che quando torno non trovo cambiata, è stazionaria. Il napoletano, si sa, è abitudinario, guarda al passato e non penso che sia un bel segno, è una scarsa capacità di concretezza e tutto ciò mi fa arrabbiare. Non penso che le cose cambieranno in futuro”.

Oltre che a teatro, prossimamente la vedremo in tv, al cinema?

La tv mi ignora, e fa bene. La televisione di oggi non m’interessa, non mi rispecchia. Mi hanno anche invitato, con gettoni di presenza cospicui, a talk show, giochi. Ma, per me, l’attore deve fare l’attore. Riguardo il cinema, se mi propongono cose belle le faccio, anche se i compensi sono bassi. Purtroppo oggi il livello di qualità si è abbassato: mi vengono proposte cose brutte con compensi bassi. Alla fine dovrò decidermi a fare io un film. Il teatro lo farò sempre, comunque”.

Giancarlo Leone

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